Il martirio della pazienza

Discorso tenuto da Luigi Trisolino in apertura del convegno “Il martirio della pazienza – Condizione dei cristiani e libertà religiosa nella Cina di Xi”, tenutosi nella Sala Zuccari del Senato della Repubblica italiana lunedì 20 aprile pomeriggio.

Buon pomeriggio e grazie a tutti voi per essere qui presenti. Ringrazio anche chi ci sta seguendo in streaming dalla web-TV del Senato o dal canale YouTube del Senato, e ringrazio pure chi ci seguirà nei prossimi giorni dalla piattaforma audiovideo di Radio Radicale. Grazie a ciascuno di voi.

Il tema che questo pomeriggio nei diversi interventi tratteremo, il martirio della pazienza, condizione dei cristiani e libertà religiosa violata nella Cina comunista di Xi Jinping, è un tema politico: di politica internazionale, di affari esteri, e quindi anche di orientamento politico nazionale. Politica interna e politica estera sono infatti due facce della stessa medaglia, e mai come in questi tempi agitati lo stiamo sperimentando, su più fronti.

Ma vi sarete forse chiesti “perché la prima parte del titolo di questo convegno è Il martirio della pazienza?”. Questa espressione è mutuata dal titolo del libro Il martirio della pazienza. La Santa Sede e i Paesi comunisti (1963-1989): si tratta delle memorie del cardinale Agostino Casaroli, pubblicate postume nel 2000. Casaroli morì nel 1998. Casaroli, che nel ’79 fu nominato segretario di Stato Vaticano da Giovanni Paolo II, per un quarto di secolo – dal 1963-64 all’89 – fu l’uomo di punta della politica vaticana dell’Est o Ostpolitik vaticana, ossia del percorso di relazioni “dialoganti” della Santa Sede – non con la Cina – ma con l’Unione Sovietica e con i Paesi satelliti dell’URSS. Il suo dialogo ebbe lo scopo di salvaguardare quel minimo residuo di pseudo-libertà di culto dei fedeli, e quel minimo residuo di autonomia nella formazione del clero sui territori del Patto di Varsavia, in quel periodo storico.

Una certa narrativa giornalistica dell’epoca volle mistificare la realtà e descrivere quei rapporti tra Vaticano e mondo sovietico quasi come rapporti romantici, idilliaci. E invece non fu così. Come possiamo leggere dal libro di memorie postume Il martirio della pazienza, e come possiamo pure leggere da una acuta recensione a quel libo che nel 2000 pubblicò su L’Espresso il grande vaticanista Sandro Magister (che è proprio in mezzo a voi, nel pubblico, e che saluto con stima), quei rapporti tra Vaticano e mondo sovietico furono molti molto complicati, mai facili, mai amichevoli.

Il martirio della pazienza è invero un’opera incompiuta dove Casaroli giunse a parlare non della sua missione diplomatica vaticana con Mosca, ma più che altro di quella con i Paesi satelliti dell’URSS, però il senso di quel libro è chiaro: il dialogo tra mondo cattolico e comunismo sovietico non fu un “dialogo fra pari”, ma fu quasi una resa incondizionata, un consegnare clero e fedeli superstiti nella mani del regime comunista sovietico. Il mondo cattolico, infatti, ricevette in cambio tradimenti sulle pur minime garanzie accordate, infiltrazioni, arresti, irrisione.

Casaroli nel libro Il martirio della pazienza ammise che il percorso di rapporti con il comunismo sovietico, in realtà, fu tutto un martirio. Il martirio della pazienza, dove a rimanere scomoda, paziente e pure martire fu solo una parte, non il comunismo, ma la Chiesa cattolica, la libertà religiosa tradita, oltraggiata e ingannata. Chiediamoci: oggi, nelle relazioni del mondo cattolico e religioso in generale con il comunismo cinese, sta accadendo la stessa cosa?

Ecco, quel titolo – Il martirio della pazienza – oggi pomeriggio in mezzo a noi, rappresenta una similitudine politica critica tra il martirio che ha subìto il mondo cattolico e in generale il mondo religioso nel relazionarsi con il comunismo sovietico di allora, e il martirio che sta subendo oggi il mondo cattolico e religioso nel tentare di relazionarsi con il comunismo cinese di Xi Jinping.

Come ascolteremo negli interventi che seguiranno, nel 2018, sotto il pontificato di Francesco, sono stati conclusi accordi tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese di Xi Jinping; tali accordi sono secretati. Nel 2024, sempre sotto il pontificato di Francesco, quegli accordi sono stati prorogati fino all’ottobre 2028.

