Ci sono momenti in cui il protocollo, per quanto solenne, deve fare un passo indietro per lasciare spazio all’umanità. Accade quando il rigore di una cerimonia si scioglie in un abbraccio, e quando le pareti di un’Istituzione smettono di essere freddo marmo per diventare le mura di una casa. Durante l’inaugurazione dell’Anno Accademico della Scuola Ufficiali dei Carabinieri, non abbiamo assistito solo a un rito di passaggio. Abbiamo visto la storia che si specchia nel futuro.
UN SECOLO DI VALORI: IL GENERALE JUCCI
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, si è fermato a lungo con il Generale di Corpo d’Armata Roberto Jucci. Un uomo che non ha solo servito l’Arma, ma l’ha plasmata. Compiere 100 anni e scegliere di festeggiarli lì, tra i giovani allievi che oggi vestono quella stessa divisa, non è un semplice gesto di cortesia: è una consegna del testimone. Festeggiare un secolo di vita all’interno della Benemerita significa ribadire che l’appartenenza non scade mai. È la testimonianza concreta che essere un Carabiniere è una condizione dell'anima, un legame che il tempo non può scalfire.
OLTRE GLI SCHIERAMENTI: UNA MEMORIA CHE UNISCE
Ma la giornata ha regalato un altro squarcio di rara nobiltà politica. Il Ministro Crosetto ha voluto estendere il suo omaggio e i suoi auguri anche al papà di Angelo Bonelli (Avs), anch’egli giunto al traguardo del secolo di vita. In un clima politico spesso segnato da aspre diatribe e distanze ideologiche, questo gesto rappresenta una carezza alla nazione. Quando la politica mette da parte lo scontro per inchinarsi davanti alla memoria vivente del Paese, accade qualcosa di profondo: il Paese si riappropria della propria storia comune; si riconosce il valore dell’individuo oltre l'appartenenza partitica; ci si riscopre figli di una stessa terra, custodi di un'eredità che appartiene a tutti. Custodire l’eredità di chi ha costruito prima di noi non è un dovere d'ufficio, ma un atto d'amore verso il futuro.
IL FILO ROSSO DELLA MEMORIA
Questi incontri ci ricordano che le Istituzioni sono fatte di persone, di padri, di nonni e di maestri. Celebrare questi centenari significa onorare le radici profonde su cui poggia la nostra democrazia. Oggi, l’uniforme e la politica hanno parlato la stessa lingua: quella del rispetto. Ed è in questa unità che l’Italia ritrova la sua forza più autentica, ispirando le nuove generazioni a correre con lo stesso coraggio di chi, cent'anni fa, ha iniziato il cammino.
Aggiornato il 20 febbraio 2026 alle ore 11:48
