L’ayatollah Grillo

Dunque, come era prevedibile che accadesse, l’avvocato delle cause perse e l’ayatollah degli onesti, strenuo difensore del regime cubano, hanno trovato un accordicchio per evitare la scissione dell’atomo all’interno del Movimento Cinque Stelle. In sostanza questa ridicolaggine di intesa, in cui di fatto Beppe Grillo mantiene il potere assoluto di una guida spirituale in vigore nei regimi religiosi, non modifica di una virgola la demenziale impostazione politica di una forza parlamentare destinata ad una rapida estinzione. In un Paese normale, e noi purtroppo abbiamo cessato di esserlo da molto tempo, un siffatto partito, anzi non-partito a termini di statuto, avrebbe al massimo ottenuto una rappresentanza di tribuna, come si suol dire, non certamente la valanga di voti che nel 2018 hanno proiettato la loro avanguardia di scappati di casa nella stanza dei bottoni.

Ovviamente, come si accorse Pietro Nenni quando dette vita al primo Governo di centrosinistra, entrare nella stanza dei bottoni non significa poterne disporre a piacimento: bisogna saperli usare. Ma buona parte dell’elettorato italiano, perennemente in caccia del “nuovo”, un nuovo in grado di trasformare il Paese in una sorta di Eldorado a colpi di decreti-legge, ha dato credito alla linea populista dei grillini. Una linea che ha presentato, come fattibili, tesi e proposte assai semplicistiche per problemi dannatamente complessi.

Naturalmente, dopo la disastrosa realizzazione di alcune di queste proposte – su tutte il reddito di cittadinanza, il cosiddetto Decreto dignità e la riforma talebana della prescrizione – è rapidamente iniziata una fase discendente per il M5S. Un periodo che senza l’arrivo del Covid-19, dove i processi politici del Paese hanno subito una sorta di congelamento, avrebbe probabilmente già fatto deflagrare una compagine priva di alcun retroterra culturale, se non quello di un generico richiamo all’onestà.

Tuttavia, una volta che i più hanno potuto sperimentare la siderale distanza esistente tra le inverosimili promesse dei grillini rispetto alla penosa prova dei fatti, le ragioni per continuare a votarli sono completamente cadute, se non per i pochissimi fedeli del dogma religioso incarnato dal comico genovese. Inoltre, la defatigante intesa politica con il Partito Democratico, identificato dal qualunquismo grillesco come il principale responsabile degli italici mali, sta dando il colpo di grazia alla residua credibilità dei pentastellati.

E se tanto ci dà tanto, se prima erano in tanti a cantare il mapim mapom dell’onestà, ora sono rimasti veramente pochi a farlo e sempre di meno saranno. Un altro virus democratico del qualunquismo è destinato a soppiantare quello che ha mandato in orbita le pazze idee di uno showman di piazza.