Ecco, sul piano laico, da attivista per i diritti umani all’insegna della vera libertà religiosa, prendo atto delle tante notizie sconcertanti che ci arrivano dalla Cina, una Cina che nomina illegittimamente vescovi al di là ed anche contro la volontà della Santa Sede, una Cina che delegittima i vescovi già nominati da Roma, un regime cinese comunista che nella sostanza svuota ogni libertà religiosa e democratica, ancora oggi. Anzi, le notizie che arrivano da ultimo dimostrano un peggioramento della situazione, un indietreggiamento sul piano dei diritti e delle libertà religiose. Sorge quindi legittima una domanda: a cosa sono serviti quegli accordi del 2018, prorogati, se vediamo peggiorare anziché migliorare la situazione?

Sì, non solo durante la Ostpolitik con il comunismo sovietico in passato, ma anche con il comunismo cinese di oggi siamo di fronte ad una pazienza martire, siamo di fronte a un martirio della pazienza.

Come popolo di una Nazione laica ma non laicista, non confessionale ma nemmeno ateista, dobbiamo far sentire alta la nostra voce contro gli abusi del comunismo cinese sulle libertà religiose, sulla Chiesa cattolica che soffre e sul Vaticano che, seppur indipendente rispetto a noi quale Stato enclave, sta qui a Roma, a due passi, e con esso abbiamo tanti accordi, oltre che una storia di radici in comune.

Ci era stato detto che nel 1989, anno verso la fine del quale io sono nato, con la caduta del muro di Berlino fosse morto il comunismo… Così ci è stato detto, così abbiamo creduto, o ci hanno convinti a credere.... “Il comunismo è morto!” titolavano molti giornali.

E invece no!

Siamo nel 2026, oggi, io ho 36 anni e qualche mese, e vi dico che in tutto questo tempo il comunismo dittatoriale e omologante non è mai morto davvero, e vi dico che in Cina è vivo, vegeto e purtroppo potente, e che, mutatis mutandis, in questa sua nuova versione si è pure irrobustito tentando di rendersi credibile agli occhi del mondo intero (talvolta ci è pure riuscito, agli occhi degli ingenui, o di chi è politicamente in mala fede verso il respiro della vera libertà).

Ma che cosa accade in Cina con la “libertà” religiosa?

I cristiani, cattolici ma anche protestanti, i buddisti, i musulmani e tutti i vari fedeli di chiese e gruppi mistici, secondo le burocrazie di Xi Jinping continuano ad essere visti (male!) come individui che seguono princìpi assoluti diversi dai princìpi dell’assolutismo del partito comunista unico al potere. In quanto diversi e non omologati alla dottrina ateista di Stato, i religiosi e i fedeli costituirebbero un presunto pericolo per la stabilità della dittatura, per la stabilità del materialismo e del capitalismo dirigista comunista.

Il regime, quindi, controlla tutti i fenomeni religiosi affinché essi non fuoriescano dalle rime obbligate dello Stato socialista. I buddisti continuano a vedersi invadere il proprio campo con un partito che di fatto decide chi si reincarna in chi. Nel corso di questo convegno ci sarà anche un focus sulla tragedia che il popolo tibetano, i veri monaci tibetani e i veri monasteri tibetani hanno patito e patiscono a causa delle mire geopolitiche della Cina comunista.

Ma i cattolici, in particolare, vengono visti come i primi potenziali violatori del divieto di intelligenze con le autorità straniere, quali sarebbero lo Stato Vaticano, la Curia romana e il Pontefice. Per questo motivo il partito comunista cinese, attraverso una sua longa manus chiamata Associazione Patriottica, fondata da Mao Zedong nel 1957, riconosce una pseudo-libertà recintata, condizionata, formale, di facciata, irregimentata, soltanto alla Chiesa cattolica cinese c.d. ufficiale, ossia a una Chiesa cattolica sinizzata, piegata al pensiero unico del partito comunista, e costituita da religiosi che devono far parte dell’Associazione Patriottica, che li controlla.

In Cina abbiamo così una situazione complessa.

Abbiamo una Chiesa cattolica ufficiale sinizzata fedele al partito o comunque piegata al partito unico, e una Chiesa cattolica sotterranea, sommersa, clandestina che è fedele solo a Cristo e al Papa di Roma e che è indipendente dall’Associazione Patriottica, e quindi dal partito comunista cinese. Abbiamo anche zone grigie e diverse sfumature ed esperienze: abbiamo per esempio religiosi cattolici che provano a fare resistenza o semplicemente critica all’interno della Chiesa ufficiale sinizzata, il più delle volte inutilmente o a loro danno; abbiamo religiosi della Chiesa ufficiale che fuoriescono dall’Associazione Patriottica preparandosi però a destini tragici.

