L’Italia divisa in due

Stiamo assistendo ad un fenomeno strano, quasi assurdo, eppure piuttosto chiaro: l’Italia non è più unita. Non è la bandiera a unirci, tranne nelle Olimpiadi, né uno spirito patriottico né tantomeno un senso di responsabilità né ancora un senso di solidarietà tra cittadini. È ufficiale, esistono due Italie, ideologicamente contrapposte.

Ad una appartengono uomini e donne che la mattina si alzano, vanno al lavoro, rientrano a casa e si riposano, pensando a come mantenere o magari migliorare la propria posizione, sia dal punto di vista economico che familiare. All’altra Italia appartengono persone che sputano sentenze ideologiche sui social, si riempiono l’anima di odio e lo spargono tutto intorno a loro.

I primi hanno una forte capacità di resistere e si impegnano nel cercare lavoro qualora non lo abbiano. I secondi si lamentano per le opportunità negate e alcuni tra loro, i più estremisti, partecipano a manifestazioni violente contro il “sistema oppressore”, artatamente organizzate da personaggi senza scrupoli.

I primi prendono il treno per andare al lavoro o per una meritata vacanza, i secondi, alcuni tra loro, occorre precisare, mettono ordigni sui binari per protestare, non si sa bene per cosa, ultimamente addirittura contro lo Olimpiadi, che pure personificano i valori così importanti dello sport e della vicinanza tra i popoli.

Certamente sono ancora molti di più gli italiani che vivono di cose semplici e vere rispetto a quelli violenti e accecati dall’odio. Il problema è che tanti tra loro sono ideologicamente accecati, spesso perché manipolati da chi induce a pensare in un determinato modo. Ci si auspica, però, che sempre più persone aderiscano all’Italia che fa sacrifici e vive di lavoro e di valori positivi.

Il retropensiero, però, è legittimo. Quando tornerà la sinistra al governo termineranno scioperi a gogò, manifestazioni violente e attentati?

La cosa maggiormente preoccupante è che, si sa, i giovani hanno l’animo puro, agiscono in buona fede, ma sono facilmente manovrabili da chi, in nome di un incerto sentimento anti imperialista, anti capitalista, anti tutto, semina odio e raccoglie tempeste.

Arduo compito spetta alle agenzie educative ‒ famiglia e scuola ‒ nel provare a resettare il tutto per far comprendere quanto si possa vivere meglio in armonia anziché nell’odio, in pace anziché in guerra, in amore anziché nella contrapposizione ideologica.

Aggiornato il 18 febbraio 2026 alle ore 09:16