Disobbedisco alla nuova legge cinese comunista extraterritoriale

Uno scandalo legislativo a impatto globale è avvenuto in Cina, a partire dal 1° luglio 2026, e le retoriche del sinicamente corretto tengono in quasi totale silenzio, al riguardo, sia la stampa mainstream, sia i partiti illibertari amici di Xi Jinping. Molta stampa e diversi partiti, come noto, sono piegati al regime tecnocraticamente comunista della Repubblica popolare cinese, e a noi cittadini delle nazioni europee i fatti normativi dall’estremo Oriente giungono spesso inzuppati in un apatico ammorbidente.

Il 1° luglio è entrata in vigore la “legge sulla promozione dell’unità e del progresso etnico”, prodotta dal nazionalismo sinico, capitalcomunista, antireligioso e jinpingiano. Il viceministro della giustizia cinese Hu Weilie ha sostenuto che essa mira a creare una forte identità nazionale tra i 55 gruppi minoritari della Cina, anche attraverso la sua applicazione extraterritoriale.

Cosa avviene?

Tutti, cittadini cinesi o stranieri, residenti in Cina o all’estero, potranno essere perseguitati per aver “minato l’unità etnica” o per aver “istigato al separatismo”. Un motivo in più per disobbedire e unirci da ogni angolo del globo terracqueo alla causa di liberazione dei veri monaci tibetani che, nei superstiti veri monasteri tibetani, resistono al regime che vuol decidere persino chi, tra i buddisti, si dovrebbe reincarnare in chi.

Le espressioni normative indeterminate della nuova legge cinese (il processare qualcuno per aver “minato l’unità etnica” o per aver “istigato al separatismo”) sono culturalmente riconducibili alla nebulosità legislativa tipica delle dittature. Nelle dittature, infatti, gli individui vivono limitati entro le schematiche piste di pensiero e d’azione concesse dallo Stato, nel caso cinese un vero a proprio super-Leviatano di matrice socialista. Ai giudici del regime comunista, così, basterà poco per applicare condanne verso individui semplicemente scomodi. E in Cina si può risultare scomodi allo Stato con eccessiva facilità: basta denunciare e criticare giornalisticamente o nelle proprie comunità lavorative i controlli biometrici che vengono dispiegati ordinariamente in funzione antidemocratica, antiliberale, anticattolica, antibuddista e antitibetana, e via dicendo.

Il respiro geopolitico della libertà umana non può accettare supinamente che una legge cinese repressiva e illibertaria sia applicabile con i parametri della extraterritorialità. Non solo i dissidenti interni alla Cina, ma anche un cittadino italiano e in generale europeo, o un cittadino – per esempio – americano, e così via, può essere perseguitato in seguito a un mandato di cattura internazionale, se quel cittadino non cinese dovesse trovarsi, anche per un semplice viaggio di pochi giorni, sul territorio di uno dei Paesi amici di Xi.

In aggiunta, per gli stessi dissidenti politici cinesi che espatriano si pongono problemi: espatriare non potrà essere più una soluzione più o meno facile, poiché tali persone dovranno magari vivere con terrore ogni viaggio che non avvenga all’interno della cerchia territoriale più autenticamente libera.

La situazione è davvero preoccupante, sul piano della oggettività normativa, politica, geopolitica e sociale. Nell’Ue sono state giustamente espresse comprensibili preoccupazioni, ma troppo poco si parla di questa misura dittatoriale che, come una mina vagante attraverso le cooperazioni tra Paesi illiberali, può esplodere ai danni delle libertà degli occidentali. Noi giornalisti critici e attivisti per i diritti umani degli individui appartenenti al popolo cinese e ai popoli limitrofi, così, oggettivamente rischiamo, anche semplicemente viaggiando in Paesi lontani dalla stessa Cina.

Il regime d’estremo Oriente, poi, ha astutamente specificato che la legge in questione è stata promossa per costituire una coscienza comune che sappia promuovere l’integrazione e lo sviluppo condivisi, vietando al contempo le attività terroristiche violente, il separatismo e l’estremismo. Il viceministro Hu Weilie ha respinto le critiche dei pochi media occidentali che hanno salutato la extraterritorialità come una “giurisdizione a lungo braccio”. Egli ha dichiarato che tale legge “si basa sulle realtà nazionali della Cina, è conforme ai princìpi giuridici e alla pratica internazionale”.

Ma dietro a tali specchietti per le allodole, si cela il rischio punitivo di tutti – e davvero tutti – i dissidenti anticomunisti di ogni luogo.

E allora voglio commettere un atto di sacrosanta disobbedienza rispetto alla liberticida norma comunista cinese.

1) Voglio continuare a denunciare la violazione dei diritti umani in Cina, ricordando le mie recentissime e tante denunce in quanto giornalista attivista e in quanto cattolico militante. In tanti sappiamo bene che i religiosi cattolici, per non avere problemi in Cina, devono appartenere all’Associazione Patriottica del partito comunista unico al potere. Chi è iscritto a tale Associazione fa parte della (pilotata) chiesa cattolica ufficiale o sinicizzata (che ha sfornato vescovi senza o anche contro la volontà della Santa Sede romana, e – purtroppo – senza ricevere poi alcun plateale avviso di scomunica per attività scismatica in re ipsa). I cattolici che invece sono fuori dall’Associazione Patriottica sinico-comunista aderiscono alla Chiesa cattolica sotterranea o clandestina, la quale ultima, essendo fedele alla Santa Sede e dunque a Roma, viene vista come una criminosa fucina di intelligenze con autorità straniere, e dunque viene martirizzata dai comunisti cinesi.

