Donald Trump non ha fretta, ma il tempo stringe. Per questo gli Stati Uniti, sebbene la calma dimostrata all’esterno, stanno in dialogo costante con Pakistan e Iran, con l’obbiettivo di riaprire lo stretto di Hormuz. Il negoziato con Teheran è entrato, forse, nella sua fase finale, poiché l’intenzione di entrambi è quella di chiudere la partita. A rilanciare l’ipotesi di un’intesa imminente è stato il segretario di Stato Marco Rubio, che ha lasciato intendere la possibilità di una svolta già nelle prossime ore. “O raggiungeremo un buon accordo, oppure dovremo trovare un’altra soluzione. Preferiremmo raggiungere un buon accordo”, ha dichiarato. Secondo alcuni media come Al Jazeera e la tivù indiana Ndtv, l’accordo siglato potrebbe arrivare anche in giornata. “Pensavamo di poter avere qualche notizia ieri sera, forse oggi, non darei troppa importanza alla cosa”, ha detto Rubio a Nuova Delhi, parlando con i giornalisti prima di lasciare la capitale indiana al termine di una visita ufficiale. Nel corso dell’intervento, il capo della diplomazia americana ha inoltre ribadito il sostegno di Washington al diritto di autodifesa di Israele, sottolineando come tale principio resti valido “indipendentemente da qualsiasi accordo” con Teheran, in linea con la posizione espressa dal primo ministro Benjamin Netanyahu. “Israele ha sempre il diritto di difendersi – ha affermato il segretario di Stato – Ogni Paese al mondo ha questo diritto. Quindi, se Hezbollah si prepara a lanciare missili o lancia missili contro di loro, Israele ha il diritto di reagire”.
Teheran ha mostrato cautela, smentendo quasi subito le voci di un accordo imminente. Secondo il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghei, le due parti avrebbero raggiunto convergenze su numerosi dossier, senza tuttavia arrivare a un’intesa definitiva. “È corretto affermare che abbiamo raggiunto una conclusione su gran parte delle questioni in discussione, Ma dire che ciò significhi che la firma di un accordo sia imminente… nessuno può fare una simile affermazione”. L’obiettivo dell’Iran è porre fine alla guerra e “non abbiamo ancora discusso della questione nucleare”, ha spiegato Baghei. Il portavoce ha espresso forte scetticismo sulla reale affidabilità degli Stati Uniti, soprattutto alla luce delle recenti dichiarazioni di esponenti americani considerate minacciose da Teheran.“Abbiamo cose molto più importanti da fare e, se rispondessimo ai tweet, alle foto e alle immagini dell’altra parte, non riusciremmo a portare a termine le cose più importanti. Siamo concentrati sull’elaborazione e la promozione dei metodi migliori per proteggere gli interessi nazionali dell’Iran”, ha aggiunto, citato dall’agenzia Irna. “Ove necessario, risponderemo. Abbiamo il nostro stile e non copiamo lo stile e i metodi del nemico”, ha concluso.
Intanto, secondo quanto riportato dal quotidiano britannico The Telegraph, Washington e Teheran avrebbero “concordato in linea di principio” i principali punti di un’intesa destinata a tentare il superamento del conflitto. Resterebbe tuttavia da ottenere il via libera finale del presidente americano Donald Trump e della guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei. Secondo la stessa fonte, la bozza dell’accordo prevederebbe la riapertura dello stretto di stretto di Hormuz e l’impegno iraniano a consegnare le proprie scorte di uranio altamente arricchito. E Donald Trump ha affidato ancora una volta il proprio messaggio a Truth. “L’accordo con l’Iran sarà o grandioso e significativo, oppure non ci sarà alcun accordo. Sarà l’esatto opposto del disastro del Jcpoa negoziato dalla fallimentare amministrazione Obama, che era una via diretta e aperta verso un’arma nucleare per l’Iran. No, io non faccio accordi del genere”. Così Donald Trump su Truth. E ancora: “Rido di tutti quei Dumocratici, Rino e sciocchi che non sanno nulla del potenziale accordo che sto stringendo con l’Iran, cose che non sono state nemmeno negoziate ancora, persone deboli e inefficaci come il senatore fallito Thom Tillis (che presto lascerà l’incarico!), Bill Cassidy, che ha appena subito una pesante sconfitta alle primarie, il pessimo deputato Thomas Massie, un vero e proprio farabutto che ha perso in modo schiacciante contro un grande patriota americano (appoggiato da “Trump”) dopo aver mostrato un’enorme slealtà verso il suo partito (e il suo Paese!), e quasi tutti i Dumocratici, persone che hanno perso completamente la strada, sostenendo costantemente politiche sbagliate e candidati ancora peggiori, ma che criticano costantemente ogni mia fantastica vittoria. Queste persone dovrebbero andare a casa e riposarsi, non fanno altro che creare divisioni e perdite. In altre parole, sono dei perdenti”, ha chiosato il tycoon.
Aggiornato il 25 maggio 2026 alle ore 14:52
