Pubblichiamo la seconda parte dell’intervista a Noushin Masoumi, portavoce dell’Associazione Donna Vita Libertà
I recenti fatti in Iran hanno provocato una lunga spirale di conseguenze importanti per il mondo, ma purtroppo, tra il petrolio e lo stretto di Hormuz, ci si è dimenticato di cosa sia il regime della Repubblica Islamica e quello che gli Iraniani sopportano da 47 anni. Dovrebbe essere un dovere morale per chiunque si professi sostenitore della libertà informarsi ed ascoltare questa gente. Noushin Masoumi, portavoce dell’Associazione Donna Vita Libertà, si è gentilmente concessa ad una intervista per sciogliere i dubbi più perniciosi che l’opinione pubblica può avere sulla questione iraniana, e che la stampa spesso dimentica di dirimere. La conversazione verte sull’attuale concreta situazione interna del regime, appena precedente a questi ultimi attacchi che hanno riconfermato il tutto.
Qual è lo stato di salute della Repubblica Islamica?
Con gli attacchi che hanno fatto America e Israele all’Iran sono abbattuti quasi la totalità dell’alta amministrazione del regime e la sua rete è indebolita. I Pasdaran hanno marginalizzato l’esercito, che è definanziato ma è comunque obbligato a stare dalla parte loro. Alla fine, comandano i Pasdaran.
Su questo punto non è che quando Khamenei era vivo fosse troppo diverso, il regime si reggeva su di loro. Anche il presidente, sia prima che adesso, non ha nessun potere, se non segue l’ayatollah e i Pasdaran non può esistere. Ora è solo più palese. Ma ancora sono saldi al potere e la rete, anche fuori con l’asse della resistenza, esiste ancora. Per questo trattare e togliere le sanzioni è controproducente, perché hanno ancora una forte volontà espansionistica nella regione, anche ai danni dei vicini. Questa gente è accecata dall’ideologia islamica, per loro la cosa che comanda è l’ideologia. Perché l’Islam, questo è il concetto dell’Islam, la jihad, diffondere l’Islam ovunque, e sono sempre determinati a vincere su questo. Ma qui è complicato farlo capire. In questo senso è molto importante la pressione internazionale, sanzioni e limitarli nelle attività regionali.
Nonostante siano una minoranza in termini relativi, in termini assoluti (milioni) sono ancora molti che sostengono il regime ed in generale sono fedeli ad un Islam radicale. Una minoranza spesso legata alle milizie dei pasdaran.
Voglio sottolineare che gli iraniani sono una popolazione di 90 milioni e circa l’80-85 per cento non sostiene la Repubblica islamica e fa parte del popolo vero. Si tratta della gente che da anni lotta contro il regime. Invece il 15-20 per cento fa parte di quella rete che il regime è riuscito a creare dentro il Paese per avere i suoi sostenitori, grazie soprattutto a tanti privilegi, agevolazioni, soldi e sussidi spillati al popolo. Così sono riusciti a creare dei poli di attrazione. Questa è la minoranza che viene armata, inquadrata nelle milizie paramilitari e poi vengono impiegati come gruppi di repressione. Per mantenere i privilegi devono comunque far vedere al regime che sono fedeli. Dimostrano questa fedeltà e ricevono ogni tipo di attenzione. Nonostante siano la minoranza hanno il potere in mano, hanno soldi, hanno armi, gestiscono il petrolio e quindi riescono a fare più rumore, hanno tanto spazio mediatico.
Nei media italiani esce un’immagine di una piazza dei sostenitori del regime e si vedono enormi folle. Nessuno però va a guardare quei 70 milioni che sono contro. Le immagini delle piazze di questi 70 milioni, che sono ben più grandi, non arrivano quasi mai. Infatti, nella Repubblica islamica non esiste il giornalismo. I giornalisti internazionali non possono avere la libertà di girare e documentare quello che vogliono, senza incappare in problemi, anche gravi. Quindi esce dall’Iran quasi sempre ciò che il regime desidera.
Il Principe Reza Pahlavi cerca di accreditarsi come guida per un’alternativa per l’Iran. Qual è il suo piano?
