Se il giornalista lincia un innocente

Quando ho letto dell'aberrante vicenda che ha visto protagonista il tecnico brindisino accusato di aver fatto brillare il cassonetto di fronte alla scuola "Morvillo Falcone", mi è subito venuta in mente un'intervista che feci (più di due anni fa) all'ingegner Elvo Zornitta accusato (ingiustamente) di essere l'unabomber che andava a spargere ordigni nell'Italia dell'est. A lui chiesi che cosa avesse provato nel momento in cui apprese di essere il sospettato per quella serie di attentati e l'ingegnere mi disse lapidario: «Incredulità, sconcerto e paura sono forse i sentimenti che in quei difficili momenti si alternavano nel mio animo. Perché proprio a me? Penso che questa sia la domanda che sovente lacera l'animo di chi è sottoposto ad un'ingiustizia».

E chissà cosa avrà allora provato Claudio Strada (la cui vicenda, almeno, è durata temporalmente assai meno di quella di Zornitta) che si è ritrovato ad essere "attentatore per un giorno" perché riconosciuto (si fa per dire) in alcune immagini catturate da due telecamere nel momento in cui, detonatore alla mano, era intento a far esplodere il cassonetto assassino.

Si è cominciato con l'uso delle iniziali, si è arrivati a farne nome e cognome e anche di più. Come, ad esempio (e non solo lui), Sandro Ruotolo - braccio destro e segugio di Michele Santoro - che su Twitter, oltre a rivelarne nome e cognome, è arrivato anche a postarne la foto del palazzo dove vive il "mostro per un giorno".

E, poi, una volta accertato che quell'uomo non aveva nulla a che vedere con l'esplosione che ha ucciso la giovane Melissa e ferito più o meno gravemente altre ragazze, Ruotolo non si è scomposto più di tanto ed ha twittato rispondendo ai messaggi di perplessità lasciati da alcuni suoi followers: «Accolgo i vostri rilievi ma tutti sapevano. La mia intenzione era di raccontare i fatti. Mi dispiace di aver ferito sensibilità». 

Qui però, mi si consenta, non si tratta di "aver ferito sensibilità": siamo di fronte ad un vero e proprio linciaggio (complice più o meno volontario, purtroppo, anche qualche magistrato fin troppo attento a ricercare notorietà e primi piani tv), all'annientamento "cautelativo" di una persona, alla condanna preventiva di un semplice sospettato. In altre parole ad una stampa che, con il giustizialismo a tutti i costi, è alla disperata ricerca di consensi e dei conseguenti tornaconti economici: anche a dispetto dell'esistenza di un essere umano.

Aggiornato il 04 aprile 2017 alle ore 16:03