Super Green pass sempre… anche no

Super Green pass ovunque? Non proprio. Ci sono situazioni dove non sarà necessario: questo quanto emerso dal Dpcm in stesura e che si lega al recente decreto (dove si parla dell’obbligo vaccinale per gli over 50). In pratica, non verrà richiesto il certificato rafforzato nei supermercati (sono esclusi i centri commerciali), dal medico, nelle edicole, dal veterinario. In questi casi, basterà mostrare la certificazione base, quella che si ottiene con un tampone.

Dove serve il Super Green pass?

Detto ciò, va segnalato che ormai dal 10 gennaio è ricca la lista dei luoghi dove è fondamentale essere in possesso del Super Green pass, che viene rilasciato a chi è vaccinato o chi è guarito dal Covid. Quindi è necessario sui mezzi pubblici, ma anche per accedere nelle piscine, negli alberghi, nelle piste da sci, negli stadi, nei locali al chiuso, nella ristorazione al banco, per mostre e musei, centri benessere (salvo che per livelli essenziali di assistenza e attività riabilitative o terapeutiche), parchi divertimento, sale scommesse, sale gioco, bingo, casinò, al chiuso per centri culturali, centri sociali e ricreativi (esclusi i centri educativi per l’infanzia). Non va dimenticato che in zona bianca (ma pure in quella gialla e in quella arancione) per accedere ad alcune attività e a determinati servizi, fino al 31 marzo 2022, la certificazione rafforzata servirà pure nella ristorazione al banco nei locali al chiuso. Sempre fino al 31 marzo 2022, si potrà accedere alle strutture socio-assistenziali, residenziali, socio-sanitarie, hospice con il Green pass rafforzato e test antigenico – rapido o molecolare – eseguito nelle 48 ore precedenti, con esito negativo. Oppure con la terza dose di vaccino.

Nuove misure dal 20 gennaio

Il Green pass base servirà per accedere ai servizi postali, bancari e alla persona, negli uffici pubblici, nelle attività commerciali (salvo eventuali eccezioni che saranno indicato con un atto successivo). Insomma, per recarsi dal parrucchiere, dall’estetista, in banca e nei centri commerciali bisognerà avere il Green pass semplice, ovvero l’obbligo – fino a questo momento non previsto – di essere vaccinati, guariti o in possesso dell’esito di un tampone negativo.

Cosa succede dal 15 febbraio

L’obbligo vaccinale è introdotto dal decreto per chi ha compiuto 50 anni. Per chi è impiegato nel settore pubblico e in quello privato, con 50 anni di età, servirà il Green pass rafforzato per accedere ai luoghi di lavoro a partire dal 15 febbraio fino al 15 giugno. Senza limiti di età, l’obbligo vaccinale riguarda anche al personale universitario così equiparato a quello scolastico. Nel dettaglio: “L’obbligo non sussiste in caso di accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal medico vaccinatore, nel rispetto delle circolari del ministero della Salute in materia di esenzione dalla vaccinazione anti Sars-Cov-2; in tali casi la vaccinazione può essere omessa o differita. L’avvenuta immunizzazione a seguito di malattia naturale, comprovata dalla notifica effettuata dal medico curante, determina il differimento della vaccinazione”. Una chiosa: chi non è ancora vaccinato dovrà effettuare la prima dose del vaccino entro il 31 gennaio, per poter così ottenere un Green pass rafforzato valido a partire dal 15 febbraio.

I dati del Gimbe

“Ci troviamo in una fase estremamente critica della pandemia in cui distorte narrative ottimistiche appannano l’insufficienza delle misure per rallentare la curva dei contagi e sottovalutano i rischi per la salute e per l’economia”. Così Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, nel commentare i recenti dati, che registrano – nella settimana dal 5 all’11 gennaio – 483.512 nuovi vaccinati (+62,1 per cento) rispetto ai 298.253 della settimana scorsa. Una crescita che si focalizza, in particolare, nella fascia di età 5-11 anni (267.412; +53,3 per cento) e quella 12-19 anni (61.778; +65,5 per cento). Di contro, l’introduzione dell’obbligo vaccinale per gli over 50 – per adesso – non mostra grandi effetti: in questa fascia di età i nuovi vaccinati sono 73.690. Allo stesso tempo, per la Fondazione, all’11 gennaio ci sono 8,61 milioni di persone senza nemmeno una dose, di questi 2,21 milioni sono over 50 ad elevato rischio di malattia grave e ospedalizzazione.

Le parole di Cartabellotta

“L’ingente numero di nuovi casi, in continua crescita, dopo aver mandato in tilt i servizi territoriali sta determinando la saturazione degli ospedali, con limitazione degli interventi chirurgici programmati e la riduzione delle capacità assistenziali, anche perché il personale sanitario è allo stremo – confessa Cartabellotta – l’enorme numero di positivi sta paralizzando numerosi servizi essenziali: dai trasporti alla scuola, dalla sanità agli uffici pubblici. Infine, a meno di “iniezioni” di posti-letto o di modifica dei criteri per classificare i pazienti Covid ospedalizzati, entro fine mese numerose regioni andranno in zona arancione e qualcuna rischia la zona rossa. Un colore che certificherebbe il fallimento nella gestione della quarta ondata, nonostante la disponibilità di vaccini molto efficaci nel prevenire la malattia grave”.

Sovraffollamento e contagi nelle carceri

Intanto arriva un allarme dall’associazione Antigone: “Sono oltre 1.500 i detenuti positivi al Covid-19 negli istituti di pena italiani (per la precisione 1.532). Erano meno di 200 all’inizio di dicembre. A loro si aggiungono i quasi 1.500 operatori (agenti e funzionari), anch’essi contagiati dal Coronavirus. La variante Omicron – spiegano – ha portato a una impennata dei contagi anche in carcere, dove la popolazione detenuta non ha ancora ricevuto nella sua interezza la terza dose del vaccino (va ricordato che i detenuti, alla partenza della campagna vaccinale furono inseriti tra le categorie prioritarie) e la cui situazione di salute, in molti casi, non è ottimale a causa di patologie pregresse. A questo quadro – vanno avanti – si aggiungono le informazioni che arrivano da alcuni istituti, dove pare sia saltata la possibilità di separare positivi e negativi per l’assenza di spazi dove spostare proprio chi risulta contagiato. Inoltre, in altri casi, pare che le direzioni abbiano smesso di fornire mascherine nuove ai reclusi. Aumenta la preoccupazione, anche a fronte di un numero di persone ristrette che, dopo il calo registrato allo scoppio della pandemia, ha ripreso lentamente a salire fino a tornare stabilmente sopra i 54mila reclusi, a fronte di una capienza ufficiale di 50mila posti (ma quella effettiva sappiamo essere inferiore per via di reparti chiusi o in ristrutturazione).

Bambini ricoverati non vaccinati

L’ultima questione emersa è quella dei minori. Con un dato: il 76 per cento dei ricoveri in area medica, tra i 5 e i 18 anni, vede pazienti non vaccinati. C’è dell’altro: il 69 per cento dei ricoveri in area intensiva dei piccoli fino a 4 anni registra bambini che hanno genitori non vaccinati. Questo quanto indicato dall’Aopi, l’Associazione degli ospedali pediatrici italiani, con il suo monitoraggio settimanale. Dati che per Alberto Zanobini, presidente di Aopi “ci spingono a lanciare con convinzione un appello: è importante vaccinare al più presto tutti i bambini. E per quelli che sono in una fascia di età che ancora non può accedere alla vaccinazione, è importante che siano i genitori a proteggerli, vaccinandosi”.