2) Voglio riprendere un’idea che ho ideato e lanciato il 20 aprile 2026 durante il convegno Il martirio della pazienza – Condizione dei cristiani e libertà religiosa nella Cina di Xi. Quest’ultimo lo abbiamo organizzato e tenuto in Senato, nella Sala Zuccari piena di persone che si sono appassionate al tema, con la registrazione di Radio Radicale e la diretta streaming sulla web-Tv Senato e sul canale YouTube di quest’ultimo. Oggi, dopo l’entrata in vigore di tale normativa ingiusta e globalmente persecutoria, voglio contestare il regime sinico riproponendo appunto la mia idea di istituire un Piano che ho chiamato “Piano Joseph Zen”, dal nome del cardinale Joseph Zen, simbolo della vera Chiesa cattolica sotterranea o clandestina che in Cina soffre una sostanziale, nonché crescente, oppressione. Il Piano Zen che ho in mente aiuterebbe i cristiani e sosterrebbe (tra l’altro) l’azione mite ma decisa del 94enne cardinale Zen sul piano internazionale: soltanto la notorietà ha risparmiato decenni di prigioni cinesi a tale porporato (voglio sottolinearlo).

Cosa ho voluto proporre con quella mia “extraterritorialmente” pericolosa idea – apprezzata ma anche criticata – di istituire un Piano Cardinale Joseph Zen?

Le questioni della repressione religiosa, e della repressione sulla Chiesa cattolica sotterranea nella Cina di Xi Jinping, dovremo affrontarle come questioni geopolitiche, idonee ad entrare nelle nostre agende politiche nazionali ed europee, e quindi nelle nostre pianificazioni. Come per l’energia e per l’immigrazione il governo Meloni con lungimiranza ha inaugurato il Piano Enrico Mattei, intrecciando politica nazionale e multilateralismo internazionale, così in questi tempi in cui in Cina aumentano sempre di più le repressioni ai danni delle religioni, ai danni della vera Chiesa cattolica sotterranea, voglio immaginare pure un Piano Cardinale Joseph Zen, per esercitare pressioni sullo Stato illiberale cinese, che altro non è se non la proiezione statolatrica del Partito comunista cinese.

Se la Cina pianifica l’economia, pianifica l’educazione dei giovani al materialismo ideologico, pianifica gli abusi sulle comunità religiose e sulla Chiesa cattolica clandestina, rivestendo tali abusi di etichette e narrative auree sinicamente mainstream, l’Europa dalle radici cristiane spesso e purtroppo dimenticate, e l’Italia, quale tradizionale patria italeuropea di cristianità cattolica, possono invece pianificare dialoghi istituzionali, per addivenire ad accordi netti, anche di giustizia, condizionando appunto tali accordi al rispetto della libertà di tutte le confessioni religiose, alla chiusura dei laogai o campi di rieducazione socialista al lavoro, al rilascio dei tanti cattolici sotterranei ingiustamente rinchiusi negli angoli oscuri di ciò che appare sinicamente lecito ma che in realtà non lo è; e a condizione che i leader religiosi cattolici non iscritti all’Associazione Patriottica del partito comunista cinese siano finalmente liberi e non più silenziati nelle proprie attività pastorali e sociali. Ma anche a condizione che ogni famiglia che organizza attività sotterranee di preghiera, in comunione con il Papa e con la Chiesa cattolica romana, non debba più temere per il futuro dei propri figli. Ed a condizione che ogni bambino a scuola non debba più nascondere la fede propria o della propria famiglia.

La Repubblica Popolare Cinese ad aprile, prima del convegno in Senato, aveva espresso la volontà di fare investimenti in Italia, ed anche accordi con la Repubblica italiana. Quale migliore occasione avremo se non questa, dunque, per imporre tali condizioni ai fini della conclusione di ulteriori patti e accordi tra la nostra Nazione e la Cina?

Il mio Piano Zen non è però roba per Movimento 5 Stelle, Pd e Avs, succubi della Cina quando governavano. Spetta alle forze della destra e del centrodestra unito analizzare e vagliare quella mia idea, strutturarla (resto disponibile per tutti gli aiuti tecnico-giuridici e politici), e metterla in campo nella forma che si dovesse ritenere più efficace.

Ne hanno parlato tanti giornali, blog internazionali, tra cui Diakonos-Settimo Cielo di Sandro Magister, letto in francese, inglese, spagnolo e italiano, ed anche molto seguito da diversi burocrati della Casa Bianca. Ne ho parlato anche in un’intervista a La Verità, in un’altra al Timone web, e da ultimo anche su canali web e su Radio Maria, e così via. Insomma, data questa mia perpetuazione, di materiale da contestarmi “extraterritorialmente” i sino-comunisti ne hanno.

Anche in quanto co-fondatore e presidente della neocostituita associazione “i RadicaTi – dal diritto naturale alla legge” (i RadicaTi), che nella sua fase costituente ad aprile 2026 ha organizzato l’evento di critica a Xi Jinping nel Senato italiano, in piena coscienza sulla già avvenuta entrata in vigore della nuova legge cinese liberticida, nel ricordare (ma non solo) e nel perpetuare tutto quanto ho fatto e continuerò a fare per la causa dei cattolici sotterranei clandestini fedeli alla Santa Sede, al Papa, a Roma, ed anche per il popolo tibetano, commetto un atto di disobbedienza verso il regime comunista, che ha l’arroganza di volerci perseguitare “extraterritorialmente”, anche tramite gli Stati amici dei sino-comunisti.

Aggiornato il 08 luglio 2026 alle ore 13:34