L’insostenibile leggerezza di Renzi

Quando si incontrano i rappresentanti delle maggiori economie dell’Occidente, i rapporti di forza reali vengono alla luce. Il G7, tenuto in questi giorni a Bruxelles, non ha fatto eccezione. I protagonisti sono sempre gli stessi: l’americano Barack Obama e la tedesca Angela Merkel. Un passo più indietro si collocano il francese Francois Hollande, l’inglese David Cameron, fiancheggiati dal leader giapponese Shinzo Abe e da quello canadese Stephen Harper. A chiudere la fila il nostro Matteo Renzi.

Non è bello ma è la verità. Possiamo dolercene? Per come è messa la nostra economia, è già un miracolo che l’Italia ne faccia ancora parte. La cosa, tuttavia, produce ugualmente un certo effetto urticante giacché siamo abituati, forti delle nostre presunzioni fondate sul nulla, che l’Italia sia l’ombelico del mondo. Ma non lo è. La prova? Andiamo agli incontri decisivi per le sorti dell’Occidente non avendo uno straccio di progetto politico, o di strategia, da mettere sul tavolo della discussione con gli altri partner, consapevoli che non tocca a noi avanzare proposte. Dobbiamo solo rispondere alle domande che ci vengono rivolte sullo stato dell’arte della nostra finanza pubblica. “Avete fatto i compiti che vi sono stati assegnati”? ci viene chiesto, proprio come si fa con i figlioli discoli degli amici che hai invitato a casa per il weekend. A noi tocca di dire solo sì o, in alternativa, “ci stiamo organizzando”.

Certo, non manca la cortesia del protocollo che è messo lì apposta per salvare le forme. Prendi la Merkel. E’ stata gentile a chiedere al nostro Primo ministro cosa pensasse delle prossime nomine alla Commissione dell’Unione europea. Anche se, a sentirlo, avrà avvertito un brivido freddo solcarle la schiena quando il “Fonzie di Ponte Vecchio” ha tirato fuori la storia de “l'importanza del protagonismo delle donne nel ridisegnare le istituzioni europee”. Per un momento, forse, l’algida teutonica ha temuto che il giovanotto avrebbe estratto dal taschino il nome di qualche altra neolaureata fresca di Erasmus, da candidare al vertice europeo. Come ha fatto in Italia con certe designazioni alla guida di ministeri strategici.

Con Obama non è andata meglio. Davvero importante per l’Italia sarebbe stato ottenere il mandato dai “grandi” a intervenire con maggiore efficacia nella questione della crisi libica. Ciò che accade in Libia è destinato ad avere ripercussioni dirette nel nostro Paese. Perciò, resta principalmente un affare italiano. Dopo i tanti sì regalati a mister Obama sulla folle gestione del dossier ucraino, era legittimo attendersi un’apertura definitiva dell’Amministrazione statunitense per la co-leadership italiana nella partita del quadrante mediterraneo nordafricano. Come prevedibile, il simpaticone di Washington ha risposto picche. I ben informati riferiscono che sull’argomento la delegazione americana sia stata piuttosto freddina. Bell’affare! Loro freddi sulla Libia e noi caldi sugli acquisti di Shale gas. L’affaruccio che Obama è venuto a piazzare in Europa.

Siamo alle solite. I potenti continuano a pretendere ma fanno fatica a concedere. Comunque, non tutto è stato definito. Il lavoro dei “grandi” prevede una coda francese. Oggi, infatti, si celebra l’anniversario, il settantesimo, del D-Day, lo sbarco alleato in Normandia che segnò le sorti in Europa del secondo conflitto mondiale. I leader proseguiranno a confrontarsi, visto che ci sono tutti. Peccato che Renzi non potrà dire altro nell’interesse dell’Italia. Non è che si sia ammutolito per un acciacco di stagione. Il fatto è che non è stato invitato alla festa. In quella sede, a rappresentarci, è stato chiamato personalmente Napolitano. Non è un caso. I nostri alleati sono sempre guardinghi quando si parla di governo italiano, chiunque vi sia a dirigerlo. In questa circostanza hanno sentito il ragazzo. Lo hanno trovato simpatico. Adesso, però, vogliono parlare con il “vecchio”, di cui si fidano.

D’altro canto, l’inquilino del Quirinale non li ha mai delusi. Vogliono rassicurazioni di come stiano realmente le cose in Italia. E allora? La simpatia al potere, la rottamazione, il “siamo giovani & belli” che piace in giro, tanto da farci su un bel po’ di voti alle europee, dove sono finiti? Non scoraggiarti, Matteo. Stai manzo. Ripassa la prossima volta.

Aggiornato il 05 aprile 2017 alle ore 20:43