Ora basta! Il grido che risuonò nelle strade e nelle piazze di tutta la Spagna (penisola, isole, Ceuta e Melilla) nel luglio del 1997, dopo il sequestro e l’assassinio di Miguel Ángel Blanco da parte dell’organizzazione terroristica basca Eta (Euskadi Ta Askatasuna – Paese basco e libertà), risuona ancora oggi nella mente degli spagnoli, ma per motivi ben diversi.
Gli spagnoli hanno bisogno di aiuto e lo stanno chiedendo a gran voce, tra le lacrime. Mentre lo Stato spagnolo afferma che Ceuta ha recuperato la normalità e il presidente del governo Pedro Sánchez va in vacanza pubblicando sui social media la playlist che ascolterà, gli abitanti della città, ancora spaventati, riparano i danni subiti nelle loro case e nei loro negozi, mostrandoci come nelle loro strade e sulle loro spiagge continuino ad esserci centinaia e centinaia di immigrati, senza sapere quanti siano effettivamente.
I residenti di Ceuta sono stati costretti a rinchiudersi letteralmente nelle proprie case, abbassando le saracinesche di tutti i negozi, e hanno implorato la dichiarazione dello stato di emergenza di interesse nazionale, ma, ancora una volta, il governo non li ha ascoltati, è intervenuto troppo tardi, voltando loro le spalle. È già successo a luglio con gli incendi che hanno colpito il centro della Spagna quando la presidente della Comunità di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, ha richiesto la dichiarazione dello stato di emergenza e la prima risposta non è stata la concessione immediata, bensì la richiesta di giustificare tale domanda spiegando perché i servizi autonomici di estinzione degli incendi non potessero controllare la situazione, mentre il fuoco continuava a ridurre in cenere la terra iberica.
Ma ora la situazione è diversa; non si tratta più solo di una questione che riguarda gli spagnoli. Sicuramente rimarrà un problema esclusivamente spagnolo il fatto che indossare la maglia della nazionale durante i Mondiali di calcio provochi l’aggressione da parte di un gruppo di indipendentisti, che le strade della Catalogna e dei Paesi Baschi siano imbrattate con frasi come “Spagnoli via” e che si rendano omaggi a coloro che erano membri dell’Eta (quelli che il Governo Sánchez ha avvicinato a casa, trasferendo anche la gestione delle carceri alla Comunità Autonoma basca). Ora il problema riguarda tutta Europa, non solo gli spagnoli che vogliono mantenere l’integrità territoriale del proprio Paese; è quindi giunto il momento di chiedere spiegazioni e di agire.
Il governo spagnolo stima che il numero di accessi e tentativi di attraversamento si collochi in un intervallo compreso tra 50mila e 60mila persone mentre le Forze e i Corpi di Sicurezza dello Stato spagnolo calcolano che circa 73.500 migranti siano già usciti da Ceuta verso il Marocco. Di fronte a questa tragedia, sembra che il governo centrale non rispetti nemmeno i deceduti; le ultime dichiarazioni del governo indicano che ci sono stati 72 decessi, ma lunedì il governo della Città Autonoma di Ceuta – che non è in vacanza – ha alzato il numero di persone trovate morte a 88. I dati non tornano da nessun punto di vista: il Ministero della Salute, che non ha inviato nessuno alla città autonoma per rendersi conto di persona della gravità della situazione, ha affermato che “non si sono verificate situazioni di collasso”; ma il sindacato medico di Ceuta denuncia che nella gestione sanitaria si sono avute “condizioni proprie della medicina delle catastrofi”, senza risorse sufficienti né piani di gestione, e il collasso dei servizi pubblici dopo l’arrivo massiccio dei migranti.
Il presidente spagnolo ha giustamente fatto appello alla “solidarietà positiva” delle comunità autonome per distribuire i 7.000 minori presenti a Ceuta, ma dov’è finita la sua solidarietà nei confronti dei propri connazionali che, impotenti, chiedevano aiuto e rivendicavano la loro identità di spagnoli? Durante la sua visita lampo a Ceuta, Sánchez ha anche sottolineato che l’attuale crisi migratoria è molto simile a quella del maggio 2021, quando oltre 10mila migranti entrarono con la forza nella città autonoma attraverso il confine terrestre, un evento spiegato in modo impeccabile nel libro Il Grande Ricatto di Costantino Pistilli (Paesi Edizioni). Quindi, se non è la prima volta che accade – nel 1995, anno di entrata in vigore della Convenzione di Schengen, si registrarono per la prima volta grandi gruppi di migranti subsahariani che si accalcavano a Ceuta e Melilla – non era forse prevedibile? Succederà di nuovo? Il Governo Sánchez continua a sostenere che il Marocco sia un partner affidabile e solido dell’Europa, ma lo è la Spagna di Sánchez, considerando che gli stessi spagnoli si sentono abbandonati, ignorati, ingannati e in pericolo?
Aggiornato il 04 agosto 2026 alle ore 10:20
