Cambogia, dai centri delle truffe allo Stato di sicurezza
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Confische e riuso delle infrastrutture criminali nel 2026

Per anni la Cambogia ha rappresentato uno dei nodi principali dell’economia criminale digitale del Sud-Est asiatico. I grandi scam compounds erano insieme centri tecnologici, immobiliari e finanziari: luoghi nei quali la frode industrializzata conviveva con traffico di esseri umani, casinò, società di comodo e circuiti di riciclaggio. Nel 2026, però, qualcosa è cambiato.

Phnom Penh non sta soltanto cercando di chiudere quei complessi: sta costruendo gli strumenti giuridici e coercitivi per assorbirne una parte delle funzioni. La svolta non può essere spiegata soltanto dalla guerra con la Thailandia. Il conflitto ha reso visibile una vulnerabilità che era già maturata. Le sanzioni americane e britanniche contro il Prince Group nell’ottobre 2025, insieme alle iniziative contro i circuiti finanziari collegati, hanno alzato enormemente il costo internazionale della tolleranza. Il Tesoro statunitense ha collegato il gruppo a una vasta rete di frodi e riciclaggio, mentre l’indagine americana ha portato anche alla più grande azione di confisca di Bitcoin nella storia del Dipartimento di Giustizia.

Poi è arrivata la frontiera. Gli scontri con Bangkok hanno trasformato alcuni compound in infrastrutture strategiche: a O’Smach, strutture utilizzate per le truffe sono state bombardate e occupate dalle forze thailandesi. Reuters ha documentato al loro interno scenografie costruite per simulare banche e stazioni di polizia, script e materiali destinati a frodi su vittime di diversi Paesi. Un’economia criminale che poteva essere trattata come problema di ordine pubblico è diventata così anche un problema di sovranità nazionale. La risposta cambogiana ha assunto una forma istituzionale. La nuova legge contro le frodi tecnologiche, entrata in vigore nell’aprile 2026, introduce nuovi reati, pene fino all’ergastolo e strumenti di sequestro patrimoniale. Il governo ha ordinato a tutte le amministrazioni provinciali di applicarla senza eccezioni.

Il passaggio più interessante è proprio quello patrimoniale. Quando un immobile utilizzato come centro di frodi può essere sottoposto a sequestro e, attraverso il procedimento giudiziario previsto dalla legge, diventare patrimonio dello Stato, il contrasto al crimine smette di essere soltanto repressivo. Diventa una politica di trasformazione degli asset.

Mango Park 2 è il caso più significativo. Il grande complesso di Takeo, precedentemente associato alle attività di scam, è stato trasformato in un centro di detenzione per immigrati. La continuità materiale è evidente: una struttura costruita per segregare e controllare persone viene riutilizzata dall’apparato pubblico per una funzione coercitiva. Questo non significa, però, che esista già un piano nazionale per confiscare e riutilizzare tutti i compound. Sarebbe un salto logico non sostenuto dalle prove disponibili. Confisca giudiziaria, sequestro, custodia, uso temporaneo e trasferimento della proprietà sono categorie giuridicamente diverse. La distinzione è fondamentale in uno Stato di diritto.

Esiste inoltre un secondo rischio: colpire le infrastrutture senza distruggere le reti. Amnesty ha sostenuto che una parte significativa dei compound individuati non sarebbe stata raggiunta dal crackdown, mentre i criminali hanno dimostrato una notevole capacità di spostarsi e ricostituire le operazioni. Il vero banco di prova, dunque, non sarà il numero di edifici chiusi, ma la capacità dello Stato cambogiano di trasformare la repressione in legalità: colpire proprietari e finanziatori, seguire il denaro, proteggere le vittime della tratta e sottoporre ogni confisca a controllo giudiziario.

La Cambogia sta certamente diventando più coercitiva. Ma un vero Stato di sicurezza non si misura dalla quantità di compound requisiti. Si misura dalla capacità di sostituire il potere criminale con istituzioni trasparenti, tribunali indipendenti e proprietà pubbliche gestite nell’interesse collettivo. Altrimenti il rischio è soltanto cambiare il padrone degli edifici, lasciando intatto il sistema che li ha resi possibili.

Aggiornato il 28 agosto 2026 alle ore 10:54