Via l'onorificenza italiana ad Assad

Il governo chiederà al Capo dello Stato di togliere l’onorificenza a Bashar al-Assad, il sanguinario dittatore della Siria, abbandonato in queste ore anche dal suo premier passato con i ribelli insorti.

La notizia era già nota dal 21 luglio, la aveva anticipata Elisabetta Olivi, portavoce del Presidente del Consiglio, Mario Monti, ad alcuni organi di stampa, tra cui il Giornale. Ma oggi l’ha ufficializzata in aula il sottosegretario agli esteri Staffan de Mistura, rispondendo a un’articolata interrogazione del senatore Domenico Gramazio. A consegnare la decorazione era stato il presidente Giorgio Napolitano nel marzo del 2010. Ora tutti i corazzieri di complemento tendono a minimizzare l’accaduto, cioè la decorazione ad Assad, dicendo che è prassi darla a quasi tutti i capi di stato che vengono in visita in Italia. «Fossero pure cannibali». 

Di fatto però, per la prima volta, l’Italia toglierà a furor di popolo il più alto riconoscimento della Repubblica ad un capo di stato ancora in carica, per di più nel bel mezzo di una sanguinosa guerra civile. Non è mai capitato prima anche se la galleria degli orrori delle onorificenze a casaccio date dal  Quirinale comprende quella al maresciallo Tito, boia degli italiani in Istria, quella al presidente Suharto, che fece strage di comunisti in Indonesia, e persino quella ai coniugi Ceausescu, terribili dittatori romeni. Tutti nominati, come Assad, “Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana” con l’aggiunta, riservata a pochi, del “Gran Cordone”.

Peraltro, a smentire i minimizzatori, c’è la circostanza che il Gran Cordone, riconoscimento italiano più importante, è stato consegnato dal 1945 solo a 186 leader stranieri su 287.556 decorati a vario livello e registrati sul sito delle onorificenze del Quirinale. E fra i 186 eletti ci sono, oltre ad Assad, l’ex rais egiziano Hosni Mubarak e signora, ma, guarda caso, non i due presidenti Bush e neanche l’ultimo inquilino della Casa Bianca, Barack Obama. Lo stesso John Kennedy ricevette dall’Italia due decorazioni, ma non il Gran Cordone. Quindi i boia sembrano avere un percorso privilegiato verso il Cavalierato e il Gran Cordone, anche se poi lo utilizzano per impiccarci, metaforicamente, i loro avversari politici in patria.

Naturalmente dal Quirinale nei giorni scorsi hanno fato malignamente notare, attraverso il portavoce Pasquale Cascella, come tanto l’attribuzione quanto la revoca di simili onorificenze promani in prima istanza dal capo dell’esecutivo. E chi c’era a Palazzo Chigi nel 2010 quando Assad venne insignito? Ma il Cavaliere per antonomasia, Silvio Berlusconi. Che, secondo i dipietristi, avrebbe agito per compiacere le lobby degli armamenti Made in Italy per le quali la Siria di Assad, sia il padre che il figlio, è sempre stata un ottimo cliente.

Insomma il solito rimbalzo di responsabilità. Anche perché se il potere di istruire la pratica promana dal governo, la firma del Capo dello Stato non può di certo definirsi notarile. La cosa ricorda un po’ la polemica sul potere di grazia tra Ciampi e l’allora Guardasigilli Castelli all’epoca della richiesta del provvedimento di clemenza per Adriano Sofri. L’Italia dei politicanti deresponsabilizzati è fatta così: quando si partorisce una boiata istituzionale non è mai certa né la paternità né la maternità. Contro tutte le leggi della logica e della natura.

Aggiornato il 04 aprile 2017 alle ore 16:03