Nell’aula della Commissione per la Sicurezza Interna del Senato degli Stati Uniti è andato in scena l’ennesimo, e più drammatico, atto di uno scontro politico e ideologico che dura ormai da oltre sei anni. Anthony Fauci, 85 anni, l’immunologo che per oltre quattro decenni ha incarnato il volto delle istituzioni scientifiche americane, si è presentato alla sua ventesima audizione congressuale dall’inizio della pandemia di Covid-19. Ma questa volta la scena si è svolta sotto la presidenza del senatore del Kentucky Rand Paul, storico nemico politico dell’esperto ed esponente di punta dell’ala libertarian del Partito Repubblicano. Il risultato è stato uno shock istituzionale: su consiglio dei propri legali, Fauci si è avvalso per oltre cento volte del Quinto Emendamento, il diritto di non incriminarsi, rifiutando di rispondere alle incalzanti domande della commissione.
Un gesto clamoroso che ha riacceso le polemiche sulla gestione dell’emergenza sanitaria, sulle origini del virus e sul ruolo delle burocrazie federali. Per comprendere la determinazione con cui Rand Paul ha condotto l’indagine, occorre guardare alle radici della sua filosofia politica. Medico oculista prima che politico, figlio del leggendario teorico libertarian Ron Paul, Rand Paul incarna una visione rigorosa del liberalismo classico americano: lo Stato centrale e le burocrazie non elette rappresentano una minaccia strutturale alle libertà individuali e alla sovranità del cittadino.
Durante i mesi dell’emergenza pandemica, mentre Fauci caldeggiava restrizioni, obblighi di mascherine, chiusure e protocolli federali stringenti, Rand Paul si è eretto a baluardo della resistenza individuale contro quello che ha sempre definito un “autoritarismo sanitario”. Nel pensiero individualista di Paul, la decisione di sospendere libertà civili ed economiche in nome della sicurezza collettiva non è stato soltanto un errore politico, ma un sopruso etico e costituzionale. Per il senatore del Kentucky, un funzionario pubblico come Fauci non doveva agire come un “monarca scientifico” dotato del potere di dettare legge sulle scelte dei singoli, bensì limitarsi a fornire valutazioni tecniche su cui l’individuo rimane l’unico arbitro supremo.
L’audizione ha toccato vette di altissima tensione. Paul ha aperto i lavori accusando Fauci di aver incoraggiato e finanziato, tramite i fondi del National Institutes of Health destinati alla Ong EcoHealth Alliance, le controverse ricerche sul “guadagno di funzione” nei laboratori di Wuhan, per poi aver orchestrato, a suo dire, un insabbiamento sull’ipotesi della fuga da laboratorio. A gettare benzina sul fuoco è stata la pubblicazione, voluta da Paul alla vigilia dell’incontro, di oltre 1.000 pagine di diari personali di Fauci, consegnati al Senato dal Dipartimento della Salute guidato da Robert F. Kennedy Jr. Fauci ha replicato definendo l’azione di Paul un’ossessione evidente finalizzata unicamente a vederlo “dietro le sbarre”, difendendo la propria vita spesa al servizio della salute pubblica.
La scazzottata verbale è degenerata al punto che l'avvocato di Fauci, David Schertler, è stato persino fatto espellere dall’aula dal senatore repubblicano. Sullo sfondo resta l’eccezionale grazia preventiva concessa a Fauci dal presidente Joe Biden prima di lasciare la Casa Bianca nel gennaio 2025, a copertura delle sue attività dal 2014 al 2025. Per la componente libertarian del Congresso, tale provvedimento è il simbolo di un’élite amministrativa che protegge sé stessa dalle responsabilità dinanzi alla cittadinanza.
La resa dei conti di Washington dimostra come il capitolo della pandemia sia tutt’altro che chiuso. Più che una verifica tecnica sulle politiche sanitarie del passato, la crociata di Rand Paul contro Anthony Fauci si conferma il punto di sintesi di una frattura profonda dell’America contemporanea. Da un lato l’affidamento alla tutela dello Stato tecnocratico, dall’altro la difesa intransigente della libertà individuale.
Aggiornato il 31 luglio 2026 alle ore 11:41
