Il vento incendiario dei satrapi e lo Stato di diritto

Nei cinque secoli di storia dalla scoperta delle Americhe, la popolazione mondiale ha vissuto molteplici e straordinarie vicende fino al completamento della attuale globalizzazione e intercomunicazione fra genti e luoghi del nostro pianeta unico nell’Universo. Di certo, questo processo ha avuto un comun denominatore: la centralità dell’Europa, per cui il Mediterraneo non sarà stato più il centro del mondo come ai tempi dei Romani, due millenni fa, ma tutta l’evoluzione delle vicende storiche nonché il progresso delle tecnologie, che hanno rimpicciolito il nostro pianeta, sono passate dal Continente europeo. Eppure, oggi l’evolversi della globalizzazione, quasi senza regole, e anche soprattutto lo sviluppo demografico squilibrato, ma fondamentale per le prospettive economiche dei vari Continenti del pianeta Terra, ci danno la prospettiva di un’Europa in declino, quanto meno non più ombelico del mondo.

D’altra parte, purtroppo, l’evoluzione democratica dei sistemi governativi europei e nordamericani non è riuscita a diffondersi negli altri Continenti, anzi, gli strumenti del colonialismo e dell’imposizione militare si sono dimostrati spesso controproducenti. Semmai, la globalizzazione disordinata e la pressione demografica, nonché il background di altre civiltà, culture e sistemi governativi hanno favorito l’incremento e lo sviluppo di numerose autocrazie, che sopravvivono grazie alla repressione delle opposizioni interne e a una politica estera aggressiva, anzitutto per scongiurare la contaminazione democratica dei territori limitrofi quale minaccia fisica della loro esistenza.

E così al sorgere di questo ultimo millennio, invece di assistere al progresso della democrazia contestualmente alle innovazioni tecnologiche capaci di far fronte alle esigenze di una popolazione mondiale pari a 7 miliardi di individui, abbiamo a che fare con il proliferare dei satrapi, sempre uno in più in giro per il mondo. E le motivazioni toccano le corde più sensibili delle popolazioni sottomesse, in un misto di argomentazioni populiste e sovraniste volte all’occupazione di postazioni geopolitiche strategiche e all’accaparramento di materie prime essenziali per le nuove tecnologie. Non solo: tutti questi satrapi hanno la faccia tosta di imporre, con la forza delle armi, il cosiddetto loro ordine mondiale e si coalizzano anche con la prospettiva di darsi una propria politica finanziaria, nonché una propria intesa nel concepire uno Stato di diritto a proprio uso e consumo, il tutto in contrapposizione al modello delle democrazie occidentali.

Appare quindi inevitabile la necessità di rafforzare la Corte penale internazionale dell’Aja contro i crimini di guerra e i genocidi per ribadire lo Stato dei diritti civili dei singoli individui contro quello della prepotenza e delle armi, oltre alla necessità di rafforzare il fronte Atlantico oggi identificato dalla Nato, organizzazione intergovernativa di difesa e deterrenza nei confronti di qualsiasi azione di prevaricazione bellica. All’interno di essa, fondamentale deve essere il ruolo di un’Europa degli Stati, federale, fondata su nuovi trattati per un soggetto governativo dotato non solo di unica moneta, ma anche di unica politica fiscale, unica politica estera e unico esercito. Insomma, un’entità governativa forte economicamente e politicamente, inclusiva e autonoma dal punto di vista energetico e tecnologico.

A questo bisognerà che il futuro Governo si prodighi con forte pragmatismo, autorevolezza, credibilità. Ed è auspicabile che il voto elettorale del prossimo 25 settembre consenta la continuità di questa operatività, tenendo conto che le democrazie prevedono il ricambio delle classi dirigenti. Viceversa, le autocrazie dopo il satrapo prevedono il nulla e la guerra civile, se non si appoggiano e si sostengono dovutamente le opposizioni democratiche.