L’Italia al riparo: intelligence, sicurezza nazionale e la visione di Alfredo Mantovano

Roma, 4 marzo 2026 – Nella solenne cornice dell’aula dei gruppi parlamentari, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, Alfredo Mantovano, ha presentato la relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza relativa all’anno 2025.

​Non è stato solo un atto dovuto, ma un momento di profonda riflessione su un’Italia che si muove in un equilibrio geopolitico precario, tra conflitti alle porte e minacce invisibili nello spazio digitale.

COSA HA DETTO IL SOTTOSEGRETARIO: I PUNTI CHIAVE DELLA RELAZIONE

​L’intervento di Mantovano ha tracciato una mappa chiara delle sfide che attendono il Paese.

Ecco i pilastri del suo discorso:
Cyber-sicurezza e Ai: Mantovano ha ribadito che la difesa dello spazio cibernetico non è più un’opzione, ma la priorità assoluta. Con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale, le minacce di disinformazione e gli attacchi alle infrastrutture critiche sono diventati più sofisticati.

Instabilità Geopolitica (Ucraina e Medio Oriente): il sottosegretario ha evidenziato come le tensioni in Iran e nel Corno d’Africa abbiano riflessi diretti sulla nostra sicurezza interna, alimentando potenziali derive radicali e mettendo sotto pressione le rotte migratorie.

La fine dei “Servizi Segreti”: con un tocco di pragmatismo tipico del suo stile, Mantovano ha auspicato l’abbandono dell’espressione cinematografica “servizi segreti”.
Per il Sottosegretario, la segretezza è un mezzo, non la missione. La vera missione è la protezione degli interessi nazionali e democratici attraverso agenzie moderne e trasparenti nei confronti del Parlamento.

Sicurezza del Giubileo: in un anno cruciale per Roma e l’Italia, Mantovano ha rassicurato sulla tenuta del sistema di prevenzione antiterrorismo, monitorando costantemente la propaganda radicale sul web.

​ ALFREDO MANTOVANO: PERCHÉ LA SUA FIGURA È GARANZIA DI AUTOREVOLEZZA
​In un settore delicato come quello dell’Intelligence, la figura di Alfredo Mantovano rappresenta per l’Italia un punto di riferimento di rara solidità.
Il motivo della sua indiscussa affidabilità risiede in tre pilastri fondamentali:

​1) La formazione nel rigore della Magistratura.
​Mantovano non è un politico prestato alla sicurezza, ma un uomo delle istituzioni che si è formato nelle aule di tribunale. Entrato in magistratura nel 1983, ha vissuto in prima linea la lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo. Questa “forma mentis” gli conferisce un approccio analitico, basato sui fatti e sul profondo rispetto della legalità.

​2) L’esperienza decennale al Viminale
​La sua non è una prima volta. Già Sottosegretario all’Interno con delega alla Pubblica Sicurezza in diversi governi, Mantovano possiede una conoscenza granulare della macchina dello Stato e degli apparati di sicurezza.
È un uomo che parla la lingua dei professionisti della sicurezza e che ne comprende i meccanismi operativi meglio di chiunque altro.

​3) Uno stile improntato alla sobrietà e alla “risolutezza silenziosa”
​In un’epoca di annunci gridati sui social, Mantovano incarna la virtù della prudenza istituzionale.
La sua gestione dell’autorità delegata è caratterizzata da una totale assenza di protagonismo, preferendo l’efficacia dei risultati alla visibilità mediatica.
È proprio questa serietà che lo rende un interlocutore credibile sia per le agenzie estere che per le opposizioni in seno al Copasir.

CONCLUSIONE
​La relazione presentata oggi da Alfredo Mantovano ci restituisce l’immagine di un’Italia consapevole e vigile.
Sotto la sua guida, l’Intelligence italiana si conferma non come un “potere oscuro”, ma come uno scudo democratico essenziale, guidato da chi ha fatto del servizio alla Nazione la missione di una vita intera.

Aggiornato il 05 marzo 2026 alle ore 09:58