C’è bisogno di una scappatoia. Tra le grandi menti dietro lo sviluppo dell’Intelligenza artificiale comincia a prendere campo l’idea di un “interruttore di spegnimento” per l’AI. È stato uno dei co-fondatori di Anthropic, Jack Clark, a paventare quest’idea in un’intervista alla Bbc. Secondo lo scienziato potrebbe essere necessario l’obbligo imposto da parte dei legislatori. “La maggior parte dei laboratori dispone di diversi metodi per interrompere l’alimentazione elettrica, incluso Anthropic” ha detto Clark. “Dovremmo imporre alle aziende l’obbligo di avere un interruttore di sicurezza? Questo interruttore di sicurezza deve essere verificabile da terzi? Penso che questo sia il tipo di informazione che la società vorrà conoscere e su cui potrebbe eventualmente emanare delle regole”, ha aggiunto il fondatore di Anthropic.
Dietro l’Intelligenza artificiale ci sono interessi di Paesi e superpotenze, Stati Uniti e Cina in primis. La paura di un sorpasso cinese nella corsa all’Intelligenza generativa ha spinto Donald Trump a “tuonare” contro chi parla di rischi collegati all’AI. Per il presidente americano, chi sostiene che l’Intelligenza artificiale distruggerà il mondo, è “al servizio di una causa malvagia e nefasta. Presto scoprirete che lavorano per soggetti che non hanno a cuore gli interessi degli Stati Uniti!”, ha scritto il tycoon su Truth social. Chi vince la sfida dell’IA, vince tutto: Trump ne è convinto. La corsa per la supremazia non ammette pause, soprattutto se il confronto è con il Dragone. Anche il ministro degli Esteri cinese, Guo Jiakun, ha detto la sua dopo che diversi ricercatori e trainer di Intelligenza artificiale hanno previsto un futuro nero per la tecnologia generativa. Il ministro cinese non vuole allarmismi che rischiano di “ostacolare il processo di governance globale dell’AI”. Un appello arrivato meno di 24 ore dopo che lo stesso capo dell’intelligence cinese aveva al contrario avvertito dei rischi che l’Intelligenza artificiale potrebbe porre alla sicurezza nazionale cinese.
Non sembra esserci un punto di convergenza tra politici e ricercatori. Perfino Elon Musk e Sam Altman – il ceo di OpenAI – hanno condiviso l’appello, comparso qualche giorno fa sul blog di Dario Amodei, numero uno di Anthropic, per rallentare il ritmo di sviluppo dell’Intelligenza artificiale. “Dario ha ragione”, ha commentato il patron di SpaceX e Tesla. “Concordo con Dario sulla necessità di gestire i ritmi di sviluppo delle tecnologie di frontiera. È stato uno dei temi centrali delle discussioni che abbiamo avuto in OpenAI nelle ultime settimane”, ha rilanciato invece Sam Altman sul suo profilo X.
Amodei è considerato un “buono” tra i vari patron dell’AI, per via della sua contrarietà all’uso militare incondizionato dei suoi modelli. Le riflessioni del ceo di Anthropic hanno fatto seguito alla decisione di Jacob Coxon, un ricercatore e trainer di AI, di abbandonare il settore. Per Coxon le aziende americane “giocano con le nostre vite” nella corsa allo sviluppo di modelli capaci di auto migliorarsi. Il ricercatore dimissionario è solo l’ultimo di una serie di esperti del settore che, dopo essersi licenziati, soffrono di un vero e proprio stress post-traumatico. Per Coxon, 27 anni, l’Intelligenza artificiale potrebbe “ucciderci tutti entro la fine del decennio”. Verità o esagerazione? Al momento, è difficile comprendere la vera portata di questi allarmi.
Aggiornato il 15 settembre 2026 alle ore 15:35
