Legge elettorale, Financial Times: “Fdi punta su un proporzionale corretto”

Il quotidiano della City analizza il dibattito in corso sulla legge elettorale. Secondo il Financial Times, “la prima ministra Giorgia Meloni sta progettando di rivedere il sistema elettorale italiano per migliorare le prospettive della sua coalizione di destra alle prossime elezioni, previste per il 2027”. Come evidenzia il giornale britannico, “si tratterebbe del quinto cambiamento del sistema elettorale nel Paese dagli anni Novanta”. Il Financial Times rimarca che “i Governi italiani hanno ripetutamente modificato le regole elettorali, solitamente nel tentativo di favorire i propri partiti”. Il quotidiano sottolinea che Fratelli d’Italia vorrebbe abolire i collegi uninominali maggioritari (che valgono circa un terzo dei seggi) e passare a un proporzionale corretto.

L’ipotesi allo studio prevede anche un bonus di maggioranza per chi superi il 40-45 per cento dei voti. Il capogruppo di Fdi al Senato Lucio Malan ha spiegato al quotidiano che l’obiettivo è “una legge che dia stabilità”, perché con il sistema attuale “il rischio maggiore è un parlamento senza maggioranza”. Il Ft ricorda però che nel 2022 il centrodestra vinse proprio grazie all’uninominale, approfittando di un’opposizione divisa. Ora, osserva il quotidiano, lo scenario è cambiato: Pd e M5s guardano a un’intesa. Per l’analista Lorenzo Pregliasco, “il centrosinistra sta cercando di unirsi: questo cambia la dinamica”. Dall’opposizione, la leader del Pd Elly Schlein parla di “paura di perdere” e invita alla cautela.

Intanto, la maggioranza studia la percorribilità di “consultazioni” formali con le opposizioni. L’intenzione è di portare avanti una riscrittura delle regole del voto che garantisca quella “stabilità e governabilità” che la stessa Giorgia Meloni non fa che citare come un bene per l’Italia. L’idea iniziale, spiegano in diversi nel centrodestra, è quella di evitare di sovrapporre il dibattito sulla legge elettorale alla campagna sulla riforma della giustizia. Ma visto che il referendum sulla separazione delle carriere sarà molto probabilmente il 22 e 23 marzo, a ridosso della pausa pasquale e dei ponti di primavera, l’ipotesi di accelerare si fa strada nel centrodestra, pure se non tutti i tasselli sono ancora al loro posto anche dentro la coalizione di Governo. Restano da superare anche le resistenze degli alleati alla proposta di FdI di scrivere sulla scheda il nome del candidato premier. L’altro nodo da sciogliere, per non incorrere in problemi di costituzionalità, è l’assegnazione del premio, che dovrebbe rispettare la base regionale della composizione del Senato. Una delle ipotesi sul tavolo sarebbe quella di listini regionali che non convince tutti nemmeno all’interno del partito della premier.

Un’alternativa potrebbe essere quella dell’assegnazione del premio sempre su base nazionale con la ripartizione dei seggi poi su base regionale, con un sistema di compiuto del voto che tenga conto dei risultati sui territori. Mentre si valuta la fattibilità delle diverse soluzioni tecniche resta da trovare la strada per coinvolgere le opposizioni. Contatti informali sarebbero in corso da mesi, ma prima di procedere con la presentazione di un testo ci sarebbe l’intenzione di un confronto preventivo sulla falsariga di quanto già accaduto con il premierato, ma a livello di partiti o di capigruppo, visto che in questo caso si tratterà di una iniziativa parlamentare e non di Governo.

Aggiornato il 07 gennaio 2026 alle ore 16:35