La lunga stagione delle cicale

Commentare ciò che sa dire, più che proporre concretamente, la sinistra italiana sta diventando persino noioso poiché, alla fine, si tratta sempre delle stesse litanie. Nell’attuale situazione economica e finanziaria, però, anche i partiti di Governo sembrano allinearsi alle posizioni più stantie della sinistra. Questa, da quando è all’opposizione, non fa altro che chiedere più risorse per questo e per quello, cioè comunicare agli italiani che, se fosse al Governo, sarebbe molto più generosa in merito ad interventi finanziari di Stato a supporto delle mille e mille esigenze o urgenze che sempre si presentano. È ovvio, come sanno anche gli asini, che per generare più risorse senza, al momento, alzare le imposte e le tasse, c’è solo una strada, amorevolmente definita come “scostamento di bilancio”, ossia l’aumento della spesa e quindi del deficit.

Proprio in questi giorni, d’altra parte, l’Europa ha comunicato che il rapporto fra deficit e Pil è, per l’Italia, ancora superiore al limite stabilito del 3 per cento nonostante la politica finanziaria del Governo l’abbia abbassato di molto. Sta di fatto che, se il Governo ascoltasse le pressioni della sinistra circa le “maggiori risorse” da assegnare a varie finalità sociali o imprenditoriali, la percentuale del deficit sul Pil sarebbe decisamente più alta.

Ma ora c’è la questione della possibile e inaspettata crisi economica dovuta alle conseguenze degli eventi bellici in corso. Stupisce, o forse no, che, di fronte alle difficoltà che si stanno rilevando e a quelle che potrebbero arrivare, tutto il mondo politico implori la Commissione europea di consentire, appunto, uno “scostamento di bilancio”, ossia un provvedimento, definito come saggio, la cui ricaduta sarebbe immediata proprio sul deficit e, successivamente, sul debito pubblico.

Che la cosa non dispiaccia all’opposizione è ovvio poiché, per questa via, potrebbe indicare come fallimentare la politica economico-finanziaria del Governo. Ma che la tesi dello scostamento sia sostenuta anche dal Governo stesso è davvero triste perché le venature liberali degli ambienti economici governativi sembravano promettere maggiore lungimiranza.

Sono certo che, almeno in Forza Italia, molti si rendono conto che vanificare gli sforzi di quattro anni di rigore nei conti non sia una condotta degna di una politica di alto livello, ma, stando alle varie dichiarazioni, pare che anche nel partito che ama definirsi liberale, non abbondi il coraggio. Perché parlare di coraggio? È semplice: dietro una politica economica rigorosa che metta al primo posto il debito pubblico da abbattere, e dunque anche il deficit che lo genera, si staglia l’immagine incubo per qualsiasi partito italiano: l’austerità, ossia una misura che fa perdere voti.

Si sa che gli economisti hanno pareri diversi circa l’opportunità del cosiddetto deficit spending che sicuramente in alcuni casi può effettivamente avere esiti positivi. Ma c’è da chiedersi se in un Paese come l’Italia attuale si possa parlare di una simile situazione e se il danno che proverrebbe da nuovo deficit non sia più grave di quello arrecato dalla crisi odierna.

C’è chi, con una disinvoltura degna di miglior causa, dice che, in fondo, uno scostamento di bilancio produrrebbe “solo” uno zero virgola due per cento di perdita del Pil, senza chiedersi cosa accadrebbe, fra l’altro, se una misura del genere, vera e propria droga finanziaria, si rivelasse insufficiente di fronte al peggiorare delle circostanze economiche internazionali. Creato l’ennesimo precedente dovremmo passare ad ulteriori misure chiamate “espansive” ma in realtà depressive, soprattutto per il futuro dei conti nazionali e delle future generazioni? Ma, poi, cosa significa austerità?

Siamo sinceri: opporvisi significa illudere la popolazione che può continuare a vivere come se la crisi non esistesse, mentre andrebbe messa al corrente della gravità, quella odierna e quella possibile in futuro, e dell’inevitabilità di ridurre le spese inutili o accessorie. Riservando gli aiuti di Stato, e privati, a chi corra davvero seri rischi di scivolamento nell’indigenza e non solo di pagare di più la benzina.

La stessa Commissione europea ha osato ricordare alcune misure di risparmio proponendo l’uso del trasporto pubblico o della bici, l’adozione del car sharing e la riduzione dei consumi anche attraverso la moderazione delle velocità dei mezzi privati. Apriti Cielo! Basta guardarsi attorno per constatare come le nostre strade siano invase da automobili sempre più grosse, dai costi crescenti, che non fanno altro che esibirsi e superarsi sulle tangenziali e le autostrade e intasare le vie e le piazze italiane. Una manifestazione quotidiana di avversione radicale a qualsiasi forma di austerità e in attesa, semmai, di carezzevoli e necessariamente ridicoli aiuti di Stato. Aiuti che, del resto, dovranno poi essere ovviamente ripagati attraverso mille tecniche fiscali, facendo rientrare dalla finestra l’austerità orgogliosamente scacciata dalla porta.

Aggiornato il 24 aprile 2026 alle ore 10:06