La guerra-sterminio ignota in Etiopia

La nota del mercoledì mattina per Radio Radicale questa settimana è un “grazie” a Paolo Lambruschi, inviato di Avvenire: il quotidiano della Cei domenica scorsa ha pubblicato due paginoni per ricordare a tanti (e informare molti) di una guerra-sterminio che si combatte da anni in Etiopia e provoca centinaia di migliaia di vittime tra le popolazioni civili, tra la generale indifferenza. Le autorità di Addis Abeba vietano l’accesso nei campi profughi; una giornalista francese di La Croix è stata espulsa; Lambruschi vi è entrato clandestinamente. Nessuna protesta per questo “oscuramento” della tragedia. Nessuno piange o si indigna per le centinaia di donne, bambini, vecchi, massacrati, uccisi, torturati, affamati, stuprati, deportati. I fari dei professionisti della commozione illuminano altro, che certamente va illuminato, ma non a scapito di tragedie immani come quelle che si consumano in Etiopia. Eppure, questo accade. Per aver messo il dito su questa piaga, grazie Avvenire, grazie Paolo Lambruschi.

QUESTO LEDITORIALE PER RADIO RADICALE

Roma 29 luglio 2026. Buongiorno. La nota di oggi è una sorta di grazie al quotidiano cattolico Avvenire. Tre giorni fa, domenica 26 luglio, con il suo inviato Paolo Lambruschi, Avvenire ci ha rammemorato di una guerra che si trascina da anni, che provoca centinaia di migliaia di vittime, e di cui tuttavia nessuno sembra dolersi. Una delle tante guerre dimenticate, quella in corso in Etiopia. Il reportage di Lambruschi, sono due paginoni, comincia con la testimonianza di un anziano sfollato da sei anni nel campo di Macallè: “Ho 80 anni. Sono scappato a piedi dal West Tigray. Gli Amhara e l’esercito etiope mi hanno scacciato dalla mia casa, i miei figli sono emigrati. Chiedo solo di tornare prima di morire. Perché il governo centrale ci sta uccidendo di fame e malattie”.

Lambruschi ricorda che il regime di Addis Abeba vieta alla stampa internazionale l’ingresso nei campi. Per un articolo che raccontava le condizioni degli sfollati, l’Etiopia ha espulso una giornalista corrispondente del quotidiano cattolico francese La Croix. Non si vuole che si sappia della guerra dimenticata, che si raccontino le condizioni critiche nei campi, le gravi carenze di cibo, elettricità e assistenza medica che rendono la vita disumana. Lambruschi è riuscito a entrare, e racconta questa tragica realtà. Mancano farmaci, acqua, luce, benzina. La situazione per i malati cronici, gli anziani, i disabili, le neo-mamme e i neonati è drammatica. La carestia provocata da mano umana e negata dal potere centrale sta affamando la popolazione di una regione rurale ferita dalla guerra e dalla crisi climatica. Cresce la violenza, aumentano le rapine.

Gli sfollati sono vittime due volte della guerra civile dimenticata più cruenta del secolo, iniziata il 3 novembre 2020. Ha provocato direttamente e indirettamente 600mila morti, ma c’è chi dice che possono essere 800mila. Mezzo milione gli sfollati su una popolazione di sette milioni.

Tutti i belligeranti utilizzano lo stupro come arma di guerra. Si stima che 135mila donne siano state violentate, usate come schiave sessuali. Donne stuprate e per questo ripudiate dalle famiglie, orfani di guerra, figli degli stupri abbandonati, bambini soldato cresciuti. Dopo il 2020 nella regione si stimano almeno 20mila bambini non accompagnati, abbandonati o separati dalle famiglie. Una immane tragedia ignorata. Volutamente ignorata. Le vittime di questo conflitto non indignano, non meritano attenzione e solidarietà, mobilitazione. Una ragione ci deve essere; certamente ignobile.

Aggiornato il 31 luglio 2026 alle ore 10:03