Sciopero benzinai, chieste modifiche al decreto

No benzina” è scritto in un distributore della Capitale, mentre alcune stazioni di rifornimento sono prese d’assalto a Vicenza, con automobilisti in coda dalla mattina. Alle 19 scatta lo stop per gli impianti che erogano carburante, ma le sigle sono divise. Inizialmente, la chiusura – in maniera compatta – doveva andare avanti su rete ordinaria fino alle 19 del 26 gennaio. Invece, sulla viabilità autostradale si doveva protrarre dalle 22 di martedì 24 gennaio fino alle 22 di giovedì 26. Al termine del tavolo organizzato nelle ultime ore, il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha fatto delle proposte alle tre organizzazioni dei gestori dei carburanti che hanno proclamato lo sciopero per scongiurare la chiusura delle pompe. Insomma, un tentativo in extremis. Alla fine, Fegica e Figisc/Anisa Confcommercio confermano la chiusura di due giorni, Faib Confesercenti riduce la protesta a 24 ore. Dunque, lucchetti a tutte le pompe di carburanti che fanno capo alle tre organizzazioni da stasera alle 19 sulla rete stradale e dalle 22 su quella autostradale. Poi i percorsi si divideranno.

“La presidenza nazionale Faib Confesercenti, riunita d'urgenza, a seguito dell’incontro con il ministro Urso – si legge in una nota – ha valutato e ritenuto positive le aperture presentate e già formalizzate con un emendamento al decreto legge”. Ancora Faib: “Ci sembra un risultato importante la significativa riduzione delle sanzioni, la razionalizzazione della cartellonistica sugli impianti, la rapida convocazione di un tavolo di filiera per affrontare gli annosi problemi del settore, a partire dall'illegalità contrattuale e dal taglio dei costi per le transazioni elettroniche. In segno di apprezzamento del lavoro svolto dal ministro e dai suoi collaboratori, e con l’obiettivo di ridurre il disagio alla cittadinanza, la presidenza Faib ha dunque deciso di ridurre a un solo giorno la mobilitazione. La decisione verrà presentata alla riunione di coordinamento con le altre sigle, fissata per domani mattina, mercoledì 25 gennaio”.

“L’annuncio dell’avvio del tavolo volto a ristrutturare la rete distributiva e ridare un piano regolatorio certo va nella direzione giusta e auspicata – scrivono i presidenti della Fegica, Roberto Di Vincenzo, della Figisc, Bruno Bearzi e della Anisa, Massimo Terzi – ma le modifiche ipotizzate sul decreto, oltre a non essere sufficienti, sono ormai nelle mani del Parlamento. Quel che rimane sullo sfondo, sconti o non sconti sulle multe, cartelli o non cartelli da esporre, è l’idea di una categoria di lavoratori che speculano sui prezzi dei carburanti. Il che è falso e inaccettabile. Lo sciopero è quindi confermato. Così come rimane confermata l’intenzione della categoria di dare tutto il proprio contributo al processo di riforma, per ora solo annunciato. Domani alle 11 è in programma una assemblea dei gruppi dirigenti delle organizzazioni di categoria, presso la sala Capranichetta di Piazza Montecitorio, aperta a deputati e senatori di tutti i gruppi parlamentari”.

LA GIORNATA

Giuseppe Sperduto, presidente della Faib-Confesercenti, ribadisce le richieste presentate alla commissione Attività produttive della Camera: “Correggere il decreto Trasparenza, abrogando il cosiddetto cartellone, sostituendolo – se del caso – con un Qr-code o una app o con dispositivi luminosi a distanza, in modo da sgravare i benzinai già oberati da obblighi di comunicazioni. E, di conseguenza, depennare le ulteriori sanzioni che non avrebbero senso in mancanza di adempimenti. La vera speculazione – continua – si annida nella grande evasione Iva, che ancora impatta sulla rete e nell’inaccettabile illegalità contrattuale che genera quel fenomeno di caporalato petrolifero, che sottrae oltre una decina di miliardi di euro all’anno alle casse dello Stato, secondo le fonti ufficiali. Se di un decreto si sente il bisogno per la trasparenza e la legalità, è quello contro l’illegalità contrattuale: solo così si può assestare un colpo a chi realmente specula truffando lo Stato”.

Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, interpellata sullo sciopero dei benzinai sottolinea che “non si torna indietro”. E aggiunge: “Li abbiamo convocati già due volte, il Governo non ha mai immaginato provvedimenti per additare la categoria dei benzinai. Pubblicare il prezzo medio è di buon senso. Su altro siamo andati incontro. Nessuno vuole colpire la categoria ma è necessario fare ordine”. Seguono, poi, le parole di Alessandro Cattaneo, presidente dei deputati di Forza Italia: “Esporre il prezzo medio della benzina non penso possa essere visto come un danno: la trasparenza non deve mai fare paura. Anzi, questa previsione consentirà di premiare chi si attesta leggermente al di sotto della media. Allo stesso tempo, va detto chiaramente che non ci sono state speculazioni da parte dei gestori di impianti di distribuzione di carburanti, se non in singoli casi isolati”. Queste quanto annunciato a Radio Anch’Io, oltre a precisare un aspetto: “Abbiamo provato a scongiurare questo sciopero fino all’ultimo. Si farà, come è legittimo che sia. Ora dobbiamo riattivare il dialogo con i gestori e, allo stesso tempo, spiegare agli utenti che anche il prezzo più alto della benzina, oggi, è sensibilmente inferiore a quelli che si registravano, in media, quando è stato inserito il taglio delle accise. La situazione è radicalmente diversa e, proprio per questo, rivendichiamo la scelta di aver spostato le risorse della manovra sul caro bollette. Certamente, manteniamo la guardia alta per capire se i prezzi dovessero risalire ma oggi non ci sono elementi per pensare che questo accadrà”.

