Antonio Tajani è uno dei promotori del dibattito sul nuovo sistema di voto. Il segretario di Forza Italia ha le idee chiare. Il partito “è favorevole a una nuova legge elettorale proporzionale e di coalizione con premio di maggioranza”. Lo afferma ad Affaritaliani il vicepremier e ministro degli Esteri, rispondendo alla domanda se sulla legge elettorale Forza Italia sia d’accordo per il modello Regionali, se la riforma verrà fatta quest’anno in tempo per le elezioni del 2027 anche senza le opposizioni e se il partito fondato da Silvio Berlusconi sia favorevole a indicare il nome del candidato premier del partito o della coalizione sulla scheda elettorale. Tajani non si nasconde. È necessaria una legge che dia “più rappresentanza ai territori, più valore ai singoli partiti, parte della stessa coalizione. Difficile inserire il nome del candidato premier sulla scheda perché l’indicazione del presidente del Consiglio, come dice la Costituzione, spetta al capo dello Stato dopo aver ascoltato i gruppi parlamentari”. Poi invoca un dialogo con il centrosinistra. “Certamente per riformare la legge elettorale servirà un confronto costruttivo con le opposizioni”.
Secondo Maurizio Lupi, presidente di Noi moderati, “la legge elettorale dovrà stabilire con chiarezza chi ha vinto e chi deve governare, e dovrà restituire davvero ai cittadini il potere di scelta: con il voto devono poter decidere direttamente i propri rappresentanti. Noi proponiamo un modello che garantisca insieme rappresentanza e governabilità: un sistema ispirato al modello delle elezioni regionali, con la reintroduzione delle preferenze, l’indicazione del premier, il listino di coalizione e il premio di maggioranza, senza sbarramenti all’interno delle coalizioni. Un sistema equilibrato, in vigore da anni, che ha sempre funzionato”.
Stefano Bonaccini, presidente del Partito democratico, condivide l’apertura di Lupi sulle preferenze. “Se cambia la legge elettorale, ripristiniamo le preferenze per eleggere deputati e senatori”.
Ma l’ex governatore dell’Emilia-Romagna affronta s’interroga anche sull’utilità delle Primarie per la scelta dei candidati al Parlamento. “Se non reintrodurranno le preferenze – sottolinea – perché io temo che non ci siano partiti di destra che le vogliano, potremmo fare come con Pierluigi Bersani nel 2012: le Primarie per scegliere una parte rilevante dei candidati e delle candidate del Pd. Noi abbiamo bisogno di coinvolgere elettori, elettrici per ridargli il senso che non sono le segreterie nazionali a Roma che decidono sulla testa degli elettori”. Ma Bonaccini si concentra anche sul futuro del cosiddetto campo largo. “L’unità della coalizione – rimarca – non è sufficiente per battere la destra ma certamente è condizione necessaria, perché se anche cambiasse la legge elettorale, comunque, il premio di maggioranza rimarrà e tutto dobbiamo fare meno che come tre anni fa quando sciaguratamente il centrosinistra si divise addirittura in tre”.
Aggiornato il 02 febbraio 2026 alle ore 16:31
