Magistratura, razza superiore

Chi esercita la professione di Avvocato è costretto, in qualche modo, in ogni singolo processo a rapportarsi con i Magistrati. Procuratori della Repubblica e Giudici, nelle varie funzioni, che siano. Da parte mia, sin da subito, ovvero da quando ero alle prime esperienze difensive, ed ancor più dopo tantissimi anni di attività forense, mi sono reso conto che, a qualunque livello, non è dato di competere con Essi.

Perché seppure, alla fine, nella sostanza, non lo siano, i più si sentono persone superiori. Sono pochi quelli che si pongono su un piano paritario con coloro che, per istituzione, sono impegnati ad assistere le parti interessate, coinvolte nei processi. Ovvero gli Avvocati. Vale poco che Loro, come noi, abbiano intrapreso gli stessi studi di Giurisprudenza. Che vi possa essere una cultura di pari livello; una preparazione tecnica, sulle norme, comparabile. Un posizionamento sociale non difforme.

Le differenze ci sono. Se non altro per la ragione che ai Magistrati è data in mano la sorte dei cittadini. Nel senso che regolano i diritti, nessuno escluso e, soprattutto, hanno potestà assoluta sulle libertà. Quindi hanno responsabilità di tutto ciò e, probabilmente, si sentono investiti di un compito che fa sentir loro non come gli altri ma superiori.

Allora c’è da domandarsi: è normale, è giusto che solo per aver superato un certo esame, assolutamente nozionistico, sul quale non è escluso che incidano fattori particolari, si dismetta l’appartenenza alla specie umana, per assurgere in una sorta di sfera divina? Eppure è così.

Per chi non è forte, consapevole, dotato di una particolare autostima, è facile precipitare in un complesso di inferiorità. Sta di fatto che noi Avvocati subiamo, ogni giorno, specialmente nel settore penale, questa condizione di sudditanza. Con grande paura, anzi terrore, di reagire. Sempre ossequiosi, proni, con timore reverenziale.

È realtà, non una mia sensazione, che nello svolgimento dei processi, in particolare quelli penali, i Giudici mal sopportino la presenza di un difensore. Che, tutto sommato, dal loro punto di vista, si ritiene faccia perdere tempo. Pur anche sulle eccezioni procedurali, che rappresentano giuste risorse per imputato e parte offesa. Probabilmente ritengono che ci fosse da sollevare una qualche eccezione, possano essere loro Giudici a divenire a soluzione, a prescindere dalle prospettazioni dell’Avvocato.

L’istruttoria dibattimentale certo devo svolgersi. Lo prevede il codice. Tuttavia i Giudici se potessero la ridurrebbero all’essenziale.

Il momento per Essi più irritante è nella cosiddetta arringa. In quanto, quando l’Avvocato la pronuncia, i Giudici, che hanno perfezionata la loro idea sulla vicenda, nella mente hanno già pronto il dispositivo. Per cui le prospettazioni in punta di diritto come di fatto, che venissero fatte sono una noia, un disturbo.

Nel corso di 53 anni di carriera, avrò preso parte a diverse migliaia di processi. Solo una decina di volte ho avuto la sensazione di aver inciso, con una mia tesi, sull’esito. Forse perché avrò trovato degli argomenti intelligenti e il Magistrato non si sentiva di appartenere ad una razza superiore.

Non so quanti Colleghi soffrano questa mortificazione. Forse non se ne accorgono o fanno finta di niente, accettano che sia così. Per me è insopportabile, inescusabile, imperdonabile, intollerabile. Ecco perché con i Magistrati ho preso ad avere rapporti apertamente conflittuali. Per quanto non ho ancora capito se è un agire da guascone piuttosto che da Don Chisciotte.

Eppure, a prescindere da me che, probabilmente, sono ossessionato dal problema di una certa Magistratura, per il bene sociale un rimedio a questo sistema andrebbe trovato.

Nel mio piccolo, da tempo ne avrei congegnato uno di buon senso. Almeno spero lo si ritenga tale.

Per me il Giudice non deve giudicare. Perché è troppo sicuro di sé. E al tempo stesso può avere i più grandi limiti ed i peggiori difetti. Quali pregiudizi, aberrazioni colpevoliste, contaminazioni politiche ed ideologiche. Glissiamo sulla preparazione, sulle capacità professionali, sull’equilibrio, sul buon senso, sulla logica, ecc… È già una aberrazione che possa esistere un uomo che sia in grado di giudicare un altro uomo. Poi in base a quale meccanismo può funzionare?

Cambiare, modificare il sistema è fatalmente necessario.

La soluzione potrebbe essere sostituire, in tutte le sedi, il Giudicante, Magistrato di carriera, con dei Giudici Popolari. Come avviene nella Corte di Assise.

Il cittadino comune, l’uomo della strada, magari difetta di certe conoscenze di diritto penale, ma non manca di intuito. Sarà più diretto. Riverserà la genuinità di mente, considererà l’aspetto umano. Riuscirà meglio, sicuramente non peggio, se non fosse altro che per un fatto istintuale, ad avvicinarsi alle verità, a distinguere l’innocente dal colpevole. Né più, né meno, come nell’ordinamento, per esempio, degli Stati Uniti.

Gli Avvocati, peraltro, avrebbero un ruolo importante, determinante. La Giuria Popolare li starebbe senz’altro a sentire. Soppeserebbe quel che espongono in ordine agli accadimenti, a riguardo delle prove raccolte, dei documenti acquisiti. Non si porrebbe in quella posizione di supponenza, che caratterizza i Giudici delle nostre Corti di Giustizia.

Al Giudice togato – che non dovrebbe assolutamente entrare in Camera di Consiglio per evitare un qualche suggestionamento o, peggio ancora, che si guidi verso una particolare soluzione – va lasciato di sistemare le formule, di determinare, se dichiarata la colpevolezza, la pena; disporrà, se presente, circa gli interessi della parte civile, e quant’altro.

Ovviamente avrà il compito di redigere la sentenza. Interpretando al meglio, gli intendimenti dei Giudici Popolari. Con cui potrebbe confrontarsi a verdetto avutosi.

Non si raggiungerà, forse, una Giustizia perfetta. Ma, di certo, si avrà, e si accetti l’assonanza, una Giustizia più giusta. Senza censure a riguardo della democraticità.

Non possono muoversi censure dal momento che alle Giurie Popolari, quelle delle Corti di Assise, sono affidati compiti di decisione nelle situazioni più gravi. Sulle pene massime. Non si obietti che certe storture sono evitate dai due Giudici che vivono con loro, semplici cittadini, la Camera di Consiglio. Come accennato, questo è un “difetto” che va eliminato.          

Tutto questo lo si potrebbe realizzare questo con una Legge ordinaria. Ispirandosi all’assetto, al meccanismo più che valido, della Giustizia Americana. Mi si permetta una freddura: rivedendo le serie televisive di Perry Mason!

Aggiornato il 03 marzo 2026 alle ore 13:44