Basta che sia super. È iniziata la selezione per il posto di commissario regionale alla sicurezza e alla droga di Bruxelles-Capitale, per contrastare la guerra tra bande per il narcotraffico nella capitale belga, che sta facendo perdere il sonno a molti politici. A fine settembre, Bruxelles avrà quello che la stampa ha già ribattezzato super poliziotto o super coordinatore.
“Ne abbiamo bisogno come il pane”, osserva Boris Dilliès, ministro-presidente della Région di Bruxelles-Capitale. Ma la lievitazione sarà lunga. I colloqui non inizieranno prima della seconda metà di settembre, e una volta scelto il candidato il governo dovrà approvare la nomina e decidere quando potrà entrare in servizio.
Nel frattempo, c’è da restare vivi per tutto settembre. Un’esagerazione? A sentire il procuratore del re, sembra di no. “Sono preoccupato per i cittadini”, ha detto qualche giorno fa Julien Moinil, convocando la stampa per fare il punto della situazione. Che, nello specifico, si definisce con poche parole: 150 sparatorie dall’8 febbraio 2025 al 28 agosto di quest’anno a Bruxelles. Il fenomeno non si attenua, magari va un po’ a ondate, ma resta di una “pericolosità estrema”.
Quanto “ho affermato in precedenza - ricorda Moinil - cioè che chiunque può essere colpito, si è dimostrato vero”. Esempi? Il procureur du Roi rammenta che 4 mesi fa “intorno a mezzanotte, un padre di famiglia è stato colpito da un proiettile. Era completamente sconosciuto ai nostri servizi. Ora è paraplegico, ed è la prima vittima innocente” di questa situazione.
Dal 20 agosto si sono registrate 7 sparatorie in 5 giorni. Ciò che colpisce maggiormente il procuratore di Bruxelles è l’età dei criminali. Il 22 agosto la persona arrestata dopo un conflitto a Saint-Gilles ha 17 anni e già una condanna per rapina a mano armata. Il giorno successivo, a seguito di altri due fusillades, altre due persone sono state poste in custodia cautelare. La prima è nata nel 2005, l’altra è minorenne.
I conflitti a fuoco nascono dalla lotta per il controllo del narcotraffico. Tra gli ultimi episodi, però, c’è anche una mitragliata alla facciata di un commissariato di polizia. Segno che le “sparatorie non si placheranno - dice il procuratore - finché i capi, che si trovano all’estero, non saranno neutralizzati”. Le violenze, dunque, “continueranno” e ci “saranno altri conflitti a fuoco”. Questo crea “rischi altissimi per i cittadini”, ammette Moinil.
In termini numerici, il numero di attacchi è “agghiacciante”, osservano alcune testate nazionali. Nel 2025, fa sapere la procura, si sono verificate 102 sparatorie, 69 nel 2026. Sono stati arrestati 93 adulti, tra esecutori e mandanti, con mandati di cattura che vanno dai 6 ai 13 anni di reclusione. A questa cifra vanno aggiunti 14 minorenni (belgi e francesi), la stragrande maggioranza dei quali è stata collocata in centri di detenzione minorile. Il ministero dell’Interno si è impegnato a schierare altri 40 agenti di polizia per rafforzare la presenza delle forze dell’ordine nelle strade.
“Stiamo assistendo a un incremento degli arresti in flagranza di reato, il che permette di avviare procedimenti penali, è vero. Ma ciò che è veramente fondamentale per vincere questa battaglia è sradicare il problema, il che significa condurre indagini approfondite sui capi. Più investigatori ho a disposizione, più velocemente si procede nell’analisi di immagini, tabulati telefonici, e più siamo efficaci”, afferma il procuratore. Non potendo, però, mobilitare tutti gli investigatori per il narcotraffico è necessario dunque rafforzare la struttura della polizia giudiziari federale.
Cosa potrà fare, allora, il super coordinatore? Non sostituirà la procura, la polizia o i comuni, assicura il ministero dell’Interno. Uno dei suoi primi compiti sarà quello di elaborare rapidamente un progetto integrato basato sul già esistente Piano globale di sicurezza e prevenzione di “Bruxelles sicura”. La sua prima missione, dunque, sarà “coordinare quotidianamente tutti gli attori coinvolti”, spiega Dillies, lavorando “in sinergia con i comuni, i capi della polizia, i sindaci e il livello federale, ma anche affrontando non solo le questioni di sicurezza, ma anche la prevenzione della tossicodipendenza”.
Il commissario potrà supervisionare anche la chiusura delle attività problematiche che riciclano denaro proveniente dal traffico di droga, e dovrà garantire “coerenza tra forze dell’ordine e servizi di supporto sociale” in collaborazione con enti pubblici (comuni, centri di assistenza sociale) e organizzazioni non profit che erogano servizi sociali. A Bruxelles cercano un profilo dalla “forte capacità di resistere alle pressioni” che richiede “neutralità e discrezione”, e che goda di “elevata visibilità politica e mediatica”. Un analista più che uno sceriffo. Gli esperti s’interrogano.
Il pericolo, spiega a Rtbf il criminologo Michael Dantinne, è il dover creare “qualcosa di nuovo per Bruxelles, piuttosto che razionalizzare ciò che già esiste”. Per ora, osserva “ci si concentra principalmente sugli annunci piuttosto che sull'efficacia reale”, per un fenomeno criminale che “non è nuovo”, ma di cui si “percepisce un’urgenza maggiore” perché riguarda Bruxelles e concerne anche “gli eccessi e gli effetti collaterali che hanno portato a ciò che vediamo oggi”.
Aggiornato il 02 settembre 2026 alle ore 11:48