Recentemente ho avuto questo feedback, ossia che molti ritengono ci sia un rischio di un altro Iraq o un’altra Libia. Ma per questo ci siamo preparati. Qui arriva la figura del principe Reza Pahlavi, una figura di unità nazionale per portare a fine questa lotta. Lui ha portato negli anni avanti il caso dell’Iran a livello internazionale, svolgendo tante attività in molti contesti politici, diplomatici ed economici. In concreto lui ha creato dei team e dei gruppi in vari ambiti, economico, diplomatico. Ha messo insieme risorse personali ed anche quelle che può avere dai giovani iraniani e dalla diaspora iraniana. Tutto ciò è finalizzato ad una transizione ordinata, proprio per evitare che il paese cada in una crisi come l’Iraq o la Libia, che è ciò di cui molti sono preoccupati. Il progetto è per giunta pubblico e consultabile, è il progetto della prosperità dell’Iran. Lì è definito e descritto tutto. L’obiettivo di questo periodo di transizione è poter arrivare a un referendum istituzionale in cui il popolo iraniano deciderà se formare una repubblica o una monarchia. In ogni caso sarà uno stato costituzionale e secolare e una liberal democrazia dove tutti i diritti saranno rispettati, al di là della religione, pensiero, anche per la comunità LGBTQ+.
Molti arguiscono che nonostante la maggioranza degli iraniani odi il regime, non necessariamente tutti vorrebbero un ritorno alla monarchia; infatti, spesso descrivono l’eredità dell’ultimo Scià con luci ed ombre.
Gran parte della narrazione sui Pahlavi è manipolata purtroppo. Oggi quasi nessuno in Iran ha un cattivo ricordo del periodo Pahlavi. Tanti anzi chiedono scusa alla famiglia Pahlavi per tutto quello che è successo. Le figure del nonno e del padre, Reza Shah e Mohammad Reza Pahlavi, vanno contestualizzate. Al tempo l’impatto dell’arrivo della nuova dinastia fu molto forte, con momenti critici. Finiva la dinastia Qajar conclusasi in un disastro economico e sociale. Reza Shah con le sue riforme ha dovuto portare in poco tempo il paese nel mondo moderno, cercando in tutti i modi di secolarizzare lo stato, creare infrastrutture ed alfabetizzare. Ad oggi moltissimi iraniani dicono ancora grazie a Reza Shah. Mohammad Reza Shah mantenne una linea similare. La gente riusciva a studiare, abbiamo avuto un tasso altissimo di alfabetizzazione e laureati. Siamo stati la prima nazione in Medio Oriente in cui le donne hanno avuto pieni diritti, incluso il diritto di voto e accesso a incarichi pubblici. Abbiamo avuto un ministro donna come ministro dell’Istruzione, tra le prime al mondo, addirittura prima dell’Italia. La gente ha fiducia nel principe Reza Pahlavi appunto per il background della famiglia. Lui poi non si definisce come il re, vuole un referendum e che decida il popolo. Dimostra grande apertura rispetto anche ai suoi predecessori.
Hai fiducia nei media italiani, laddove taluni, anche noti, affermano che Khamenei sarebbe moralmente superiore a Giorgia Meloni?
Purtroppo la fiducia ad ora è bassa non solo nei media italiani, ma a livello mondiale, per questa diffusa volontà di non voler vedere, sentire e ascoltare. Tra la scarsa copertura verso le vicende del popolo iraniano e la propaganda di vario colore spesso si è riusciti a riscrivere la storia totalmente. Un dittatore come Khamenei diventa un eroe, soltanto perché alcuni a sinistra come a destra sono contro gli americani o “l’imperialismo”. Questo è assurdo. Khamenei è uno spietato dittatore e legittimare una figura che ha ucciso per anni un intero popolo per me è inaccettabile, per noi iraniani è inaccettabile.
Purtroppo, non avviene solo con Khamenei.
Esatto, avviene anche con Putin in Russia o vogliamo parlare anche della Cina? Si ignorano sistematicamente le repressioni verso il popolo cinese. Il regime islamico, come questi altri, ha investito molto anche sul mondo dell’informazione, social network, fake news, sull’uso di bot per alimentare confusione e la sua narrazione. Si tratta di un progetto ordito a tavolino in cui investono miliardi, perché per loro è vitale creare confusione a livello internazionale e calpestare la verità. Oggi internet, l’informazione e i social media sono diventati un altro tipo di arma.
(*) Rileggi la prima parte dell’intervista
Aggiornato il 23 luglio 2026 alle ore 10:22
