Delle riforme costituzionali pensate dal governo di Giorgia Meloni, ha concluso l’iter parlamentare quella della giustizia, proposta da Carlo Nordio. Adesso è il momento del referendum: spetta ai cittadini decidere. Il governo vorrebbe si tenesse a marzo. Le opposizioni spingono in avanti, ad agosto. Ciò in quanto i sondaggi demoscopici danno in largo vantaggio il sì, l’approvazione delle nuove norme, in una consultazione popolare molto più frequentata rispetto le ultime elezioni regionali. Perché le opposizioni intendono procrastinare? Lo dice Antonio Di Pietro: per avere tempo per “papocchiare” qualcosa col voto degli italiani all’estero. Infatti, costoro vivono in altri Stati, con diversi sistemi giudiziari e, quindi, sono meno sensibili alle disfunzioni di quello attuale in Italia. Inoltre, i connazionali in Patria d’estate sono presi dalle smanie per la villeggiatura. Molti non vi rinunciano per frequentare le cabine elettorali.
Secondo quello che è dato leggere sulla stampa ed apprendere sugli altri mezzi di comunicazione sociali, starebbe spalleggiando il desiderio della sinistra il Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Il sistema, anche adesso, tra Capo dello Stato e del Governo è, in molti casi, una specie di consolato romano, anche se a lunga scadenza. Negli ultimi anni i Presidenti della Repubblica hanno accresciuto molto il loro peso sulla bilancia tra colleghi. È accaduto per la debolezza dei governi, spesso sostenuti da maggioranze ondeggianti in parlamento, o presentantisi addirittura come tecnici. Col premierato, il peso tra i “consoli” si riequilibra, poiché sono i cittadini a scegliere il capo del Governo, e a contare di più.
Aggiornato il 05 gennaio 2026 alle ore 14:54
