Il Pdl è senza dubbio al bivio fondamentale della sua vita: rilanciarsi o suicidarsi. Di certo chi, nel partito, vorrebbe il crollo della propria casa non ce n'è. Il problema è su cosa e come fare per far ripartire il maggiore partito del centrodestra. Giuseppe Moles, deputato del Pdl e fieramente "estremista liberale", ci ha spiegato la sua ricetta per far resucitare il Pdl dalla profonda crisi che sta attraversando.
Cosa sta succedendo all'interno del Popolo della
Libertà?
Le forze politiche che hanno fondato il Pdl nascevano
liberali. Il Pdl è stata una costruzione necessaria e avvincente
nell'immediato, ma non ha avuto né modo né tempo di amalgamarsi. Il
rischio, che è sottolineato da molti, di un Pdl che muore
statalista è concreto. Ma è dovuto al fatto che il partito è
schiacciato nella morsa di formazioni politiche che sono
tradizionali da decenni. Un po' come il Pd e come l'Udc. Il Pd può
permettersi, dopo decenni, di mascherare la sua ispirazione
primaria con posizioni di pseudo cambiamento. E credo, di contro,
che il Pdl non debba più, in un momento di grande difficoltà,
seguire l'idea del partito tradizionale.
Anche Alleanza Nazionale era liberale?
Se una qualsiasi forza politica, dal 1994 a oggi, ha
accettato programmi politici ed elettorali che erano
fondamentalmente e profondamente liberali, vuol dire che anche An
aveva scelto di essere liberale. bbiamo tantissime cose che
uniscono e pochissime che ci dividono. E poi l'idea liberale si
vede nei fatti. Se io sono di An accetto e sottoscrivo programmi
del '94, del '96 e del 2001, è una scelta politica. Quando
Berlusconi l'altro giorno ha parlato del sogno liberale che è stato
deluso, aveva ragione. Ma evidentemente con queste parole lui
rilancia un sogno. Ed è proprio sul rilancio che si può far
ripartire il Pdl.
Cosa pensa del Congresso, inteso come modo di dare una
svolta alla crisi del Pdl?
Do poca importanza ai congressi. Perché possono essere
momenti di grande partecipazione, ma a volte possono far correre il
rischio di creare strutture partitocratiche, lontane da quello che
vuole il nostro elettorato.
Ma quindi il Congresso ci sarà o non ci sarà?
Ben venga qualsiasi cosa che porti al rilancio.
Come selezionare la classe dirigente, allora? Quali
meccanismi utilizzare? Primarie per gli organi monocratici e per il
candidato premier?
Qualsiasi iniziativa che potrebbe dare slancio va bene.
Dipende da cosa e come si fa. Ora, a me interessa la linea politica
del Pdl. Qualsiasi forma di selezione, si fonda sulla linea
politica, sulle idee. Non si può selezionare per riempire un
contenitore.
Qual è la linea politica Pdl?
È di estrema sofferenza nel sostenere governo Monti,
anche alla luce del sacrificio di Berlusconi. Anche perché lui è
sotto schiaffo di una propaganda sfacciatamente avversa, mentre i
fatti dimostrano che il governo tecnico non ha ottenuto nulla.
Quindi propende per le elezioni in autunno?
Io non ho mai votato la fiducia al governo tecnico.
Perché quando volevamo noi le elezioni erano tutti contrari ed ora
che le chiede il Pd sono tutti pronti a pensarci? Io dico
chiaramente che se il Pdl ha intenzione di rilanciare e rialzare la
testa, imponendo scelte condivisibili, liberali e utili alla gente,
si può fare il sacrificio di aspettare la fine della legislatura.
Ma comunque il Pdl deve risorgere. Mi interessa poco la
selezione, siamo in ritardo. Mi interessa il programma. Il Pdl non
può essere statalista. Deve rilanciare i temi propri. La classe
dirigente è credibile. Al contrario di quanto dice qualcuno. Va
sostenuto lo sforzo di Alfano, soprattutto nel momento in cui la
nave rischia di affondare. E bisogna sperare che, al fianco di
Alfano, ci sia l'azione chiara di Berlusconi.
Cosa pensa di chi, nel Pdl, guarda con interesse ad un
possibile riavvicinamento al centro?
