Strage di Bologna: 42 anni in attesa di verità

Oggi 2 agosto si commemora una delle pagine più tragiche della storia italiana.

Al dramma delle vittime e dei parenti, si somma quello della società civile tutta, che ancora attende risposte.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha affermato: “L’ordigno che 42 anni or sono uccise a Bologna persone casualmente presenti quella mattina alla stazione ferroviaria, risuona ancora con violenza nel profondo della coscienza del Paese. Fu un atto di uomini vili, di una disumanità senza uguali, tra i più terribili della storia repubblicana. Un attacco terroristico che pretendeva di destabilizzare le istituzioni democratiche e seminare paura, colpendo comuni cittadini impegnati nella vita di tutti i giorni”. Come non condividere tali affermazioni.

Poi prosegue: “Nel giorno dell’anniversario il pensiero si volge anzitutto ai familiari, costretti a patire il dolore più grande, che hanno saputo trasformare in impegno civile, per testimoniare all’intera società che le strategie del terrore mai prevarranno sui valori costituzionali della convivenza civile. L’azione solidale dei familiari merita la gratitudine della Repubblica”.

“La loro tenacia ha sostenuto l’opera di magistrati e di servitori dello Stato che sono riusciti a fare luce su autori, disegni criminali, ignobili complicità”. A conclusione del suo discorso, però, aggiunge: “La matrice neofascista della strage è stata accertata in sede giudiziaria e passi ulteriori sono stati compiuti per svelare coperture e mandanti per ottemperare alla inderogabile ricerca di quella verità completa che la Repubblica riconosce come proprio dovere”.

Caro Presidente, vorrei dirle che la matrice neofascista della strage è stata dichiarata in sede giudiziaria con processi che gridano vendetta al cospetto del Signore. L’ultimo in ordine di tempo è quello che vede imputato Gilberto Cavallini (ne ho scritto qui). Da quell’articolo sono passati più di due anni eppure ancora rimangono senza risposta le stesse domande: perché non si è voluto proseguire nelle indagini sul lembo facciale inizialmente attribuito ad una delle vittime, Maria Fresu, che successivamente è risultato non essere suo? Perché, nonostante le dichiarazioni di diversi parlamentari di schieramenti politici opposti, non è stata chiesta la desecretazione di alcuni documenti che sconfesserebbero la matrice fascista della strage? E ancora, perché giudici e giornalisti notoriamente non di destra nel corso di questi anni avrebbero scritto libri per ribadire una tesi contraria a quelle dei propri partiti di appartenenza? Perché non si è riusciti a risalire ai mandanti?

Il giorno in cui verranno date risposte a queste ed altre domande scomode (pensiamo ad Ustica oppure alle stragi dove hanno perso la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, solo per citare un paio di esempi eclatanti), sarà forse il giorno in cui finalmente saremo un passetto più vicini alla verità. Quel giorno potremo assaporare la decenza di portare vero rispetto nei confronti di tutte le vittime. Fino ad allora, chiunque abbia a cuore quella stessa decenza, continuerà a non farsi bastare le dichiarazioni di comodo (anche e soprattutto quando vengono da una certa magistratura compiacente). E nella società civile tutta, sono in tanti che stanno aspettando.