La missione di Antonio Tajani tra Pechino e Shanghai ha l’obiettivo di rilanciare l’export del made in Italy in Cina. Il ministro degli Esteri intende consolidare la presenza economica dell’Italia in un mercato chiave come quello del Dragone. Una visita in cui i temi diplomatici e commerciali si sono inevitabilmente intrecciati con discussioni sui principali dossier geopolitici aperti, a partire dalla crisi tra Stati Uniti e Iran. Come sottolinea Tajani, “la Cina è un Paese importantissimo per l’export italiano, rimarcando “grande interesse per il prodotto italiano”, come dimostrano i segnali di ripresa nei primi mesi del 2026. Secondo l’Istat, a febbraio l’export è cresciuto del 2,6 per cento su base mensile, trainato dai mercati extra-Ue (+5,3 per cento), mentre nel trimestre dicembre-febbraio si registra un aumento dello 0,9 per cento: “Dati positivi in linea con quelli cinesi”, ha affermato il ministro. Proprio a Pechino la missione ha tenuto insieme dimensione politica ed economica: da un lato l’incontro con il ministro degli Esteri Wang Yi, dall’altro quello con il ministro del Commercio Wang Wentao, con cui Tajani ha co-presieduto la Commissione economica mista e aperto il Forum imprenditoriale Italia-Cina.
Sul piano geopolitico Roma ha sollecitato un ruolo più incisivo di Pechino nella gestione delle crisi internazionali, dall’Ucraina al Medio Oriente, con particolare attenzione all’Iran e alla sicurezza energetica legata allo Stretto di Hormuz. “Ci auguriamo che la Cina svolga un ruolo per la pace”, è stato il messaggio del titolare della Farnesina. Ma appare evidente come la visita si inserisca in una più ampia dinamica che vede Pechino di nuovo al centro dell’attenzione diplomatica occidentale: negli ultimi mesi sono passati dalla capitale cinese leader come Keir Starmer, Friedrich Merz, Mark Carney e Pedro Sánchez. In questo quadro, la missione di Tajani assume anche un valore politico più ampio e potrebbe rappresentare un passaggio preparatorio per una possibile futura visita alla corte di Xi Jinping della presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo quella del luglio del 2024.
Pechino si conferma intanto primo partner dell’Italia in Asia e secondo tra quelli extra europei, con un interscambio vicino ai 75 miliardi e una presenza di oltre 1.500 imprese italiane, 130mila addetti e circa 33 miliardi di fatturato. Numeri che spiegano la centralità della missione economica, articolata tra Commissione economica mista, Forum imprenditoriale e incontri con il Sistema Italia. Sul fronte operativo, la missione ha prodotto alcuni risultati concreti. L’avvio di una strategia per rafforzare la presenza del Made in Italy, un piano d’azione sull’e-commerce e accordi tra Sace e partner cinesi per circa 360 milioni di euro a sostegno dell’export, anche nei comparti industriale e legno-arredo. Alla missione hanno preso parte i principali attori del Sistema Paese: dall’Agenzia Ice, con il presidente Matteo Zoppas, a Sace, Simest e Cassa depositi e prestiti, insieme alla rete diplomatica guidata dall’ambasciatore Massimo Ambrosetti e a quella culturale con l’Istituto italiano di cultura diretto da Federico Antonelli. Fitti anche gli appuntamenti tra economia e cultura. Dall’inaugurazione a Pechino della mostra degli Uffizi Omaggio ai grandi maestri, da Leonardo a Caravaggio, alle iniziative di Shanghai come Italia meravigliosa, fino all’incontro con circa 70 imprenditori italiani.
Aggiornato il 18 aprile 2026 alle ore 12:13
