La crisi italiana e i suoi sviluppi

Il risultato delle recenti elezioni politiche ha avuto un esito da più parti ritenuto complicato e responsabile dello stallo in cui si trova il nostro Paese, a distanza di un mese dalla conclusione della consultazione elettorale. L’immagine che il nostro paese, a causa di questa situazione politica, proietta all’estero è di irresolutezza ed incapacità ad affrontare la drammatica situazione economica, confermata dal dato preoccupante che, mentre gli altri Paesi del G7 si avviano a superare la recessione, l’Italia è l’unica grande nazione industrializzata a rimanere invischiata dentro il vortice pericoloso della recessione e della mancata crescita del PIL. Purtroppo, come ha notato lucidamente il Professore Michele Ainis, dalle urne sono uscite tre minoranze e di fatto è stato scompaginato il bipolarismo che, con tutti i suoi limiti e difetti, ha rappresentato l’equilibrio politico su cui si è retta per oltre venti anni la vita democratica in Italia.

Proprio in presenza di una condizione di paralisi della politica, in un momento nel quale bisognerebbe dare al Paese un governo autorevole e stabile, sono risuonate come un richiamo al senso di responsabilità le parole pronunciate da una figura di primo piano della cultura italiana, Riccardo Muti, il quale ha consegnato ad una intervista, rilasciata ad Aldo Cazzullo e pubblicata domenica scorsa sul Corriere della Sera, le sue amare e lucide riflessioni. In primo luogo, il maestro Muti ha, con accenti dolenti ed intrisi di nostalgia, evocato in un sorta di elegia la società italiana degli anni cinquanta, il periodo in cui lui da giovane si avviava ad intraprendere la fortunata carriera di musicista e direttore d’orchestra. Negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, vi era maggiore capacità di sacrificio e la voglia di impegnarsi per dare una speranza alle giovani generazioni. Ricordando il celebre film di Federico Fellini "Prova d’Orchestra", perché sia possibile, ha dichiarato Ricardo Muti, eseguire con rigore i grandi spettacoli musicali è necessaria l’armonia tra i diversi membri di una orchestra. Questa armonia intorno al bene comune e all’interesse generale, oggi per Muti, è assente dal panorama politico nazionale. Lo stesso successo del movimento di Grillo è sconcertante poiché, per il maestro Muti, Grillo è capace di esprimere con il suo turpiloquio veemente e volgare una critica distruttiva verso il sistema, ma non ha saputo sviluppare una proposta con cui delineare una riforma radicale e realistica della politica italiana.

Proporre la decrescita felice, la distruzione di tutti i partiti, la chiusura dei giornali e la distruzione della democrazia rappresentativa, per affermare un modello di democrazia diretta fondato sul primato del web, significa evocare in modo subliminale una dittatura della maggioranza, criticata da Tocqueville nel suo celebre libro "La Democrazia in America". Grillo, per il maestro Muti, è simile a Iago, il celebre personaggio di Otello del grande Shakespeare. Queste amare e disincantate riflessioni del maestro Muti, un intellettuale che conosce bene l’ambiente internazionale, danno la misura del rischio a cui il nostro Paese si trova esposto, sia di fronte alla pubblica opinione Europea sia dinanzi ai mercati, da cui dipende la possibilità di ricevere la fiducia ed il credito, per finanziare il nostro imponente e spaventoso, per le sue dimensioni, debito pubblico. In un contesto così difficile e complicato, il Capo dello Stato, mentre volge al termine il suo mandato presidenziale, ha scelto un metodo, che si spera possa rivelarsi fecondo politicamente, per facilitare e favorire il confronto politico e programmatico, tra i principali partiti rappresentati in questo parlamento. Infatti il Presidente Napolitano ha affidato ad due commissioni distinte e separate, una che si dovrà occupare dei temi legati alle riforme istituzionali, l’altra di quelli riguardanti la emergenza economica, composte entrambe da personalità autorevoli del mondo culturale e politico, il compito delicato ed essenziale di individuare gli indirizzi programmatici su cui verificare se vi sia la convergenza delle maggiori forze politiche.

Questa decisione di Napolitano, mentre rimane in carica il governo Monti per l’ordinaria amministrazione, appare saggia e illuminata, poiché prepara il confronto tra i partiti, in vista della elezione del nuovo Presidente della Repubblica, che si spera possa avvenire in modo condiviso e con il consenso generale di tutti i partiti presenti in Parlamento. Occorre considerare che il lavoro delle due commissioni dei saggi si rivelerà utilissimo per il successore di Napolitano, poiché è impensabile che si possa ritornare alle urne senza avere prima modificata la legge elettorale vigente, ritenuta dai maggiori costituzionalisti responsabile dello stallo e delle paralisi in cui è precipitato il sistema politico. Inoltre, mentre si aggravano gli effetti nefasti della recessione, per cui si ha la chiusura delle imprese, l’aumento della disoccupazione e la diminuzione dei consumi, è necessario reperire le risorse perché la pubblica amministrazione paghi i debiti che ha contratto con le imprese, le quali hanno fornito beni e servizi allo stato Italiano.

Cosi come a livello europeo è necessario mettere in dubbio la politica della austerità ed invocare un intervento perché le banche italiane siano messe nelle condizioni di offrire il credito agli imprenditori, poiché in caso contrario la crescita, di cui tutti parlano con enfasi e prosopopea, rimarrà una chimera ed una pura illusione. Soltanto con una stagione di cambiamenti e di riforme sarà possibile, da un lato, superare la rabbia e l’indignazione popolare che hanno offerto al movimento di Grillo la possibilità di trionfare nella recente consultazione elettorale, e dall’altro lato, creare le condizioni economiche e politiche capaci di guidare il nostro Paese al di fuori di una stagione cupa e malinconia di declino e decadenza. In tempi di crisi, come suggeriva il maestro Muti nella sua lucida ed intelligente intervista, occorre che la buona politica abbia un soprassalto di dignità e prevalga responsabilmente sui populismi, che sono i sintomi evidenti e palesi di una crisi sistemica della democrazia italiana.

Aggiornato il 05 aprile 2017 alle ore 11:16