
“Sofferenza… ci minaccia da tre parti: dal nostro corpo che, destinato a deperire e a disfarsi, non può eludere questi segnali di allarme che sono il dolore e l’angoscia, dal mondo esterno che contro di noi può infierire con forze distruttive inesorabili e di potenza immane, e infine dalle nostre relazioni con altri uomini. La sofferenza che trae origine dall’ultima fonte viene da noi avvertita come più dolorosa di ogni altra.”, scriveva Freud nel 1929.
Ogni tre giorni in Italia una donna viene uccisa per mano del proprio partner e l’Italia farebbe bene a chiedersi; ma davvero siamo un Paese che perseguita la donna? Il dipartimento delle Pari opportunità ha pensato di istituire, vista la crescente fenomenologia, la figura di un avvocato specializzato nella sua difesa. E Rashida Manjoo, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, ha appena parlato di femminicidio: “È la prima causa di morte in Italia per le donne tra i 16 e i 44 anni”. Femminicidio è un neologismo ed è una brutta parola: significa la distruzione fisica, psicologica, economica, istituzionale della donna in quanto tale. Wikipedia scrive che “avviene per fattori esclusivamente culturali: il considerare la donna una res propria può far sentire l’aguzzino legittimato a decidere sulla sua vita”. È un termine coniato ufficialmente per la prima volta nel 2009, quando il Messico è stato condannato dalla Corte interamericana dei diritti umani per le 500 donne violentate e uccise dal 1993 nella totale indifferenza delle autorità di Ciudad Juarez, nello Stato di Chihuahua. C’erano cadaveri straziati buttati nell’immondizia o sciolti nell’acido: secondo alcune denunce si sarebbero macchiati di questi orrori anche uomini delle forze dell’ordine.
Certo, in Italia non siamo arrivati a questi livelli. Però, si tratta di delitti trasversali a tutte le classi sociali. Stefania Noce, femminista del Movimento studentesco, è stata uccisa a Catania dal compagno laureando in psicologia che lei diceva di amare “più della sua vita”. A marzo di circa due anni fa nella periferia di Roma è stato trovato il tronco del cadavere di una donna mutilato e purtroppo il caso è stato archiviato subito anche dai giornali (come se volessimo tutti chiudere gli occhi ). Rashida Manjoo nella sua relazione ha detto che “la violenza domestica si rivela la forma più pervasiva che continua a colpire le donne in tutto il Paese, come confermano le statistiche: dal 70 all’87 per cento dei casi si tratta di episodi all’interno della famiglia”. Ma c’è chi sta peggio: dieci Paesi del Sudamerica, a cominciare dal Messico.
Ma nel mondo cosiddetto civilizzato dell’Europa siamo messi davvero male. I numeri sembrano quelli di una strage. Nel 2010 le donne uccise in Italia sono state 127: il 6,7 per cento in più rispetto all’anno precedente. Dati in continua crescita dal 2005 a oggi, e solo dal 2006 al 2009 le vittime sono state 439. Secondo l’associazione Casadonne di Bologna, si tratta di “un fenomeno inarrestabile”. Nei primi mesi del 2011, le statistiche parlano già di 92 donne uccise. Nella stragrande maggioranza dei casi gli assassini sono all’interno della famiglia, mariti (36 per cento), partner (18), parenti (13), ex (9), persino figli (11). Come se non bastasse, poi, “i dati sono sottostimati perché non tengono conto delle donne scomparse, dei ritrovamenti di donne senza nome o di tutti quei casi non ancora risolti a livello personale”. Anche secondo una ricerca della Regione Toscana il fenomeno “è drammaticamente in crescita”, e solo nel 2005 si è registrato in Italia un omicidio in famiglia ogni due giorni, e in sette casi su dieci la vittima era una donna. Ogni tre giorni una donna in Italia viene uccisa per mano del proprio partner. Secondo i dati della polizia e dell’Istat una donna su 4, nell’arco della vita, subisce violenza, e negli ultimi nove anni, ha stabilito un rapporto dell’Eurispes, “il fenomeno è aumentato del 300 per cento”. Le Nazioni Unite sostengono che “in 125 Paesi del mondo le leggi penalizzano davvero la violenza domestica e l’uguaglianza è garantita”. L’Italia, purtroppo, sembrerebbe far parte degli altri 139 Paesi.
