Green pass: una proposta alternativa

In questi giorni non si fa che discutere di “Green pass”, il certificato vaccinale rilasciato ai soggetti immunizzati contro il Covid-19. Ben presto, infatti, potrebbe diventare uno strumento di fondamentale importanza nelle nostre vite. Una parte del Governo starebbe caldeggiando l’ipotesi di introdurre l’obbligo di possedere questo documento (e quindi di vaccinarsi) come requisito per poter accedere a bar, ristoranti, alberghi, palestre, piscine, mezzi di trasporto, eventi e manifestazioni.

Coloro che non ne disponessero – perché non ancora vaccinati o non intenzionati a vaccinarsi – potrebbero entrare nei locali solo dopo aver fatto un tampone con esito negativo. Abbastanza severe le sanzioni che l’Esecutivo sembra stia pensando di adottare contro i trasgressori: quattrocento euro di multa e la chiusura del locale per cinque giorni.

Non si è fatta attendere la levata di scudi da parte di Lega e Fratelli d’Italia che parlano di “ipotesi agghiacciante”. Giorgia Meloni ritiene infatti che una eventuale misura di questo tipo sarebbe una intollerabile violazione della libertà individuale. Nessuno può imporre un certo comportamento, men che meno lo Stato, dice la presidente di Fratelli d’Italia: sarebbe da regimeorwelliano”. Inoltre, la stessa Meloni teme che un simile provvedimento possa danneggiare settori già duramente provati dalle restrizioni, come quello della ristorazione o del turismo.

Matteo Salvini, dal canto suo, denuncia la proposta come folle e rassicura sulle intenzioni del premier Mario Draghi, il quale – a detta del leader leghista – non ama gli estremismi di nessun tipo e quindi non sarebbe propenso nemmeno all’adozione di un sistema di controllo tanto severo. Ora, è indubbiamente vero che bisogna garantire a ciascuno la libertà di scegliere; che bisogna rispettare la volontà di ogni individuo di disporre della sua vita e della sua salute e che nessuno può essere obbligato a sottoporsi a un trattamento sanitario. È giusto lasciare a tutti la possibilità di scegliere se vaccinarsi oppure no. Ciò non vuol dire, però, che non si possano mettere le persone dinanzi alla responsabilità delle loro scelte.

Il diritto di non vaccinarsi, infatti, finisce dove inizia quello degli altri di non essere infettati. Non esiste la libertà di contagiare gli altri, ma esiste il diritto di proteggere la propria salute, corollario necessario del fondamentale diritto alla vita. Da questo punto di vista, dunque, se lo Stato non può imporre a nessuno l’obbligo del vaccino, dall’altro può sicuramente stabilire delle misure per garantire l’incolumità di coloro che – in maniera responsabile e affidandosi alla scienza e non alle baggianate che si leggono sui social – hanno voluto vaccinarsi proprio per tutelare se stessi e i propri cari.

In un sistema sanitario simile a quello americano – con le prestazioni sanitarie pagate dalle assicurazioni – probabilmente i “no-vax” avrebbero visto lievitare il costo delle loro polizze: le assicurazioni avrebbero violato la libertà di quei soggetti di non vaccinarsi? No, avrebbero semplicemente tutelato se stesse e i propri interessi: a un investimento più rischioso corrisponde la richiesta di maggiori garanzie.

Su una cosa, tuttavia, sono d’accordo con la Meloni (che dovrebbe coltivare di più questo suo occasionale “spirito libertario”, invece di ricordarsene solo quando conviene la virtù): lo Stato non può imporre alcun tipo di comportamento. Ma se non può obbligare i “no-vax” a vaccinarsi, nemmeno indirettamente, attraverso il green pass, allora non può obbligare nemmeno i vaccinati ad avere a che fare con chi vaccinato non è. Quello che i pubblici poteri dovrebbero fare è limitarsi a riconoscere agli esercenti, e ai titolari di qualsivoglia attività, il diritto di non relazionarsi con i non vaccinati, di non intrattenere con loro alcun genere di rapporto, di escluderli dalla loro sfera d’influenza, se pensano che la loro presenza possa costituire un problema.

Non c’è bisogno di una certificazione resa obbligatoria dallo Stato per partecipare a determinate attività: basterebbe lasciare a tutti (bar, alberghi, palestre, piscine, ristoranti, scuole, università, aziende, organizzatori di eventi e manifestazioni) la facoltà di scegliere autonomamente il da farsi in questo senso. Basterebbe lasciare a ciascun esercente, proprietario o dirigente di attività, il diritto di scegliere se ammettere o no persone non vaccinate all’interno del loro locale, se intrattenere o meno relazioni economiche con loro, ed eventualmente di stabilire autonomamente le condizioni perché tale scambio (denaro in cambio di un servizio) abbia luogo.

Se un albergatore di Venezia non volesse ospiti non vaccinati per garantire maggior sicurezza agli altri clienti, ebbene lo Stato dovrebbe lasciargli il diritto di non accoglierli nella sua struttura, di chiedere alle persone che volessero soggiornare un certificato che attesti la vaccinazione avvenuta o un tampone negativo, ed eventualmente di allontanarli dalla stessa laddove non soddisfacessero le condizioni richieste. Al contrario, se un barista di Firenze volesse accettare chiunque nel suo locale, ciò dovrebbe essergli consentito.

Ovviamente, se tali strutturetolleranti” si trasformassero in focolai d’infezione, i titolari verrebbero chiamati a risponderne legalmente e i loro locali verrebbero chiusi (e non solo per cinque giorni). Come pure coloro che si infettassero in seguito alle loro scelte rischiose non dovrebbero ricevere alcuna cura gratuita: verrebbero solo messi in isolamento e dovrebbero provvedere di tasca loro alle spese sanitarie.

In un contesto socio-relazionale basato sulla più ampia libertà individuale emergono e si affermano sempre i comportamenti più responsabili e vantaggiosi. Il caso di specie non farebbe eccezione, poiché la scelta dei consumatori finirebbe per premiare tutte quelle attività e quelle strutture capaci di fornire loro maggiori garanzie relativamente alla loro salute. E tutte le altre, alla fine, finirebbero per adeguarsi sempre che non vogliano diventare delle “attività-ghetto” o restare con una manciata di clienti e con un volume d’affari molto limitato.

Tale principio dovrebbe valere in generale, e non solo per il caso dei vaccini. La libertà di non vaccinarsi – come tutte le altre libertà individuali – è sacrosanta, ma la stessa cosa vale per l’altrui libertà di tutelare se stessi e la propria salute in tutti i modi che ritengono opportuni.