Concessioni balneari, c’è l’intesa. Meloni: “Accordo ridicolo”

Tutto bene, anzi no. Se da un lato c’è l’intesa di maggioranza sulle concessioni balneari, dall’altro Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, alza il termometro del dibattito, con una entrata a gamba tesa: “Accordo ridicolo e vergognoso”. Il testo finale, come puntualizzato dai bene informati, rimanda ai decreti attuativi la definizione degli indennizzi, però senza riferimenti all’avviamento dell’attività, alle perizie e scritture contabili, al valore dei beni. Adesso l’emendamento finisce sul tavolo della commissione Bilancio del Senato per il parere. Seguirà il voto in commissione Industria di Palazzo Madama, per completare l’iter dell’esame del Ddl Concorrenza.

L’ira di Giorgia

Come detto, Giorgia Meloni storce il naso. E mette la sua rabbia nero su bianco: “Rimandare la questione degli indennizzi addirittura al Governo, con il rischio più che concreto che questi vengano fortemente osteggiati dalla Commissione europea e non vedano mai la luce, vuol dire lasciare totalmente senza tutele i concessionari attuali, che si vedranno in buona parte espropriate le loro aziende a favore delle multinazionali straniere. Ora lo Stato espropria i privati a vantaggio di altri privati, più grandi e più forti”.

Non esistono mediazioni”

Sulla stessa linea Lino Ricchiuti, vice-responsabile del Dipartimento Imprese e Mondi produttivi di FdI: “Non esistono mediazioni sul tema delle concessioni balneari. Un Governo con un minimo di schiena dritta dovrebbe dire alla Commissione della Unione europea che la Bolkestein non si applica alle spiagge, in quanto rientrano nella tutela e salvaguardia dei nostri confini nazionali e che, pertanto, sono fuori dalla legge sulla concorrenza. I canoni sono bassi? Li si adegui senza espropriare 30mila aziende – evidenzia – che creano centinaia di migliaia di posti di lavoro, senza considerare l’indotto di aziende locali loro fornitori che a loro volta sarebbero tagliate fuori una volta che le stesse finiscano in mano alle multinazionali”.

La posizione di Lega e Forza Italia

In una nota congiunta, i capigruppo al Senato di Forza Italia e Lega, Anna Maria Bernini e Massimiliano Romeo, raccontano: “Sui balneari sono stati fatti passi in avanti, che sbloccano la discussione del disegno di legge Concorrenza. In particolare, per noi era fondamentale che venisse accolto, senza definizioni che ne limitassero la portata, il principio degli indennizzi per le imprese che dovessero perdere la concessione. È stata prevista anche la possibilità di tempi più lunghi rispetto alla scadenza di fine 2023 in caso di contenziosi o di oggettive difficoltà che si dovessero registrare sui territori. Altro aspetto su cui abbiamo lavorato – notano – è stato quello della definizione dei caratteri di premialità, fondati sul riconoscimento dell’esperienza tecnica e professionale già acquisita; sulla natura dell’impresa: micro, piccola o a condizione familiare, che possa trarre dalla concessione l’unica fonte di reddito”. E poi “sulla tutela dei lavoratori, promuovendone la stabilità e sulla promozione dell’imprenditoria giovanile e femminile. Per tutelare il valore e l’attività delle imprese italiane, che rappresentano una risorsa fondamentale per il turismo e per l’economia del nostro Paese, occorre sì cancellare le furbizie, verificando il valore reale delle concessioni, ma vanno assolutamente evitate ingiustizie”. Non solo: “Le imprese balneari rappresentano una specificità italiana. Lega e Forza Italia continueranno a seguire l’iter del provvedimento e dei decreti delegati e anche negli anni a venire per tutelare il valore economico, occupazionale, imprenditoriale e sociale di questo patrimonio del nostro Paese”.

I soliti Pd e M5S

Non potevano mancare i commenti del Partito Democratico e del Movimento Cinque Stelle. Per i primi ecco Debora Serracchiani e Piero De Luca, rispettivamente capogruppo e vice alla Camera in quota dem: “Siamo molto soddisfatti del risultato raggiunto. Si tratta di un punto di equilibrio molto avanzato per definire una normativa ragionevole, in linea con i principi europei e costituzionali, che consenta di avviare in tempi certi ma ragionevoli il rinnovo dell’affidamento delle concessioni balneari, tutelandone in modo adeguato l’affidamento maturato, il valore dell’azienda, la professionalità acquisita e gli investimenti fatti, con la previsione anche di un apposito, necessario, indennizzo da parte dei concessionari eventualmente subentranti. Si prevedono poi garanzie fondamentali per le piccole e medie imprese del settore – vanno avanti – in gran parte a conduzione familiare, per la forza lavoro, così come per la protezione dell’ambiente, della salvaguardia del patrimonio culturale. È una buona notizia per il Paese l’accordo raggiunto. Ora acceleriamo nelle riforme necessarie per l’attuazione del Pnrr”. Strizzano l’occhio pure i pentastellati, che in un comunicato spiegano: “Dopo 16 anni dalla Direttiva Bolkestein la riforma delle concessioni balneari è oggi realtà. La riforma è in linea con le indicazioni delle massime Corti dello Stato, intervenute proprio perché le forze politiche negli anni non hanno saputo trovare un accordo. Accordo che oggi c’è proprio per la tenacia del Movimento Cinque Stelle che, tutelando tutti gli interessi in gioco, ha premuto affinché il compromesso non fosse al ribasso. La proroga inserita di un anno non è generale e automatizzata come si è fatto negli anni precedenti; è limitata soltanto nel caso in cui, per compravate difficoltà, i Comuni riscontrino difficoltà nel fare le gare. Questo in ogni caso – terminano – non incide sul disegno generale della riforma: occorre sottolineare che questa riforma deve portare alla parità di accesso per le imprese alla gestione del demanio, la valorizzazione degli investimenti certificati, la riduzione del costo degli ombrelloni e la tutela dell’accesso libero al mare. Adesso attendiamo i decreti attuativi, che dovranno essere emanati a fine anno, per cominciare già le gare nel 2023”.