#Albait. La Terza guerra mondiale è arrivata?

Secondo un commentatore che attualmente ha molto spazio, Federico Rampini, la Terza guerra mondiale sarebbe già scoppiata. Sembra il prequel di un disaster movie. Le cose non paiono così gravi. Ci sono stati momenti di crisi molto più imminenti. Certo, in questa fase storica abbiamo un’alleanza tra Stati canaglia che fa una certa impressione. Però tra quanti aspirerebbero alla Terza guerra mondiale, secondo la visione rampiniana, che si collega addirittura al Papa sudamericano, ci sono anche India e Cina. Loro, al conflitto mondiale, non ci pensano proprio. I tifosi del disastro globale sono una porzione di russi, i coreani del Nord, gli iraniani. Più i loro regimi entrano in crisi, più la loro aspirazione al disastro si fa impellente.

Molti, e Rampini è tra questi, parlano anche di una crisi liberale e dell’Occidente. Si discorre di ventri molli, addirittura. Ma la crisi liberale è di per sé impossibile, logicamente. Il liberalismo non è altro che la capacità di vedere e analizzare la società per quel che è. Non si crea il mercato, c’è. È un dato di fatto. Qualcosa di creativo e positivo si deve fare per formare le istituzioni liberali. E male o bene, è stato fatto. In quasi tutti i Paesi autenticamente liberali, in realtà, anche su quel fronte è stato fatto poco. La produzione normativa diffusa ha previsto riconoscimenti progressivi dello stato di fatto, in base ai principi più prudenti di mantenimento dell’ordine e della libertà, insieme. Se questo è, l’ordine liberale, poiché è tipicamente naturale, non può entrare in crisi, se non per tempi brevi, per parentesi. Siamo o no all’interno di questa parentesi? Probabilmente sì.

Ma la questione sta nell’assenza di capacità innovativa, non nella crisi del sistema. La crisi liberale attuale è una crisi di aspirazioni e di futuro. Manca l’idea dell’utopia, della tensione verso un modo più bello di vivere. Anche il liberalismo, se considerato un fenomeno statico, porta al ripiegamento su se stessi. Dobbiamo ricordare che l’approccio liberale non è ideologico in sé, poiché è metodo. Il cuore, l’anima, vanno eventualmente inseriti, quando e se ci sono. Se mancano, scatta il ripiegamento e lo spaesamento. Viviamo da qualche decennio in una sorta di limbo senza idee per il futuro, che non siano quelle tipicamente scientiste o meramente distributive. Viviamo una pigrizia planetaria, anche e soprattutto dal punto di vista delle proposte scientifiche. La liquidità è stata descritta per dare un’allegoria della nostra società, che occupa anche gli interstizi, perché si distribuisce su una superficie, non perché abbia capacità di elevarsi o costruirsi. La fase ideale – o di spinta innovativa – manca. E manca perché non c’è il coraggio delle idee e della proposta nuova. Innovatore, in questo contesto, diventa Elon Musk. Che non è esattamente un modello di creatore di aspirazioni sociali. È un tecnocratico, piuttosto. Le tecnocrazie non sono liberali per definizione.

La consapevolezza libertaria, quella ci interessa. Forse manca o non è sufficiente. Consapevolezza e idee per il futuro sono il punto a nostro favore per la pace. Come nel mercato vince il competitore capace di offrire, in anticipo, quel che il pubblico richiede, nel mercato politico bisogna continuamente pensare al futuro. Un futuro che offra sempre maggiori libertà a un pubblico planetario, per vivere tutti una vita migliore e senza padroni del vapore, delle acque, delle licenze esclusive. Quindi, no. La Terza guerra mondiale non è arrivata, finché saremo capaci di dimostrare che la libertà è vantaggiosa. Perché la libertà e il liberalismo si arricchiscono nei periodi di pace. Solo l’autoritarismo – l’internazionale del terrore – acquisisce potere con la guerra. Per gli amanti di John Ronald Reuel Tolkien, Mordor vince nella distruzione. Gandalf, gli hobbit, persino quei pirla degli uomini vivono e si sviluppano nella pace e con i campi verdi, pieni di frutti.

Aggiornato il 30 novembre 2023 alle ore 11:16:23