L’uccisione mirata di Ali Larijani, capo di milizie private del partito integralista scita nella Repubblica islamica dell’Iran, la scorsa settimana, ha generato articoli dai toni molto diversi sui mezzi di comunicazioni sociali occidentali. Alcuni sottolineano le repressioni sanguinarie del dissenso da lui guidate, altri la spiritualità religiosa, terzi lo studioso di filosofia, autore di tre saggi di Immanuel Kant, uno su Cartesio, nel quale ultimo si vede il suo pensiero come ponte fra Islam e razionalismo occidentale. In molti di questi interventi l’aspetto del carnefice e quello spirituale sono messi in contrasto. Chi scrive ricorda una scena di una pellicola di Luigi Magni del 1983, State buoni se potete. In essa San Filippo Neri, interpretato da Johnny Dorelli, perpetrava presso Papa Sisto V (Mario Adorf), la grazia per un ragazzo suo assistito, condannato a morte.
Filippo Neri, nelle finzione cinematografica, affermava che se il pontefice l’avesse graziato, lui garantiva di fargli cambiare vita. Sisto V gli diceva che, allora, non doveva prendersi pena: la sentenza stabiliva, infatti, proprio che il boia gli facesse “cambiare vita”. La questione è tutta lì: l’incarnazione terrena è solo una forma transitoria, la vita continua oltre. Il boia manda il condannato solo al giudizio definitivo d’appello, di fronte al Padreterno. Stessa cosa per ayatollah e aldilà. Siamo sicuri, poi, che i filosofi siano, per ciò stesso, buoni? Prendiamo proprio Immanuel Kant. Fu tipo mansueto, si occupò di pace universale. Se invece di professare avesse fatto il giudice penale? Siamo poi sicuri che quella mania per l’imperativo categorico non lo avesse portato, in sentenza, a comminare agli imputati sì la “pace perpetua”, ma con l’eterno riposo?
Aggiornato il 23 marzo 2026 alle ore 10:44