Furio Truzzi, presidente di Assoutenti, dichiara: “I gestori hanno già visto accolte le proprie richieste, con il Governo che ha modificato il decreto Trasparenza, rendendolo compatibile con le esigenze dei benzinai, circostanza che già di per se fa venire meno le ragioni della protesta. Ad alimentare il sospetto che dietro la serrata dei distributori ci siano le compagnie petrolifere, è anche il fatto che migliaia di pompe presenti in Italia sono di proprietà delle società petrolifere, con i vari marchi che impongono il prezzo al pubblico, lasciando un margine ridottissimo ai benzinai. E intanto si assiste all’ennesima speculazione a danno dei cittadini: in concomitanza con l’avvio dello sciopero, i prezzi di benzina e gasolio stanno registrando rialzi in tutta Italia, approfittando dell’esigenza degli automobilisti di fare il pieno per non ritrovarsi a secco nei due giorni di protesta. Una situazione che dimostra ancora una volta come sia necessario intervenire sul fronte della trasparenza e della formazione dei prezzi dal pozzo alla pompa”.

Nota a margine: per la prima volta nella sua storia di impresa Beyfin aderisce a uno sciopero con gli impianti di rifornimento di carburanti a gestione diretta del gruppo. Tuttavia, resta garantito il servizio self 24 ore su 24 “per assicurare ai cittadini il servizio essenziale dell’approvvigionamento, ancora più importante in queste giornate di freddo. Non è mai successo prima. Siamo doppiamente danneggiati, visto che la nostra politica dei prezzi flessibili a tutela del consumatore è da sempre il nostro punto di forza. Non vendiamo un prodotto, ma forniamo un servizio essenziale per la vita dei cittadini. Per questo, viviamo queste ore di stop delle attività di distribuzione carburante con grande preoccupazione e apprensione verso i clienti”.

LE INFORMAZIONI UTILI

Alcuni servizi essenziali sono assicurati. In particolare, sulla viabilità ordinaria (città e aree extraurbane) è garantita l’apertura del 12,5 per cento dei punti vendita; sulla rete autostradale è prevista l’apertura di un’area di servizio ogni 100 chilometri. Individuata dalle prefetture la lista degli impianti aperti in città e nelle aree extraurbane, invece quella dei distributori in autostrada è stabilita dalle Regioni. Ammontano a 175 gli impianti attivi nei due giorni di sciopero sull’intera rete autostradale, sul Grande raccordo anulare di Roma, sulla tangenziale di Napoli e su alcune strade consolari equamente distribuite in tutto il Paese.

Rimarranno aperte 19 stazioni di servizio sull’autostrada A1, 10 sulla A3, 15 sulla A4, 3 sulla A5, 4 sulla A6, 5 sulla A7, 2 sulla A8-A9, 6 sulla A10, due sulla A11, 8 sulla A12, 4 sulla A13, 20 sulla A14, 4 sulla A15 e sulla A16, 3 sulla A18 e sulla A19, 2 sulla A20, 6 sulla A21, 7 sulla A22, 2 sulla A23, 3 sulla A24, 2 sulla A25, 6 sulla A26, 2 sulla A27, sulla A28, sulla A30 e sulla A31, 3 sulla A32 e sulla A50, due sulla A51, una sulla A52, 4 sulla A55, 2 sulla A57, 3 sulla tangenziale di Napoli, 4 sul Gra e 2 sulla Roma-Fiumicino.

In Italia, secondo la Fegica (Federazione Gestori Impianti Carburanti e Affini), su 22mila distributori ce ne sono un paio di migliaia di diretta gestione da parte delle compagnie petrolifere e per questo “ragionevolmente rimarranno aperti”. Saranno aperti, ad esempio, gli impianti aderenti all’Asnali, l’Associazione nazionale autonoma liberi imprenditori, i cui associati non aderiranno alla protesta. Fegica, inoltre, ricorda che chi sciopera chiude tutto, quindi anche le pompe self-service. Di contro, chi resta aperto assicura tutti i servizi normalmente offerti.

Inoltre, in autostrada, anche nel caso di un impianto di carburanti chiuso, i servizi di ristorazione sono indipendenti e resteranno aperti. In più, per la rete stradale potranno essere individuati impianti sulla scorta di espresse richieste da parte delle prefetture competenti, per consentire i rifornimenti a mezzi di Amministrazioni ed Enti pubblici (soccorso di polizia o di pronto intervento) che non dispongano di autonome capacità di rifornimento. Per la rete della viabilità ordinaria urbana ed extraurbana, dovrà essere mantenuto in servizio un numero di stazioni di rifornimento non inferiore al 50 per cento degli esercizi aperti nei giorni festivi secondo i turni programmati. L’individuazione di tali stazioni dovrà essere effettuata dal prefetto per la viabilità urbana e per quella extraurbana. Per la rete autostradale, escluse le diramazioni, dovranno essere garantite le prestazioni indispensabili assicurando i servizi di emergenza e i rifornimenti dei mezzi di soccorso e di polizia.

Le stazioni di servizio in funzione nell’autostrada dovranno rimanere aperte in misura non inferiore ad una ogni cento chilometri; l’individuazione delle stazioni di servizio, di cui è comandata l’apertura, dovrà essere effettuata dai presidenti delle Regioni interessate o da un loro delegato.