La guerra civile che si sta combattendo in Sudan può essere collocata nelle prime tre crisi planetarie. Tuttavia se il troppo lungo conflitto russo-ucraino e il sempre più “grottesco e dissociato” confronto tra Stati Uniti e Iran stanno su un livello geostrategico apicale, la guerra tra l’esercito regolare sudanese e i ribelli delle Forze di supporto rapido (Rsf), se non raggiunge a livello geostrategico tali picchi, dal punto di vista del dramma umanitario rasenta il massimo grado. Ricordo che la guerra civile in Sudan è esplosa nell’aprile 2023 quando le Rsf, corpo paramilitare ex filogovernativo, hanno attaccato la capitale Khartoum; il conflitto si è rapidamente esteso a tutto il Paese e i miliziani guidati dal generale Mohammed Hamdan Daglo (Hemetti) sono stati artefici di atrocità assolute.
In queste ore le truppe di Hemetti stanno stringendo assedio alla città di El-Obeid la capitale del Kordofan settentrionale, dove oltre mezzo milione di persone sono intrappolate in un contesto di terrore e in carenza di ogni minimo sostentamento, mentre circa centomila abitanti sono già sfollati dalla città, ma senza alcuna via di fuga. L’obiettivo dei paramilitari Rsf è quello di dominare sulle regioni del Kordofan e del Darfur. Ma quale è l’importanza strategica di El-Obeid? La città ospita un tratto di un oleodotto e un importante mercato di gomma arabica; è ubicata su una via di comunicazione fondamentale tra alcune regioni orientali controllate dall’esercito regolare comandato dal generale Abdel Fattah Abdelrahman Al-Burhan, e la regione del Darfur presieduta dalle Rsf. Chi controlla El-Obeid domina su una arteria stradale strategica attraverso la quale transitano persone ed ogni tipo di merce diretta verso il Sudan centrale.
Sulla linea di questo tracciato l’esercito regolare ha posizionato una divisione di fanteria, si riferisce la quinta, e una base aerea. In caso di capitolazione alle Rsf la capacità dell’esercito governativo di controllare la regione del Kordofan verrebbe notevolmente compromessa. Inoltre le Rsf avrebbero il controllo di una via di approvvigionamento che collega le loro basi occidentali al resto del Paese. Quindi nel caso che El-Obeid venisse occupata dai ribelli si innescherebbe un mutamento strategico nella guerra. La città è infatti al centro di una rete di comunicazione che collega il Darfur, il Kordofan e il Sudan centrale, quindi il suo controllo da parte delle Rsf, potrebbe rimettere in piedi il programma politico di Hemetti di riconquistare la capitale Khartoum.
Da alcuni mesi le Rsf stanno ammassando combattenti attorno alla città di El-Obeid. La tecnica di assedio e la prospettiva di attacco fanno temere la replica di quanto accaduto a El-Fasher, capitale del Nord Darfur, piombata in un infernale orrore a fine ottobre 2025. Secondo quanto rilevato dalla Missione internazionale indipendente di accertamento dei fatti sul Sudan (Minusca), organismo istituito dalle Nazioni unite, qui furono tracciati i segni distintivi di un genocidio. Infatti le violenze compiute dai miliziani causarono decine di migliaia di morti oltre sistematici stupri di massa. El-Fasher fu assediata per 18 mesi e i massacri nella città hanno assunto i tratti di pulizia etnica.
Ma come sta vivendo queste ore El-Obeid? Da informazioni anche locali risulta che colonne di paramilitari stanno avanzando e infoltendo le truppe già stanziate nei dintorni della città, che intanto è oggetto di metodici e micidiali attacchi con droni forniti dall’articolato mercato delle armi e dove gli Emirati Arabi Uniti supportano gli obiettivi delle Rsf. La maggior parte delle infrastrutture civili della città hanno subito gravi danni, alcune sono non operative; cosi l’approvvigionamento idrico subisce blocchi e i bombardamenti alle centrali elettriche causano interruzione del servizio anche per giorni; anche la fornitura di carburante è precaria, di conseguenza viene ostacolato il sistema di assistenza sanitaria anche negli ospedali.
Alcuni giorni fa la Norvegia a nome di una coalizione composta da molti Paesi europei, Canada e africani come la Sierra Leone, ha lanciato un allarme in merito alle imminenti atrocità che si potrebbero verificare nella città. Ha anche sottolineato che da circa due settimane continui attacchi con droni hanno ucciso alcune decine di abitanti tra El-Obeid e il Nord Kordofan. Inoltre ci sono numerose segnalazioni di violenza mirata a gruppi etnici, comprese le usuali brutali violenze sessuali. Questa guerra civile è considerata uno dei peggiori conflitti umanitari al mondo, con decine di migliaia di morti. Rappresenta anche il più grande fenomeno di sfollamento a livello globale, con i suoi oltre 14 milioni di rifugiati o sfollati interni.
Tuttavia nonostante una risoluzione del Parlamento europeo del 9 luglio, adottata a maggioranza quasi assoluta, con la quale si invita formalmente l’Unione europea a valutare di inserire le Rsf nell’elenco delle organizzazioni terroristiche dell’Ue, con l’accusa di avere perpetrato crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi in Sudan, anche nella fase dell’assedio in corso a El-Obeid, gli Stati membri ad oggi non hanno accolto tale “richiesta”. Il Consiglio respinge, al momento, di aggiungere le Rsf all’elenco delle organizzazioni terroristiche, infatti non è stata raggiunta l’unanimità necessaria dei 27. Non è semplice in una guerra civile come quella sudanese definire chi sta dalla parte della ragione e del torto, comunque anche tra le fila dei combattenti governativi e filogovernativi comandati dal generale al-Bourhane – ricordo salito al potere tramite un Colpo di Stato supportato anche dall’Egitto – operano “mercenari statali” dell’Africa corps russi, e altri vari gruppi di mercenari semi anarchici, e risulta che non si siano risparmiati nel procurare terrore ai civili presenti nell’area sotto controllo di Hemetti.
Comunque la criticità di tali conflitti in molti Stati africani a prevalente maggioranza islamica, è da ricercarsi in endemiche “visioni esistenziali” che scaturiscono quando un leader (e associati anche extranazionali), sovente militare, ambisce a controllare e gestire un Paese con tutto il suo enorme patrimonio, sempre a scapito della popolazione civile e a favore di una massa di pseudo combattenti che hanno nella guerra e in una contratta percezione religiosa la loro unica comprensione della realtà. I miliziani musulmani sunniti di Hamas a Gaza e i miliziani musulmani sciiti di Hezbollah in Libano sono un esempio.
Aggiornato il 20 luglio 2026 alle ore 09:58
