La Camera dei deputati ha approvato ieri sera il decreto bollette, che ora passa all’esame del Senato. Il provvedimento, varato dall’Esecutivo prima dell’escalation militare tra Stati Uniti e Iran, mobilita complessivamente cinque miliardi di euro con l’obiettivo di attenuare l’impatto dei rincari energetici su famiglie e imprese. Nel dettaglio, il pacchetto prevede un contributo di 115 euro destinato ai nuclei familiari con un Isee fino a 10mila euro. Nel corso dell’esame parlamentare a Montecitorio sono state introdotte ulteriori modifiche per rafforzare gli strumenti di risposta a una possibile nuova crisi energetica. Tra queste, la proroga di 13 anni dell’operatività delle centrali a carbone – la fonte fossile con il maggiore impatto ambientale – la cui dismissione viene rinviata rispetto al calendario originario. Il decreto dovrà essere convertito in legge entro il 21 aprile.
Oggi invece è in corso a Palazzo Madama il confronto politico su tre mozioni dedicate al tema del caro vita e dei rincari energetici. La prima è stata presentata dal Partito democratico e condivisa dall’intero fronte delle opposizioni; la seconda porta la firma della maggioranza di centrodestra, con primo firmatario il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato Lucio Malan; la terza è stata depositata dal gruppo di Azione. Il testo promosso dalle opposizioni contiene sette impegni rivolti all’esecutivo, tra cui quello di “adottare, con urgenza, tutte le misure necessarie per contenere e ridurre l’innalzamento del costo della vita e per invertire il trend di incremento di tariffe, pedaggi e tributi, nonché dei prezzi su diversi beni e servizi essenziali, al fine di salvaguardare i bilanci delle famiglie italiane”.
La mozione della maggioranza insiste invece sulla necessità di consolidare le misure di sostegno al reddito. Tra i punti principali vi è quello di “mantenere permanente il taglio del cuneo fiscale e contributivo, quale pilastro di una politica economica che premia il lavoro, e a valutare ogni ulteriore misura volta ad accrescere il potere d’acquisto dei redditi medio-bassi”. Nel documento si sollecita inoltre l’Esecutivo a rafforzare le “politiche di sostegno alla famiglia e alla natalità”, a “procedere nell’attuazione di una politica energetica nazionale sovrana, attraverso il Piano Mattei e lo sviluppo delle fonti di produzione interne” e a “intensificare la lotta contro ogni forma di speculazione, potenziando gli strumenti di vigilanza e sanzione a tutela dei consumatori”. Diversa l’impostazione della mozione presentata da Carlo Calenda, che chiede al governo di “favorire la concorrenzialità del mercato dei beni e dei servizi, in tutti i settori, a partire da quelli più protetti e regolati, nell’interesse dei consumatori; intervenire con benefici fiscali non indiscriminati e potenzialmente controproducenti ai fini anti-inflazionistici, ma selettivi e finalizzati ad attenuare il caro vita sui soggetti in condizioni di povertà o esposti al rischio dell’impoverimento”.
Sul piano operativo, il decreto introduce una serie di interventi mirati. Circa due milioni e 640mila famiglie considerate economicamente vulnerabili – già beneficiarie del bonus sociale elettrico – riceveranno nel 2026 un contributo straordinario di 115 euro, portando il sostegno complessivo a 315 euro. Gli aiuti vengono estesi anche alle utenze di teleriscaldamento. Per le altre famiglie con Isee fino a 25mila euro è prevista la possibilità di accedere a contributi volontari sostenuti dai venditori di energia. Il testo proroga inoltre al 2038 la dismissione delle centrali a carbone, con l’eccezione degli impianti situati in Sardegna.
Il decreto interviene anche sul fronte della tutela dei consumatori, introducendo il divieto di chiamate e messaggi commerciali indesiderati relativi alle offerte di energia e gas. I contatti telefonici dovranno essere effettuati esclusivamente da numeri che consentano l’identificazione univoca del professionista. Tra le misure destinate alle imprese figurano il taglio degli incentivi per alcuni impianti fotovoltaici e per le produzioni energetiche da biogas e biomasse, con l’obiettivo di ridurre il costo delle bollette per le utenze non domestiche. Inoltre, il gas immagazzinato durante la crisi energetica del 2022 verrà progressivamente rimesso sul mercato, con l’intento di calmierare i prezzi per le industrie ad alto consumo energetico. A sostenere ulteriormente il sistema produttivo contribuirà anche l’aumento temporaneo dell’aliquota Irap per le aziende del settore energetico, che passerà dal 3,9 per cento al 5,9 per cento per gli anni 2026 e 2027. Vengono incentivati i contratti di lungo periodo per l’energia rinnovabile destinati alle imprese e viene consentita la partecipazione delle persone fisiche alle comunità energetiche, anche all’interno dei condomini. Sul piano regolatorio, viene inoltre sbloccata la presentazione a Terna delle domande per nuovi impianti rinnovabili, eliminando il meccanismo della cosiddetta “saturazione virtuale della rete”. Parallelamente, sono previste procedure autorizzative semplificate e più rapide per la realizzazione dei centri dati.
Aggiornato il 01 aprile 2026 alle ore 14:41
