Sì ma quelli sono in Francia, e da noi?

Lo abbiamo scritto qualche giorno fa: negli Usa, in Francia, in Gran Bretagna si vota e da noi non si riesce nemmeno ad avere una legge elettorale. Avvicinandosi la data del ballottaggio presidenziale francese sembra che la campagna elettorale si debba farla in Italia e che, in mancanza di candidati, di partiti, di legge elettorali per la nostra Repubblica, chi vuol proprio fare politica debba vedersela col voto francese.

E poi l’ulteriore buffonata dell’auto-attribuzione delle parti. Una volta (adesso non lo so) i bambini prima di giocare alla guerra litigavano per la parte da attribuirsi: “No! Io so’ il cowboy! L’Indiani sete voi! No noi siamo l’austriaci (così ancora avaro ai miei tempi) voi siete l’Italiani!...”. Anzi, non so perché si diceva io ero l’indiano...Voi eravate i cowboy. Il passato prossimo si prestava meglio alla mistificazione.

Oggi Matteo Salvini conduce la sua campagna al grido “Io ero Marine Le Pen!”. Silvio Berlusconi “Io ero Macron”. Giuocano alla politica come i bambini giocavano alla guerra. Solo che allora vinceva chi dava più busse e sassate. Oggi vincerà chi avrà scelto di essere (“che era”) il candidato francese giusto. Passata la data delle elezioni degli altri e un paio di giorni di ridicole dichiarazioni dei vincitori nostrani, si tornerà a pensare di vincere le elezioni italiane. Come? Prendendo più voti? Nemmeno per sogno: ognuno pensa di vincere con i voti che ha o crede di avere, ottenendo una legge elettorale che lo favorisca.

In virtù di nuove leggi – chi perde voti acquista seggi”, era la didascalia dell’indimenticabile vignetta di Maccari sul “Mondo” di Pannunzio, in occasione della prima modifica della legge elettorale per le Comunali.

Partiti autoreferenziali, legge elettorale autoreferenziata. E gioco alla democrazia con le elezioni di altri Paesi. Questo è il quadro desolante della nostra Repubblica democratica. Fondata sull’imbroglio.

Aggiornato il 04 maggio 2017 alle ore 19:27