Ceuta: non solo una questione migratoria

Il caso Ceuta, l’enclave spagnola ubicata nel perimetro geografico del Marocco (come Melilla), abbraccia molteplici aspetti: politica nazionale, rapporti internazionali, Schengen, la questione del Fronte Polisario e Sahara occidentale, l’idea, utopistica, di Fortezza europea, e non ultimo il dilagare di migranti di religione islamica in zona europea. Quindi l’utilizzo di migranti come arma ibrida per pressare su questioni diplomatiche e altro? Intanto questa modalità di lotta ibrida è stata nel tempo sistematicamente usata; ricordo che l’autocrate turco Recep Tayyip Erdoğan, nel 2015, ha utilizzato cinicamente il popolo della Siria sfollato dal Paese causa Isis (2013), come arma per estorcere all’Europa enormi somme di denaro in cambio di frenare l’invasione verso i confinieuropei”, ma anche successivamente in più fasi ha usato i migranti come arma di ricatto verso l’Europa. Così, nel 2021 e nel 2023, anche Vladimir Putin e il suo vassallo presidente della Bielorussia, Aleksandr Lukashenko, hanno utilizzato migranti afghani, siriani, iracheni, totalmente di religione islamica, come strumento per tentare di tenere l’intera Europa in scacco, minacciando di ammassarli ai confini della Lituania, Lettonia, Estonia, Polonia e soprattutto impensierire la Germania.

Ma il caso Ceuta tocca altri aspetti; tra questi non va esclusa l’intenzionalità delle autorità marocchine di avere esercitato una azione vocata a “castigare” la Spagna dopo che, il 20 luglio, Pedro Sánchez, premier spagnolo, sinistra-“riformista”, si è recato in visita ad Algeri (Marocco e Algeria soffrono di una reciproca radicata ostilità), una visita volta a ricomporre i rapporti, profondamente deteriorati, dopo che la Spagna aveva riconosciuto, nel 2022, la sovranità marocchina sull’ex Sahara spagnolo. Così anche nel 2021 il governo marocchino aveva apertamente deplorato il governo spagnolo quando aveva accolto, in uno dei suoi ospedali, un leader del Fronte Polisario in gravi condizioni di salute. Brevemente ricordo la questione del Sahara occidentale sulla quale Marocco e Algeria hanno posizioni inconciliabili, una eredità pesante ed una ostilità che si innesca quando la Spagna, nel 1973, si è ritirata da questo territorio, che viene annesso dal Marocco. Ne nasce un conflitto che radicalizza la crisi dove il Marocco rivendica la sovranità sul Sahara occidentale, mentre l’Algeria sostiene l’indipendenza del popolo sahrawi e il diritto all’autodeterminazione, supportando il movimento del Fronte Polisario, organismo politico e armato che lotta per ottenere l’indipendenza di questa regione.

Ma va anche considerata la possibilità che la vicenda di Ceuta sia il risultato di una azione ordita da più “soggetti” ostili all’Unione europea, che hanno manipolato, tramite social network marocchini, una popolazione facilmente manipolabile, con lo scopo, decisamente raggiunto, di dividere il già diviso “pensiero europeo” in merito alla questione migratoria. Non solo, ad essere minato è anche il concetto di “Fortezza europea”, con le angosce che la questione migratoria suscita in modo crescente nella popolazione europea. Tali paure danno “cartucce aggiuntive” a tutti i regimi autocratici e oscuri personaggi, che cercano di ottenere concessioni politiche o denaro, assicurando di poter frenare con mezzi “non europei” le ondate di migranti, prevalentemente islamici, la maggior parte dei quali inintegrabili sul territorio europeo. Non va dimenticato che questa operazione di destabilizzazione organizzata da “registi”, i cui profili sono non difficilmente intuibili, viene fatta ad un costo molto inferiore in confronto anche ad una semplice minaccia di procurare una guerra commerciale o militare. Non dimenticando che la politica della Fortezza europea è percepita nel Maghreb ed in Africa come xenofoba, fattore che rende “la meta europea” attraente ma odiata.

Comunque, come altre questioni politiche e geopolitiche, scorrerà del tempo prima che si possano sapere ufficialmente, se mai si sapranno, le cause profonde della vicenda Ceuta, e perché il 30 e 31 luglio oltre 50-60mila marocchini e sub sahariani partiti dalla città del Marocco Fnidq, abbiano inaspettatamente travolto le barriere di confine dell’enclave spagnola. Ma è meno sorprendente come con estrema rapidità quasi la totalità di questi migranti, alcune migliaia ancora bivaccano nell’enclave, siano stati spinti oltre il confine nel giro di 24 ore, lasciando in mare almeno 80/90 morti affogati. Tuttavia va anche ricordato che un migrante che entra a Ceuta, anche se territorio spagnolo, non ha la libertà di circolare nel resto della Spagna, e meno che mai attraversare i confini dell’Unione europea, eccezione i minori non accompagnati che potrebbero essere collocati in Spagna.

Intanto, per iniziare il “depistaggio” sulla ricerca della realtà dei fatti, il primo ministro Sánchez non ha minimamente accennato alla responsabilità delle autorità marocchine di avere orchestrato “l’invasione”, ma ha addebitato la colpa ai trafficanti di esseri umani; anche se è difficilmente immaginabile che un tale flusso migratorio con dimensioni assolute si possa muovere senza il consenso del Marocco, che comunque rivendica le città spagnole di Ceuta e Melilla come territori occupati dalla Spagna.

La realtà è che il mainstream, generalmente, colloca la notizia di Ceuta accostandola ad una questione migratoria dalle caratteristiche fosche e spettacolari, ma sorvola sull’aspetto che questi migranti che vogliono entrare in Europa sono musulmani e molti dal “profilo ambiguo”, e oggi l’Europa è colpita da attentati, effettuati con varie modalità, i cui artefici si dichiarano di stampo estremista islamico o jihadista. Quindi dietro la “vicenda Ceuta” non c’è solo un “semplice” traffico di migranti, ma verosimilmente questioni che toccano strategie politiche.

Aggiornato il 04 agosto 2026 alle ore 10:22