Elezioni regionali nel Lazio: è caos Pd

Più che il tempo delle mele è il momento degli schiaffi. È caos nel Partito Democratico in vista delle elezioni regionali del Lazio, in programma il prossimo anno. Mal di pancia che fanno rumore e che non possono essere placati con un cucchiaio di sciroppo. Tentativo, questo, messo in atto da Enrico Letta. Ma gli strappi da ricucire non sono pochi.

Tutto parte dalla direzione regionale ad alta tensione di lunedì, con le anime democratiche in ordine sparso. Letta cerca di raffreddare i bollori e si rivolge a Bruno Astorre, segretario regionale del Pd (Areadem) chiedendo “di proseguire nella messa a punto del programma e della coalizione e di spostare all’autunno la designazione della candidatura”. Contestualmente, gli ha chiesto di lavorare per l’unità interna al Partito, “ricercando le massime convergenze possibili”.

Però la compattezza latita: da una parte c’è chi chiede le primarie (mai formalizzate) per la scelta del candidato, dall’altra chi vede di buon occhio il cosiddetto “metodo Roma”, cioè un confronto aperto per individuare il candidato unitario, come accaduto per Roberto Gualtieri, attuale sindaco di Roma. E per le Regionali del Lazio, in tal senso, il nome spuntato fuori dal cilindro è quello di Enrico Gasbarra, ex presidente della Provincia. Astorre, va detto, resta isolato nella sua posizione, quella di primarie aperte con un ventaglio di candidati democratici, mentre intorno soffia il vento e infuria la bufera.

La questione sulle candidature, probabilmente, tornerà in auge dopo gli aperitivi dell’estate. Mentre due nomi già da tempo circolano senza freni. Uno è quello di Daniele Leodori, vicepresidente della Regione Lazio e di Alessio D’Amato, attuale assessore regionale alla Sanità. Il primo rientra in Areadem (nello scacchiere di Dario Franceschini, per capirci): si tratta di una componente di cui fa parte pure Astorre. D’Amato, con un passato in Rifondazione, non è iscritto al Pd. Su di lui strizzano l’occhio da Carlo Calenda a Esterino Montino, sindaco di Fiumicino e vicepresidente della Regione ai tempi di Piero Marrazzo.

Nel mezzo, però, ci sono gli interventi dei pesi massimi. Marco Miccoli, nella segreteria ai tempi di Nicola Zingaretti, esordisce così: “O si dirige il partito o si dirige la propria parte di partito. Entrambe le cose non si possono fare”. Una tirata di orecchie verso Astorre che non lascia spazio a interpretazioni. Enzo Foschi, sul Foglio, sbotta: “Da parte di Astorre c’è stata una chiusura incomprensibile su qualsiasi mediazione”. Per chiarezza: Foschi è il vice di Astorre. E Calenda, quindi Azione, non è disponibile per l’ipotesi primarie. L’idea è che per ottenere il successo nel Lazio servirà una coalizione bella larga. Ma adesso le tinte sono più scure che chiare.

Aggiornato il 07 luglio 2022 alle ore 14:59