mercoledì 18 febbraio 2026
Stiamo assistendo ad un fenomeno strano, quasi assurdo, eppure piuttosto chiaro: l’Italia non è più unita. Non è la bandiera a unirci, tranne nelle Olimpiadi, né uno spirito patriottico né tantomeno un senso di responsabilità né ancora un senso di solidarietà tra cittadini. È ufficiale, esistono due Italie, ideologicamente contrapposte.
Ad una appartengono uomini e donne che la mattina si alzano, vanno al lavoro, rientrano a casa e si riposano, pensando a come mantenere o magari migliorare la propria posizione, sia dal punto di vista economico che familiare. All’altra Italia appartengono persone che sputano sentenze ideologiche sui social, si riempiono l’anima di odio e lo spargono tutto intorno a loro.
I primi hanno una forte capacità di resistere e si impegnano nel cercare lavoro qualora non lo abbiano. I secondi si lamentano per le opportunità negate e alcuni tra loro, i più estremisti, partecipano a manifestazioni violente contro il “sistema oppressore”, artatamente organizzate da personaggi senza scrupoli.
I primi prendono il treno per andare al lavoro o per una meritata vacanza, i secondi, alcuni tra loro, occorre precisare, mettono ordigni sui binari per protestare, non si sa bene per cosa, ultimamente addirittura contro lo Olimpiadi, che pure personificano i valori così importanti dello sport e della vicinanza tra i popoli.
Certamente sono ancora molti di più gli italiani che vivono di cose semplici e vere rispetto a quelli violenti e accecati dall’odio. Il problema è che tanti tra loro sono ideologicamente accecati, spesso perché manipolati da chi induce a pensare in un determinato modo. Ci si auspica, però, che sempre più persone aderiscano all’Italia che fa sacrifici e vive di lavoro e di valori positivi.
Il retropensiero, però, è legittimo. Quando tornerà la sinistra al governo termineranno scioperi a gogò, manifestazioni violente e attentati?
La cosa maggiormente preoccupante è che, si sa, i giovani hanno l’animo puro, agiscono in buona fede, ma sono facilmente manovrabili da chi, in nome di un incerto sentimento anti imperialista, anti capitalista, anti tutto, semina odio e raccoglie tempeste.
Arduo compito spetta alle agenzie educative ‒ famiglia e scuola ‒ nel provare a resettare il tutto per far comprendere quanto si possa vivere meglio in armonia anziché nell’odio, in pace anziché in guerra, in amore anziché nella contrapposizione ideologica.
di Claudia Conte