Ricolfi: “Il Governo pensa al ceto medio, la sinistra solo a migranti e Lgbt”

Luca Ricolfi attacca la sinistra e plaude al Governo guidato da Giorgia Meloni. Il sociologo e presidente della Fondazione Hume, in un’intervista al Giornale, riflette sul destino del ceto medio. “La definizione classica è quella di Paolo Sylos Labini: lavoratori autonomi + impiegati. Peccato che una parte del lavoro autonomo versi in condizioni assai precarie, e che il confine fra operai e impiegati sia sfocato. Per non parlare del problema del lavoro sommerso e dei contratti atipici. Molto all’ingrosso si può valutare che gli impiegati siano circa 7 milioni, i lavoratori autonomi 5 milioni. Poiché gli occupati totali sono oltre 24 milioni, si può dire che afferisce al ceto medio classico circa un occupato su due”. Secondo Ricolfi, “se come base prendiamo il numero totale di contribuenti, le fasce di reddito prossime alla mediana risultano escluse dai benefici della manovra, che si concentrano invece sulle fasce alte del ceto medio. Gli sgravi fiscali partono dai 28mila euro e arrivano ai 50mila, ma quasi il 90 per cento dei contribuenti è sotto la soglia dei 28mila euro. I beneficiari sono indubbiamente ceto medio, ma il segmento prescelto corrisponde a circa il 20 per cento dei contribuenti”.

Come sottolinea Ricolfi, “nelle grandi città ci sono più laureati e diplomati, e i ceti istruiti preferiscono la sinistra. Quasi ovunque, oggi come ieri. A questo dato di fondo, poi, si aggiunge la circostanza che il nuovo sindaco di New York ha abbandonato il linguaggio astratto e fumoso di tanta parte dell’establishment progressista. È molto diverso promettere più inclusione o promettere trasporti gratis e canoni d’affitto bloccati”. Rispetto al dibattito sui contributi da chiedere alle banche, Ricolfi, “come riformista e liberale” dovrebbe essere contrario. “Invece, in questo caso, sono abbastanza favorevole: se si vuole redistribuire, non è irragionevole partire di lì, specie dopo anni floridi. Molto meglio che una patrimoniale sulle persone fisiche”.

Ricolfi s’interroga: “Perché mai le masse impoverite dovrebbero preferire la sinistra, che si preoccupa di immigrati e minoranze sessuali? Quanto a Donald Trump e ai sovranisti, credo che il loro appeal abbia due matrici principali. Primo, il fatto di aver messo nel mirino la globalizzazione, che molti elettori percepiscono come causa delle loro difficoltà economiche. Secondo, la mancanza di proposte concrete e praticabili da parte dei leader progressisti”. Quanto al sistema pensionistico, Ricolfi non crede “che il suo collasso sarà provocato dai bassi redditi delle nuove generazioni. Il problema delle pensioni in Italia è che poggiano quasi esclusivamente sul primo pilastro (quello pubblico), così sottraendo risorse preziose ad altri impieghi, come gli asili nido e la sanità”.

Aggiornato il 11 novembre 2025 alle ore 16:54