Ayatollah go away

Yankee go home” è lo slogan anti Usa gridato nelle innumerevoli manifestazioni organizzate dal 1970 in poi da tutti i movimenti politici antiamericani sostenuti da comunisti, cattolici o camerati che fossero; insomma, dalla guerra in Vietnam prolungata da Richard Nixon sino all’ultima occupazione “boots on the ground” con la ritirata dall’Afghanistan, lo slogan di cui sopra è riecheggiato in tutte le piazze italiane a rimarcare che lo sbandierato intento di esportare la democrazia con la forza delle armi era solo la foglia di fico della volontà di dominio territoriale degli Stati Uniti.

Ma con il tempo queste agguerrite manifestazioni sono andate scemando. Anzi, a mano a mano che gli americani hanno diminuito la loro presenza nello scacchiere della geopolitica, nel caotico disordine della prorompente globalizzazione tecnologica ed economica del secondo millennio, si sono imposte quali potenze locali altre nazioni guidate da autocrazie spregiudicate. E così, al sorgere di questo ultimo millennio, invece di assistere al progresso della democrazia contestualmente alle innovazioni tecnologiche capaci di far fronte alle esigenze di una popolazione mondiale pari a 8 miliardi di individui, abbiamo a che fare con il proliferare dei satrapi, sempre uno in più in giro per il mondo. E le motivazioni toccano le corde più sensibili delle popolazioni sottomesse, in un misto di argomentazioni volte all’occupazione di postazioni geopolitiche strategiche e all’accaparramento di materie prime essenziali per le nuove tecnologie. Non solo: tutti questi satrapi hanno la faccia tosta di imporre, con la forza delle armi, il cosiddetto loro ordine mondiale e si coalizzano anche con la prospettiva di darsi una propria politica finanziaria, nonché una propria intesa nel concepire uno Stato di diritto a proprio uso e consumo, il tutto in contrapposizione al modello delle democrazie occidentali.

Di fronte a tutto questo scempio del diritto internazionale e della democrazia, in Italia di manifestazioni al grido “despoti go away” non se ne vedono proprio. Anzi, è sempre colpa degli occidentali troppo ingerenti e molestatori degli equilibri interni delle autocrazie, per cui ad esempio si deve registrare un silenzio quasi tombale sulla rivoluzione a mani nude dell’intera popolazione giovanile e femminile iraniana. Non un approfondimento televisivo, non un grido d’allarme del Papa, nessuna azione governativa, né una manifestazione da parte delle forze politiche più organizzate. Insomma, nemmeno un corteo, un girotondo per stigmatizzare la strage di centinaia di persone inermi che chiedono solo la libertà.

Un plauso come sempre va ai Radicali, gli unici ad organizzare manifestazioni contro l’ambasciata e il Governo iraniano (prevista una marcia anche il prossimo 10 dicembre).