Se il giornalista lincia un innocente

venerdì 25 maggio 2012


Quando ho letto dell'aberrante vicenda che ha visto protagonista il tecnico brindisino accusato di aver fatto brillare il cassonetto di fronte alla scuola "Morvillo Falcone", mi è subito venuta in mente un'intervista che feci (più di due anni fa) all'ingegner Elvo Zornitta accusato (ingiustamente) di essere l'unabomber che andava a spargere ordigni nell'Italia dell'est. A lui chiesi che cosa avesse provato nel momento in cui apprese di essere il sospettato per quella serie di attentati e l'ingegnere mi disse lapidario: «Incredulità, sconcerto e paura sono forse i sentimenti che in quei difficili momenti si alternavano nel mio animo. Perché proprio a me? Penso che questa sia la domanda che sovente lacera l'animo di chi è sottoposto ad un'ingiustizia».

E chissà cosa avrà allora provato Claudio Strada (la cui vicenda, almeno, è durata temporalmente assai meno di quella di Zornitta) che si è ritrovato ad essere "attentatore per un giorno" perché riconosciuto (si fa per dire) in alcune immagini catturate da due telecamere nel momento in cui, detonatore alla mano, era intento a far esplodere il cassonetto assassino.

Si è cominciato con l'uso delle iniziali, si è arrivati a farne nome e cognome e anche di più. Come, ad esempio (e non solo lui), Sandro Ruotolo - braccio destro e segugio di Michele Santoro - che su Twitter, oltre a rivelarne nome e cognome, è arrivato anche a postarne la foto del palazzo dove vive il "mostro per un giorno".

E, poi, una volta accertato che quell'uomo non aveva nulla a che vedere con l'esplosione che ha ucciso la giovane Melissa e ferito più o meno gravemente altre ragazze, Ruotolo non si è scomposto più di tanto ed ha twittato rispondendo ai messaggi di perplessità lasciati da alcuni suoi followers: «Accolgo i vostri rilievi ma tutti sapevano. La mia intenzione era di raccontare i fatti. Mi dispiace di aver ferito sensibilità». 

Qui però, mi si consenta, non si tratta di "aver ferito sensibilità": siamo di fronte ad un vero e proprio linciaggio (complice più o meno volontario, purtroppo, anche qualche magistrato fin troppo attento a ricercare notorietà e primi piani tv), all'annientamento "cautelativo" di una persona, alla condanna preventiva di un semplice sospettato. In altre parole ad una stampa che, con il giustizialismo a tutti i costi, è alla disperata ricerca di consensi e dei conseguenti tornaconti economici: anche a dispetto dell'esistenza di un essere umano.


di Gianluca Perricone