Angela Merkel e Francois Hollande non hanno perso il vizietto di sorridere quando parla il Premier italiano, Matteo Renzi. Basta guardare l’intervento del Presidente del Consiglio dell’altro giorno per rendersi conto che per quanto riguarda i partners europei il sorrisetto è sempre lo stesso ed indica soltanto una cosa: il dominio a livello non europeo ma di Unione da parte di Germania e Francia a dimostrazione (ulteriore) del fallimento politico e monetario di un consesso costruito soltanto per agevolare il potentato europeo in danno di quei Paesi, fra i quali l’Italia, la Grecia, il Portogallo e l’Irlanda, tenuti in scacco per il debito pubblico accumulato in tanti anni di assistenzialismo catto-comunista.
Prova ne sia di ciò, il comunicato del Fondo monetario internazionale, che prevede per l’Italia un presente incerto ed un futuro catastrofico. Nel mentre il “pifferaio fiorentino” ottiene la fiducia sulla legge delega in bianco per la riforma del lavoro. Penso che sia la prima volta che un Governo pone la fiducia su una legge delega, con il conseguente esautoramento del Parlamento, l’unico organo istituzionale deputato a discutere ed approvare le leggi. Il Governo, com’è noto, può, in caso di dimostrata urgenza, emettere un decreto legge, che per produrre i suoi effetti deve essere approvato entro il termine di tre mesi dal Parlamento.
Ma ciò è dato dal clima politico che viviamo da tre anni a questa parte, a causa del complotto del quale è stato vittima Silvio Berlusconi, spesso giustificato, guarda caso dai soliti sorrisetti tra il Premier francese, all’epoca Nicolas Sarkozy, e la cancelliera tedesca, clima che avalla il quotidiano vulnus da parte dei vertici delle istituzioni alla democrazia rappresentativa. Tutto pertanto è permesso, anche che il Parlamento conceda la fiducia al Governo Renzi su una legge delega! Tutto doveva accadere l’altro giorno per dimostrare alla Merkel e compagnia varia che l’Italia sta attuando le riforme, prima fra tutte quella del lavoro, per ottenere la famosa flessibilità, ovvero il classico specchietto per le allodole. Ma Renzi ha dato l’ennesima dimostrazione di come si può “gabbare lo santo” nonostante non sia passata la festa, allorquando, concludendo il suo intervento, ha precisato che sarà rispettato il patto di stabilità con il 2,9 per cento. Ci si chiede se è consapevole del fatto che non sono state reperite le risorse con l’accertato fallimento della spending review di Carlo Cottarelli, che ha dimostrato l’impossibilità di tagliare la spesa inutile a causa della salvaguardia delle rendite di posizione che alimentano la politica; si pensi alle tantissime ed improduttive società municipalizzate, tenute in vita per assicurare ai politici trombati un posto nei consigli di amministrazione, stranamente, nonostante la crisi, aumentati di numero.
Questo lo spettacolo avvilente dato dalla politica attuale, spettacolo al quale non è estraneo neanche il partito creato nel lontano 1994 da colui che salvò l’Italia dalla gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto e che allo stato sembra davvero il fan più convinto del pifferaio fiorentino. Ormai per assistere ad un telegiornale equilibrato bisogna rifugiarsi nelle televisioni di nicchia o al massimo in quello di Rai 2. I telegiornali Mediaset fanno a gara nel celebrare le gesta renziane, lasciando un piccolissimo spazio all’ormai mitico professor Renato Brunetta, che da oppositore è l’unico a svelare i raggiri del Premier.
Noi che non siamo disposti ad abbandonare l’idea patriottica e liberale, non vogliamo tacere né tantomeno rimanere inermi dinanzi lo sfacelo di un Paese che, disprezzato dalla Merkel sotto il profilo politico ed istituzionale, è dalla stessa amato per la sua bellezza e per le terme ischiane dove annualmente ama immergersi.
Aggiornato il 08 ottobre 2017 alle ore 20:20
