venerdì 20 febbraio 2026
Ci sono momenti in cui il protocollo, per quanto solenne, deve fare un passo indietro per lasciare spazio all’umanità. Accade quando il rigore di una cerimonia si scioglie in un abbraccio, e quando le pareti di un’Istituzione smettono di essere freddo marmo per diventare le mura di una casa. Durante l’inaugurazione dell’Anno Accademico della Scuola Ufficiali dei Carabinieri, non abbiamo assistito solo a un rito di passaggio. Abbiamo visto la storia che si specchia nel futuro.
UN SECOLO DI VALORI: IL GENERALE JUCCI
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, si è fermato a lungo con il Generale di Corpo d’Armata Roberto Jucci. Un uomo che non ha solo servito l’Arma, ma l’ha plasmata. Compiere 100 anni e scegliere di festeggiarli lì, tra i giovani allievi che oggi vestono quella stessa divisa, non è un semplice gesto di cortesia: è una consegna del testimone. Festeggiare un secolo di vita all’interno della Benemerita significa ribadire che l’appartenenza non scade mai. È la testimonianza concreta che essere un Carabiniere è una condizione dell'anima, un legame che il tempo non può scalfire.
OLTRE GLI SCHIERAMENTI: UNA MEMORIA CHE UNISCE
Ma la giornata ha regalato un altro squarcio di rara nobiltà politica. Il Ministro Crosetto ha voluto estendere il suo omaggio e i suoi auguri anche al papà di Angelo Bonelli (Avs), anch’egli giunto al traguardo del secolo di vita. In un clima politico spesso segnato da aspre diatribe e distanze ideologiche, questo gesto rappresenta una carezza alla nazione. Quando la politica mette da parte lo scontro per inchinarsi davanti alla memoria vivente del Paese, accade qualcosa di profondo: il Paese si riappropria della propria storia comune; si riconosce il valore dell’individuo oltre l'appartenenza partitica; ci si riscopre figli di una stessa terra, custodi di un'eredità che appartiene a tutti. Custodire l’eredità di chi ha costruito prima di noi non è un dovere d'ufficio, ma un atto d'amore verso il futuro.
IL FILO ROSSO DELLA MEMORIA
Questi incontri ci ricordano che le Istituzioni sono fatte di persone, di padri, di nonni e di maestri. Celebrare questi centenari significa onorare le radici profonde su cui poggia la nostra democrazia. Oggi, l’uniforme e la politica hanno parlato la stessa lingua: quella del rispetto. Ed è in questa unità che l’Italia ritrova la sua forza più autentica, ispirando le nuove generazioni a correre con lo stesso coraggio di chi, cent'anni fa, ha iniziato il cammino.
di Alessandro Cucciolla