Sin da quando ho iniziato a svolgere la professione forense, ho preso a credere che quella dell’Avvocato, nell’ambito della Giustizia, specialmente penale, sia una funzione di pari valore e di pari dignità a quella del Magistrato.
Forse ricordo male o, può essere, nei tempi passati, significa sino a 30 anni addietro, avvertivo un certo rispetto reciproco. Almeno, coloro che sedevano su quello scranno, che per affermare una certa sacralità era collocato in una posizione rialzata, ti guardavano dall’alto in basso solo per un fatto fisico.
Per il resto, salvo alcune rare eccezioni, perché qualche superbo, supponente, presuntuoso capitava ci fosse, i Giudici, ritenendoli parte integrante del sistema processuale, trattavano gli Avvocati con la massima considerazione del ruolo, convenendo che agissero a tutela degli interessi e dei diritti dei cittadini. Quand’anche incorsi in vicende di violazioni delle norme comportamentali, che regolano il vivere civile.
Evidentemente era un’altra epoca. In cui magari anche le persone erano un’altra cosa. Non immerse nell’era informatica, in cui si è creata una disumanizzazione inquietante.
Sta di fatto che i Magistrati di ultima generazione sono diversi. Nel senso che hanno atteggiamenti e, pertanto, comportamenti alquanto dissimili a quelli dei Magistrati che li hanno preceduti. Almeno nella mia percezione.
E, poiché non ne temo le ire, mi spingo anche ad affermare che, rispetto a quelli del secolo scorso (perché l’attuale è iniziato da 26 anni), abbiano meno cultura. Ma questa, forse, non è una colpa loro: la scuola, l’università non sono più di qualità. Vuoi per il sistema, vuoi per gli insegnanti.
D’altra parte, una tale decadenza riguarda tanti altri settori della società. Parliamo dei Politici. Una categoria nella quale l’ignoranza domina.
Avendo goduto degli esempi, di insegnamenti e di una guida di uno zio materno, deputato Costituente, 26 anni di Parlamento, Avvocato penalista di prestigio, una comparazione me la posso consentire.
Ricordo che nelle prime legislature, almeno fino agli anni 70, i parlamentari svolgevano la funzione, non solo di approvare coscientemente le leggi, ma, pressoché principalmente, anche quella di pensarle e di scriverne le cosiddette “proposte di legge” che presentavano autonomamente, in via diretta.
Oggi sono pochi quei deputati e quei senatori che riescono ad impostare un qualche disegno di valide normative.
Al loro posto, quando non siano gli uffici legislativi dei Ministeri a redigerli, degli assistenti di sospetta preparazione buttano giù dei testi scombinati, incomprensibili, oziosi, di difficile attuazione.
Tra il mondo della politica e quello della Giustizia esiste, senz’altro, un collegamento. Almeno a livello di inadeguatezza ed inefficienza.
Ritorniamo ai Magistrati.
Un Avvocato, che abbia un minimo di sensibilità e di dignità, non può non soffrire a confrontarsi con certi Giudici che oggi risiedono nei Tribunali come in Corte di Appello. Per non dire in Cassazione.
Questi Signori salvano, e non sempre, le forme. Se anche si astengono dal rimproverare esplicitamente gli interventi dei Difensori durante le udienze, non riescono a trattenersi, a mascherare la contrarietà a quelle che considerano interferenze inutili e noiose.
A prescindere da quello che possa essere il valore professionale dello Avvocato, fanno pesare, marcano di esserne al di sopra. Seppure loro siano, come noi, “operatori del diritto”. Nel sistema della Giustizia dove dovrebbe esistere una certa parità.
Quello che rattrista è constatare che molti Avvocati “inghiottano”.
Non se ne accorgono? Fanno finta di non accorgersene?
Quasi mai azzardano a contraddire, a puntualizzare, a contestare le procedure abnormi, a redarguire i comportamenti e gli atteggiamenti, a volte al limite dell’offensivo. Che fatto avvilente; che dolore!
Ma, a ben pensare, e non suoni come una inammissibile ed inaccettabile critica, non è che questa Magistratura incuta timore agli Avvocati?
Per un complesso di inferiorità che non ha ragione di essere. Perché sul piano umano, come su quello sociale, e senz’altro da un punto di vista professionale, non eccellono sommamente.
Inviterei i miei Colleghi, soprattutto i più giovani, a credere in loro stessi. A concepire che i Magistrati sono uomini e donne come loro. Con l’unica differenza che hanno affrontato e superato, a volte non proprio per merito e preparazione, un esame, che si ritiene difficile. Assolutamente nozionistico. Come tutti gli esami.
Solo che si è infusa l’idea che chi passa questo concorso assurga, come d’incanto, in una dimensione extra umana, sovraumana, in una sfera magica, divina. Di infinite capacità e di scienza infusa, di infallibilità.
Un po’, fatte le dovute distinzioni, come succede ad un qualunque uomo, che venga eletto Papa. Dall’oggi al domani diviene onnisciente, infallibile. E parla “ex cattedra”. Il ragionamento non si limita ai soli componenti del settore Giudicante. Per quanto riguarda il Pm ci sarebbe da dire di peggio. Se ne avrò l’occasione svilupperò la problematica. Che non è di poco conto.
Io non ci sto. Invero non ho mai sopportato una sia pur minima sottomissione alla figura del Magistrato. Se non fosse altro per un senso di dignità. Nel mio percorso nel mondo della Giustizia, persino da imputato, conflitti con i Magistrati ne ho avuti parecchi. Che hanno riaffermato il convincimento che chinare la testa, davanti a certe ingiustizie, è sbagliato. Benché il volto della Magistratura sia quello denunciato dal dott. Palamara. Che ne ha perfettamente definito il Sistema. Contro il quale bisogna ribellarsi.
Se mi è consentito, pure se il clima è quello che è, desidererei assistere ad una vera riscossa dell’Avvocatura. Coloro che appartengono agli Ordini, devono sì portare rispetto ai Magistrati. Ma non genuflettersi ad Essi.
Consentendo loro tutti quegli atti che sviliscono la Giustizia.
Occorre che rivendichino il proprio ruolo. E prendano a svolgere le attività difensive con certo coraggio.
Per me l’Avvocato deve essere un cavaliere pronto ad affrontare qualunque “tenzone”. Quando occorre, è bene che si trasformi in un guerriero, come si dice “senza macchia e senza paura”! Reprimendo la umana debolezza di abdicare alla propria dignità per delle minime concessioni, che in finale costituiscono un diritto e per nulla un favore.
Pavento che molti Colleghi prenderanno male la mia posizione dissacrante. Li prego soltanto, prima di indignarsi, di riflettere.
Aggiornato il 16 marzo 2026 alle ore 09:57
