Il traffico di droga a Bruxelles è un’“emergenza nazionale”
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Avevano promesso rinforzi entro aprile, arriveranno con quasi 6 mesi di ritardo. Giusto il tempo di riconoscere lo stato di “emergenza nazionale”. Lo ha fatto il ministro dell’Interno federale Bernard Quintin al termine della riunione del Consiglio di sicurezza regionale (Cores). “È necessario che tutti si siedano e discutano quali misure funzionano e, soprattutto, quali adotteremo”.

Il ministro ha messo a disposizione dei distretti di polizia di Bruxelles un plotone della riserva federale. “Le forze speciali della polizia federale - ha annunciato - rafforzeranno la collaborazione con le forze di polizia locali”, che sono già state integrate con 77 agenti. Non basta. Il bubbone è esploso.

Il traffico di droga di quella che è capitale del Belgio, dell’Unione europea e sede Nato, è fuori controllo. E lo spaccio chiama necessariamente guerra tra bande per il controllo delle piazze: il che significa sparatorie, regolamenti di conti, episodi criminosi che rischiano di coinvolgere sempre di più la popolazione civile. L’ultima fusillade nel comune di Saint Gilles ha provocato un ferito e generato nuova indignazione. Gli abitanti non ne possono più e chiedono al governo di non limitarsi a lavorare sugli effetti del narcotraffico, ma di agire sulle cause.

Il procuratore generale, Julien Moinil, ha indicato che il bacino di riserva di uomini e mezzi non è ancora al completo. Ci sono posizioni aperte, ma le autorità sono alla ricerca di investigatori esperti per occuparsi di omicidi, reati finanziari e traffico d’armi, fa sapere l’agenzia Belga. Quintin, da par suo, ha anche discusso con il Ministero della difesa un rafforzamento della presenza militare a Bruxelles: “Vorrei vederne di più”. L’obiettivo è presidiare le stazioni ferroviarie e della metropolitana. Il governo parla di impegno a “lungo termine”: una battaglia che non può permettersi di perdere.

Il ministro dell’Interno ha coordinato il lavoro con il dicastero per l’asilo e la migrazione, per favorire l’apertura dei centri di detenzione chiusi, e con il Ministero della mobilità, per la registrazione e la tracciabilità dei monopattini elettrici con le telecamere. Il sindaco di Saint-Gilles, Jean Spinette dice di sentirsi ora meno solo nella lotta contro la criminalità organizzata, e di aver ritrovato “un po’ di speranza”. Il bourgmestre aveva sottolineato di recente “una mancanza di lealtà da parte del governo federale”. Ora, però, accoglie con favore “un risveglio nazionale”, di fronte al narcotraffico, che è “destabilizzante e problematico per l’intero Paese, non solo per Bruxelles e Saint-Gilles”, riporta la Rtbf.

“Durante le esplosioni sulla facciata della scuola in Place Bethléem e le sparatorie nella stessa piazza, ho avuto l’impressione che ci fosse molta compassione, ma poche azioni concrete a seguire”, ammette Spinette, “ma ora siamo a un livello di consapevolezza completamente diverso”.

I pattugliamenti sono aumentati, ma per l’esercito nelle strade si dovranno superare parecchi ostacoli. E trovare l’unità in Parlamento. Stando allo scaricabarile dei partiti di questi giorni, l’impresa appare problematica. Il centro destra liberale francofono dell’Mr descrive Jean Spinette come “un sindaco che negozia con gli spacciatori per farli andare via”. In un video pubblicato su Instagram e trasmesso dal telegiornale di La Une si vede il funzionario locale avvicinarsi a dei giovani che chiaramente spacciano droga e chiedere loro di andarsene, indicando la presenza della polizia.

Il presidente del Movimento riformatore, Georges-Louis Bouchez, ha condiviso il video e ha attaccato sia Spinette che il partito socialista, accusandolo di “distruggere Bruxelles”. I socialisti denunciano la mancanza di risorse e di interventi da parte del governo federale, dove l’Mr detiene il portafoglio del ministero dell’interno.

“La mia vita e quella dei miei concittadini sono costantemente in pericolo, ma vedo che i politici stanno sfruttando la situazione. Ogni giorno vado dagli spacciatori per chiedere loro di smettere e loro mi attaccano. L’accusa di essere passivo è vergognosa”, ha commentato il sindaco di Saint Gilles.

Nel parlamento di Bruxelles, l’N-Va (centro destra fiammingo), all’opposizione, attacca i socialisti, e chiede provvedimenti urgenti dopo tre sparatorie negli ultimi tre giorni a Bruxelles. Che portano a oltre 60 i conflitti a fuoco nella capitale nel 2026, “Una stazione di polizia ad Anderlecht è stata presa di mira da colpi di Kalashnikov - ribeva il deputato N-Va, Mathias Vanden Borre - e finora, la risposta politica è stata del tutto inadeguata. I cittadini di Bruxelles meritano di sapere cosa sta facendo concretamente il governo per arginare questa violenza”.

Tutti i comuni sotto scacco della criminalità, fa notare, sono “rossi”: Anderlecht, Saint-Gilles, Forest, Molenbeek, Bruxelles-Ville. “Ovunque le cose vadano male - osserva - si trova un sindaco socialista. Cosa stanno facendo per adempiere alla loro missione primaria ed essenziale, ovvero garantire l'ordine pubblico e la sicurezza? Forse è ora di chiedere loro conto”.

Aggiornato il 28 agosto 2026 alle ore 11:43