Non si governa dal centro. Ma si governa anche per il
centro. Il centro non esiste. È una farneticazione
partitocratica.
Cosa pensa della "listona civicona" di cui si è
paventata la creazione per intercettare anche i voti di chi non
vuole più dare il suo consenso ai partiti tradizionali?
Ci credo poco. Ma se serve, qualsiasi cosa è ben
accetta.
Pensa che le attuali divisioni interne al partito siano
legate alla famosa percentuale 70% An 30% Fi che segnò la nascita
del Pdl?
Penso siano farneticazioni demenziali. Chi pensa questo è
pari a chi voleva riuscire a dividere l'atomo. Non si parla più di
An e Fi. Si tratta di persone (poche per fortuna) che vogliono
mantenere delle rendite di posizione. Chi conta sono coloro
vogliono rilanciare per ripartire. E non c'è differenza fra An e Fi
in questo. Ci possono essere differenze sul come rilanciare. Ad
esempio, sulla differente natura del sostegno critico a Monti.
Come rispondete agli elettori che vi accusano di non
aver fatto le cose che avevate promesso?
Chi ha credibilità, come Berlusconi, deve spiegare il
perché e per colpa di chi alcune cose non sono state fatte. Le
persone non hanno la memoria corta, e quindi capirebbero il perché
di alcuni ritardi. Se la compensazione dei crediti alle aziende,
sostenuta dal Pdl, non si ritroverà nel provvedimento, qualcosa
andrà detta e fatta. Se ci attaccano perché è stata introdotta
l'Imu, il perché lo deve spiegare chi ha credibilità. Come Alfano e
Berlusconi. Dobbiamo individuare linea, contenuti, il modo per
rilanciare e chi dovrà dirigere il rilancio.
Come si inserisce in questo filone la proposta
semipresidenziale di Berlusconi-Alfano?
Una proposta eccezionale. La vera realtà è che questo
paese si può governare bene modificando l'assetto istituzionale.
Tra i motivi della mancata rivoluzione liberale, io reputo
importante il fatto che non abbiamo un sistema tipico delle
democrazie moderne: l'onere e l'onore di governare veramente. Il
presidente del Consiglio, in Italia, non può sfiduciare i suoi
ministri, è un primus inter pares. Noi non abbiamo la scelta
diretta del premier, ma solo un'indicazione. Magari quando
Berlsuconi tre anni fa voleva modificare le aliquote fiscali, come
da programma elettorale originario, di fronte all'opposizione di
Tremonti, avrebbe avuto la forza e la possibilità di
sfiduciarlo.
Da dicembre c'è una proposta del Pdl del genere. Via
dell'Umiltà è arrivata con cinque mesi di ritardo. Perché?
È un problema. Molte volte le cose giuste sono state
fatte in ritardo. Dobbiamo muoverci, avendo il coraggio di
sostenere le nostre idee. Chi ci vuole stare ci sta. Basta
bizantinismi. Nel momento in cui si è in difficoltà, dobbiamo
ripartire dalle nostre idee.
Il presidenzialismo è anche un modo di far confrontare
in maniera diretta Berlusconi contro un singolo sfidante?
Beh, sarebbe una cosa giusta. Berlusconi non può essere
pensionato. Deve svolgere il suo ruolo. E da nessuna parte c'è
scritto che lui non lo possa fare. Mi sono stancato di sentir
parlare gente che non si ricorda che, forse, deve tutto a uno che
quasi vent'anni fa ha cambiato la politica italiana. E mi riferisco
anche agli ex alleati.
Quindi? Formattare, rottamare? Dare voce a formazioni
esterne al partito come il Tea party?
Bisogna fare quello di cui si ha bisogno. Sbaglia chi
pensa a nuove formazioni moderate. Il Tea Party non è Pdl, ma io
sono con loro. Sono contro l'Imu, contro l'eccessiva pressione
fiscale. Tutte cose che fanno parte delle nostre idee. Io non sono
mai stato moderato. Io sono conservatore per mantenere le libertà
esistenti, rivoluzionario per la conquista delle altre libertà e
riformista perché senza riforme non c'è progresso.
Aggiornato il 04 aprile 2017 alle ore 15:50
