Un paio di anni fa, appena dopo il successo elettorale del ‘movimento’ di Beppe Grillo, avevo commentato l’evento, sicuramente notevole, sulla Gazzetta di Parma mettendo in guardia la marea montante degli elettori grillini circa alcune evoluzioni che avrebbe avuto il fenomeno. Rileggendo oggi alcune previsioni contenute in quell’articolo si ha la prova che, dopotutto, i modelli sociologici talvolta funzionano. Secondo la mia interpretazione, “Ambizioni protagonistiche dell’uno e spirito gregario dell’altro, cordate da una parte e invidie dall’altra porteranno alla luce la verità di sempre: cento deputati e cinquanta senatori non possono fare politica... senza farla. Grillo dovrà urlare e magari scomunicare mille volte per tenere a freno le smanie di questi non-politici che, ben presto, vorranno assumere la stessa, identica veste e lo stesso, identico linguaggio dei politici standard così come sta già accadendo dove essi amministrano”.
Inoltre, era facile prevedere che, gradatamente, il ‘movimento’ avrebbe preso forma organizzativa generando ruoli di controllo dei vari livelli dell’organizzazione. Così, si diceva “…è inevitabile che la strutturazione del movimento lo trasformi in qualcosa di diverso da quanto molti di loro vorrebbero: in agguato c’è la inesorabile legge oligarchica di Roberto Michels e la dottrina delle élites di Gaetano Mosca. Emergeranno gruppi e gruppetti maggiormente orientati a sinistra, altri più orientati a destra e altri ancora orientati solo a se stessi e al proprio successo personale.” Ma, aggiungo oggi, la ‘permanenza dell’élite’ casaleggio-grillina e di pochi altri intimi, dovrà accettare un ampliamento, magari sotto la forma – oggi effettivamente presa - del ‘direttorio’, entro il quale piccoli leader di questo o quel sottogruppo ricevano l’agognato riconoscimento dal capo, peraltro non più del tutto assoluto.
A questo punto il ‘movimento’ avrà assunto la fisionomia geometrica piramidale tipica di tutti i partiti: una base di un paio di decine di migliaia di ‘iscritti’ virtuali via Internet, circa cento, diciamo, fra deputati e senatori, un direttorio, che sa tanto di ‘direzione nazionale’ e, infine, il capo supremo, fino a quando riuscirà a rimanerlo. Già, perché, nel frattempo, si sta creando un’altra formazione classica interna ai partiti: la minoranza organizzata. Proprio a Parma, il sindaco locale ha convocato pochi giorni fa decine di deputati e senatori con lo scopo, evidente ancorché negato con la più tipica ipocrisia del tanto condannato mondo della politica standard, di preparare i presupposti per la legittimazione della minoranza interna. Cosa che, fra l’altro, potrebbe svilupparsi fino alla scissione, se la durezza reattiva alla quale il capo, e l’élite direttoriale’, faranno ricorso per reprimere i ‘deviazionisti organizzati’ risulterà inaccettabile per questi ultimi.
E, in fondo, il capo e l’élite devono essere capiti, in qualche misura. Infatti, la loro patetica ma dura e ostinata difesa della purezza del ‘movimento’, come direbbe Francesco Alberoni, allo ‘stato nascente’, non avrà alternative perché essi sono condizionati dall’illusione di un successo globale a portata di mano ma sicuramente pregiudicato da ogni evento interno di contestazione che gli elettori colgano come segni della politica ‘per correnti’, tipica di un partito qualsiasi.
C’è infine il carattere telematico grazie al quale il ‘movimento’ è nato e cerca di sopravvivere. Si tratta di un carattere che, a differenza di quello territoriale di altri movimenti o quello classista di altri ancora, manifesta tutta la sua natura primitiva, effimera e inaffidabile, proprio nello scontro con una realtà, umana e politica, che va ben oltre i succinti e generici riferimenti immaginati battendo sulla tastiera del computer di casa. stilate sulla tastiera. La retorica e l’illusoria realtà della ‘rete’ ha quindi fornito ali di cera ad Icaro provocandone la caduta proprio quando egli si credeva prossimo al Sole (Il Potere). Una caduta rovinosa e prevista non solo da chi conosce i modelli teorici della scienza politica classica ma anche da chi, ben intenzionato a mandare in Parlamento persone di qualche valore, si sia imbattutto in dichiarazioni come quella che segue, sempre di due anni fa, da parte di una giovane neo-eletta grillina: “noi voteremo valutando le idee: quelle buone sì, quelle cattive no”. Insomma, un programma di sconvolgente intelligenza espresso con parole fortemente diverse da quelle comunemente usate nelle dichiarazioni degli uomini politici...
Il fatto è che il ‘movimento’ ha strappato dalle docili e riparate tastiere del computer di casa giulive fanciulle e maschietti dallo sguardo sognante, ma anche uomini e donne che stanno rivelando la loro appartenenza alle specie dei leoni o a quella delle volpi, per utilizzare le parole di Vilfredo Pareto. Persone che solo con le brevi sentenze e con lo scarso italiano adottato in Internet potevano pensare di aver toccato il Cielo della Verità, blaterando contro ogni casta e ogni incrostazione di clientelismo o corruzione e pensando che, la ‘rete’, avrebbe posto rimedio a tutto perché sa cosa si deve fare e lo farà. Riflettendoci un po’, chiunque avrebbe capito che una ‘selezione della classe politica’ fondata su simili premesse e criteri non avrebbe garantito altro che al rifiuto di ogni contatto, in Parlamento e nel Paese, con qualsiasi altra forza politica o istituzione, per evitare la perdita della purezza movimentista. Ma ora le cose sono cambiate. L’infezione nasce all’interno del ‘movimento’, e proprio a causa della sua chiusura e della conseguente e poco igienica prassi del respirare l’aria già respirata. Senza mai acquisire nulla di veramente nuovo. Intanto, però, l’élite interna si è formata e, grazie ai meccanismi sociali della cooptazione, è destinata a svilupparsi ulteriormente esibendo come obiettivo quello di sempre: prima di tutto, salvare se stessa. Anche a costo di prendere lezione dalle quaglie sui modi migliori per saltare. Di qui e di là.
Aggiornato il 05 aprile 2017 alle ore 20:58