A sentire la coordinatrice della Commissione Pari opportunità del Consiglio Forense, Susanna Pisano, solo il 6 per cento delle donne italiane denuncia la violenza subita. “La nostra è una piaga silenziosa e nascosta”, dice. Non è solo una questione di costume, ma anche di diritto, come spiega bene, in fondo, la recente sentenza della Cassazione secondo la quale gli autori di uno stupro di gruppo non meritano il carcere. E non è un caso, alla fine, che proprio in Italia stia per nascere la figura di un avvocato specializzato solo nella difesa delle donne. Era ora!
Aspetti dell’uccisione
Il Femminicidio è l’uccisione della donna da parte dell’uomo, solitamente compagno, marito, ex. L’uccisione avviene in quanto la donna è donna… L’uomo non la uccide per troppo amore, ma perché prova odio e repulsione (come un insetto scomodo e fastidioso da togliere di mezzo). Forse i tempi moderni e il ruolo della donna emancipata rendono l’uomo insicuro e fragile, mentre nei tempi preistorici la donna era addetta alla cura della caverna e della prole mentre l’uomo era preposto alla caccia e alle provviste per la sopravvivenza. Ognuno aveva un ruolo predefinito e indissolubile. Poi i tempi si sono piano piano modificati ed evoluti. Evoluti?
Forse per la donna, la visione del suo ruolo è per alcuni, sempre medesima o almeno non avrebbe dovuto mutare. Il termine femminicidio è un neologismo nato dalla traduzione in spagnolo della parola inglese femicide e si riferisce all’omicidio di donne per mano di uomini, esprimendo quindi un concetto legato alla “violenza di genere”. Il termine può assumere significati più generici riferendosi alle discriminazioni femminili, imposte coercitivamente o meno dalla cultura maschilista e patriarcale, che sfociano poi nella morte delle donne: ad esempio gli aborti selettivi (India, Cina), la mancanza di cure mediche (in certi Paesi, specialmente del Terzo Mondo o islamici le cure mediche sono riservate agli uomini), ecc.
Ma cosa è il femminicidio? È ogni forma di discriminazione e violenza rivolta contro la donna “in quanto donna”. È la violenza di genere in ogni sua forma. È l’esercizio di potere che l’uomo e la società esercitano sulla donna affinché il suo comportamento risponda alle aspettative dell’uomo e della società patriarcale. Il termine femminicidio è oramai entrato a far parte del bagaglio culturale femminista (e non), grazie alle opere di scrittrici come Diana Russell e Jill Radford, autrici di Femicide. The politics of woman killing, e di Mary Anne Warren, autrice di Gendercide: The Implications of Sex Selection (1985). Entrambi i concetti sono stati poi “spagnolizzati” dalla femminista messicana Marcela Lagarde in “Feminicidio”, termine che è stato preferito rispetto a quello di “genericidio” che inizialmente aveva prevalso.
Secondo gli studi riportati dal “Centro di Ginevra per il Controllo Democratico delle Forze Armate” (DCAF), nei prossimi anni dovrebbero “scomparire” demograficamente tra i 113 e i 200 milioni di donne a causa di motivazioni legate alla discriminazione sessista di cui sono vittime: ad esempio aborto selettivo, infanticidio delle bambine, scarse cure mediche per le donne, tratta delle donne, violenza domestica e in generale sulle donne (circa 2-3 milioni di donne all’anno sono vittime della violenza di genere). Il termine femminicidio è stato recentemente utilizzato in particolare per descrivere gli omicidi di genere avvenuti a Ciudad Juarez (Chihuahua, Messico) e Città del Guatemala (Guatemala), tutti luoghi dove, contando sull'inettitudine delle autorità locali, centinaia e centinaia di donne sono state assassinate dopo essere state sequestrate, stuprate, torturate e mutilate. Sospetti di femminicidio ci sono anche tra le donne indigene canadesi. Cinquecento di loro sono scomparse o sono state assassinate dopo il 1980, un numero sproporzionato se si tiene conto della esiguità della popolazione indigena canadese. Gli studi sociologici spiegano che queste donne vengono viste come facili bersagli a causa delle discriminazioni subite dalla loro razza. Molte delle donne scomparse sono state definite prostitute e quindi nemmeno si è indagato sulla loro scomparsa (fine prima puntata).
(*) Criminologa
Aggiornato il 08 ottobre 2017 alle ore 20:12