La recente storia cinese è piena di tanti, troppi abusi. Tanti cristiani, tanti cattolici e in particolare molti preti, vescovi e anche alcuni cardinali della Chiesa cattolica sotterranea sono stati arrestati sotto falsi pretesti, sono stati sottoposti a pratiche di rieducazione socialista che sono consistite in veri e propri tentativi di lavaggio del cervello, hanno subìto torture psichiche e fisiche, sono stati costretti ai lavori forzati nelle fabbriche, nei campi, nelle miniere, con orari assurdi e in condizioni igieniche subumane.

Ma quella storia è ancora, e purtroppo, tristemente attuale.

In troppi casi, nella Cina di questi giorni i bambini a scuola o agli amichetti non possono dire di essere cristiani, men che meno possono rivelare di provenire da famiglie vicine alla comunità cattolica sotterranea.

E se volete saperla tutta, da Roma non ci è possibile parlare liberamente al telefono con alcuni religiosi francescani che, in Cina, sono costretti a vivere nei panni di studenti (e non di religiosi), controllati dai servizi, che sanno bene chi sono: al partito comunista, infatti, interessa soltanto il silenzio di questi giovani figli di San Francesco d’Assisi. Questo silenzio, però, è assordante, ad un passo dal martirio, con troppa pazienza!

È una storia abominevole attualissima, edulcorata, manipolata, celata dal partito comunista cinese che mette in circolazione globale una narrativa di soli successi tecnologici, produttivi e di efficienze raggiunte dal modello economico del capitalismo dirigista a partito unico: una narrativa strisciante a cui, in nome dei nostri valori di democrazia e libertà religiosa-politica-economica, non dobbiamo assolutamente abboccare.

La Cina è nota per i suoi tanti campi di rieducazione socialista attraverso il lavoro forzato, i cosiddetti “laogai” (e nel corso del convegno ne parleremo), campi che dall’esterno potrebbero apparire dei tristi luoghi di lavoro, delle fabbriche, delle miniere, ma che in realtà sono dei veri e propri campi di concentramento per dissidenti politici veri o presunti, e per i religiosi e i fedeli scomodi al regime, tra cui appunto tanti cattolici sotterranei. Ci sono testimonianze di cardinali e di preti che sono dei veri e propri martiri, imprigionati nelle prigioni esplicite, o nelle prigioni occulte dei laogai per dieci, venti, trenta, e in qualche caso anche per cinquantadue anni (soltanto tra quelli noti, di cui siamo riusciti ad avere notizia).

Esponente noto della Chiesa cattolica sotterranea è il cardinale 94enne Joseph Zen, che è stato vescovo di Hong Kong e che nel 2006 è stato appunto creato cardinale da Papa Benedetto XVI.

Zen da sempre si batte per la libertà e da sempre subisce vessazioni e processi ingiusti, e nel 2022 anche un arresto. È lo stesso cardinale che da ultimo, qualche mese fa, abbiamo visto ancora una volta rischiare la propria libertà e la propria salute per manifestare solidarietà ad un’altra vittima del sistema cinese. Ha infatti pubblicamente presenziato alle udienze giudiziarie celebrate a carico dell’editore e imprenditore cattolico, liberaldemocratico, 78enne Jimmy Lai a Hong Kong. Persino tale territorio a regime speciale in un certo senso più libero, ormai, è un territorio su cui si è abbattuta una legge sulla sicurezza nazionale fortemente voluta dal regime cinese, in violazione di ogni autonomia di Hong Kong.

Jimmy Lai è stato vittima di carcerazione preventiva per diversi anni, e da ultimo è stato condannato alla detenzione carceraria di venti anni per presunte “collusioni con forze straniere” e per presunta “sedizione”, semplicemente a causa del suo pensiero libero e a causa della sua mai nascosta fede in Cristo e nella Chiesa romana.

A proposito del cardinale Joseph Zen, un altro super Joseph, Ratzinger, in qualità di Papa – Papa Benedetto XVI – nel 2008, affidò il commento alla Via Crucis del Venerdì Santo proprio al cardinale Zen.

Il cardinale Zen in quella occasione, tra le varie dichiarazioni, disse quanto segue: “Ho capito che il Santo Padre intende manifestare la propria attenzione al grande contenitore asiatico. (…) Il Papa ha voluto che io portassi al Colosseo la voce di quelle sorelle e di quei fratelli lontani. Certamente il protagonista di questa Via dolorosa è Nostro Signore Gesù Cristo, come ci viene presentato dai Vangeli e dalla tradizione della Chiesa. Ma dietro di lui c’è tanta gente del passato E DEL PRESENTE (…). Ovviamente questa sera al Colosseo non ci siamo solo noi. Sono presenti al cuore del Santo Padre e al nostro cuore tutti i “martiri viventi” del ventunesimo secolo”.

