A Baku il vertice internazionale per ricucire le fratture del pianeta
World Forum on Intercultural Dialogue

Mentre la comunità internazionale continua a fare i conti con un quadro geopolitico fortemente segnato da tensioni crescenti, conflitti regionali, disuguaglianze socioeconomiche profonde e una polarizzazione politica che attraversa e divide le democrazie contemporanee, la capitale dell’Azerbaigian si prepara a ospitare un appuntamento di assoluto rilievo strategico e diplomatico.

Dal 27 al 29 ottobre 2026, Baku accoglierà infatti la settima edizione del World Forum on Intercultural Dialogue, l’evento cardine e l’espressione più autorevole del “Baku Process”, l’importante iniziativa internazionale lanciata nel 2008 proprio per volontà dell’Azerbaigian e del presidente Ilham Aliyev al fine di elevare il confronto culturale a principale strumento di cooperazione e pacificazione globale.

La scelta di ospitare questo vertice nel cuore del Caucaso assume oggi un valore ancor più emblematico. L’Azerbaigian, infatti, vive una nuova era di pace e stabilità dopo il fondamentale processo avviato nel corso dello scorso anno con l’Armenia, ponendosi come un modello concreto in cui la regione caucasica dimostra come il dialogo e la diplomazia possano superare decenni di tensioni. Il tema scelto per quest’anno, “Dialogue for a shared future: building bridges in a fractured world”, racchiude con efficacia l’urgenza di trasformare il confronto teorico in azioni concrete e operative, capaci di arginare la frammentazione globale e di riannodare i fili del dialogo tra popoli, culture, religioni e istituzioni statali.

Nato con il sostegno e la stretta collaborazione di organizzazioni internazionali di primo piano come l’Unesco, l’Alleanza delle civiltà delle Nazioni Unite, l’Icesco e l’Unwto, il Forum si è evoluto nel corso degli anni passando dalla mera celebrazione della diversità culturale a una riflessione strutturata che lega indissolubilmente il dialogo interculturale alla sicurezza umana, alla prevenzione dei conflitti e allo sviluppo sostenibile, come ribadito anche dalla bozza di decisione adottata all’unanimità dal Consiglio esecutivo dell’Unesco.

La kermesse azerbaigiana si propone dunque come una piattaforma multidisciplinare di altissimo profilo, pensata per riunire ministri, parlamentari, alti funzionari di organizzazioni internazionali, accademici, leader religiosi, rappresentanti del settore privato, operatori della cultura, professionisti dell’informazione e giovani leader emergenti, chiamati a confrontarsi su sei obiettivi strategici fondamentali che spaziano dalla riaffermazione del valore preventivo del dialogo contro ogni forma di discriminazione e xenofobia fino all’analisi rigorosa delle fratture sistemiche che minacciano la stabilità internazionale.

Particolare attenzione verrà riservata alle nuove sfide imposte dall’innovazione tecnologica e dalla transizione ecologica, con sessioni di lavoro dedicate espressamente all’impatto dell’intelligenza artificiale e alle conseguenze geopolitiche e sociali dei cambiamenti climatici, inseriti a pieno titolo all’interno del programma concettuale insieme ai temi classici della pace globale, della migrazione, della convivenza pacifica tra le comunità e della valorizzazione del patrimonio culturale universale. In un momento storico in cui la globalizzazione mostra il suo volto più fragile e le barriere identitarie rischiano di prevalere sulla cooperazione multilaterale, il vertice di Baku ribadisce con forza che la diversità non deve essere vissuta come elemento di divisione o di conflitto, bensì come una risorsa imprescindibile e una leva strategica per costruire un futuro condiviso, prospero e sicuro.

Gli organizzatori e i partner internazionali puntano fortemente su questa tre giorni per definire partenariati innovativi e progetti di cooperazione transnazionale che sappiano coinvolgere attivamente le nuove generazioni, offrendo ai giovani spazi reali di protagonismo e di elaborazione politica, nella convinzione che la costruzione di società inclusive ed equilibrate dipenda in larga misura dalla capacità della diplomazia culturale di incidere concretamente sui processi decisionali del nostro tempo e di offrire risposte condivise alle grandi emergenze planetarie che nessun Paese può pretendere di affrontare isolatamente.

Aggiornato il 21 ottobre 2026 alle ore 10:37