Ecco, in ogni angolo del mondo è importante riaffermare un principio mai scontato: qualsiasi Stato odierno riconosce le libertà religiose ma non le crea, e quindi non potrebbe nemmeno svilirle. In Cina, invece, milioni di giovani vengono indottrinati all’esatta opposta dottrina statolatrica secondo cui non esistono diritti naturali e nulla esiste al di fuori dello Stato.

Un’altra dichiarazione pubblica, molto più recente, che voglio condividere con voi è quella rilasciata dal presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni, che alcuni giorni fa ha detto: “Francamente io non mi sentirei a mio agio in una società nella quale i leader religiosi fanno quello che dicono i leader politici, non in questa parte del mondo

Questa dichiarazione, che – come tutti sappiamo – nasce in un contesto specifico che non c’entra con la Cina, rappresenta a ben vedere una dichiarazione di principio e di libertà religiosa che possiamo e dobbiamo rivolgere anche alla Repubblica Popolare Cinese, e quindi alla parte dell’estremo Oriente del mondo, dove i leader religiosi della Chiesa cattolica sinizzata troppe volte dicono (o devono dire) quello che dicono i leader politici comunisti.

C’è chi dice che con la Cina si debba collaborare, c’è chi dice che con la Cina non si debba collaborare. Sicuramente, con la Cina si deve parlare: ma si deve parlare in modo netto, franco, strategico, per difendere i diritti umani di tutti, dei cattolici sotterranei, di tutti i cristiani e di tutte le fedi religiose.

Le questioni della repressione religiosa e della repressione sulla Chiesa cattolica sotterranea nella Cina di Xi Jinping, dovremo affrontarle come questioni geopolitiche, idonee ad entrare nelle nostre agende politiche nazionali ed europee, e quindi nelle nostre pianificazioni.

Come per l’energia e per l’immigrazione il governo Meloni con lungimiranza ha inaugurato il Piano Enrico Mattei, intrecciando politica nazionale e multilateralismo internazionale, così in questi tempi in cui in Cina aumentano sempre di più le repressioni ai danni delle religioni, ai danni della vera Chiesa cattolica sotterranea, voglio immaginare pure un Piano cardinale Joseph Zen, per esercitare pressioni sullo Stato illiberale cinese, che altro non è se non la proiezione statolatrica del Partito comunista cinese.

Se la Cina – ahinoi – pianifica l’economia, pianifica l’educazione dei giovani al materialismo ideologico, pianifica gli abusi sulle comunità religiose e sulla Chiesa cattolica clandestina, rivestendo – sia chiaro – tali abusi di etichette e narrative auree sinicamente mainstream, l’Europa dalle radici cristiane (spesso dimenticate, purtroppo), e l’Italia, quale tradizionale patria italeuropea di cristianità cattolica, possono invece pianificare dialoghi istituzionali, per addivenire ad accordi netti di giustizia, condizionando appunto tali accordi al rispetto della libertà di tutte le confessioni religiose, alla chiusura dei laogai, al rilascio dei tanti cattolici sotterranei ingiustamente rinchiusi negli angoli oscuri di ciò che appare sinicamente lecito (ma che in realtà non lo è); e a condizione che i leader religiosi cattolici non iscritti all’Associazione Patriottica del partito comunista cinese siano finalmente liberi e non più silenziati nelle proprie attività pastorali e sociali; e a condizione che ogni famiglia che organizza attività sotterranee di preghiera, in comunione con il Papa e con la Chiesa cattolica romana, non debba più temere per il futuro dei propri figli; e a condizione che ogni bambino a scuola non debba più nascondere la fede propria o della propria famiglia.

Questo Piano Joseph Zen certamente non potrà essere ideato e strutturato dagli attuali eredi del Partito comunista italiano, e nemmeno dagli attuali eredi del populismo grillino che quando erano al governo una tra le prime cose che hanno fatto è stata andare a braccetto con la Cina dirigista antidemocratica anticristiana senza se e senza ma, e senza vergogna.

Tra patrioti nazionali che custodiamo le radici, che difendiamo la libertà religiosa di tutti e che parteggiamo per la vera Chiesa cattolica sotterranea clandestina che in Cina soffre, sarebbe bello, per l’imminente 2027, che chi ne avrà la possibilità politica inauguri davvero un possibile Piano Zen, che da mesi mi frulla nella mente e nel cuore come eventuale strategia, anche per accendere o riaccendere i riflettori del mondo intero sul dramma cinese, dramma su cui ascolteremo con attenzione gli interventi degli illustri relatori.

Grazie per l’attenzione.

Aggiornato il 24 aprile 2026 alle ore 16:16