È un momento storico particolarmente complicato per le organizzazioni sovranazionali fondate dopo la Seconda guerra mondiale. L’ulteriore conferma l’abbiamo avuta a Davos. L’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu) fondata il 26 giugno del 1945 ed entrata in vigore il 24 ottobre dello stesso anno, era nata con l’obiettivo di “mantenere la pace e la sicurezza internazionale, sviluppare le relazioni amichevoli, cooperare per risolvere problemi e promuovere i diritti umani, essere un centro di coordinamento per la risoluzione delle controversie internazionali” è da tempo una entità che non ha più ragione di esistere in quanto ha perso ogni autorevolezza e non è più rispettata dai Paesi che hanno ratificato l’adesione al trattato internazionale.
Il World Trade Organization (Wto) organizzazione nata per supervisionare i trattati commerciali per gli Stati membri, è anch’esso un organismo ampiamente superato dai fatti. Oggi, le regole che dominano i commerci internazionali sono i dazi doganali e i diritti di confine!
È da tempo messo in discussione il dollaro Usa come moneta universale negli scambi internazionali. L’Unione Europea è poco più che un trattato di libero scambio di fattori produttivi e lavoro. Il vuoto assoluto di autorevolezza degli organismi internazionali sovranazionali è stato riempito dagli Stati Uniti del Presidente Donald Trump che ha imposto al mondo un nuovo modo di fare diplomazia che è basato su aree di influenza: per gli Stati americani gli Stati Uniti, per l’oriente la Cina e per gli ex paesi della Unione Sovietica, la Federazione Russa.
Il Medio Oriente sarà sotto l’influenza economica dell’Arabia Saudita e militarmente da Israele con l’avallo degli Usa. L’Unione Europea si dovrà ritagliare un ruolo di potenza regionale per evitare di essere schiacciata come un vaso di coccio. Il banco di prova che potrebbe legittimare l’Unione Europea come potenza non solo economica è la definitiva risoluzione della guerra russo-ucraina.
Per cercare di risolvere i conflitti occorre contemperare: azioni diplomatiche, pragmatismo e se funzionale al risultato occorre fare leva anche sugli aspetti economici e commerciali. L’Europa non si può permettere la diplomazia del bastone e della carota adottata da Donald Trump in quanto la Unione Europea, così come è stata strutturata l’architettura istituzionale, è una mera espressione geografica. Ha ragione chi ha coniato l’espressione della Ue come “un gigante economico e un nano politico”. I leader della UE non hanno una vera rappresentanza politica legittimata da un voto popolare. Chi in Europa si sente rappresentato da Ursula von der Leyen o da Antonio Costa? Chi rappresenta unitariamente l’Unione Europea in politica estera? Il paradosso è che la semi sconosciuta, ai più, vicepresidente della Commissione europea Kaya Kallas è anche l’alto rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza. Eppure, per la nostra premier, per cercare di dialogare con la Federazione Russa, occorrerebbe nominare un “inviato speciale” per l’Ucraina che conferma la nullità in politica estera della Ue.
Per qualcuno la figura che potrebbe svolgere il delicato ruolo di mediazione tra la Russia e l’Ucraina dovrebbe essere, il candidato a tutto, il super tecnico Mario Draghi. Senza considerare il fatto che l’ex governatore della Bce nonché ex presidente del Consiglio dei ministri, durante il suo mandato a presiedere un governo tecnico (speriamo l’ultimo della lunga serie di premier non votati) è stato tra i più feroci avversari di Vladimir Putin. Sarà sicuramente stato un bravo banchiere centrale ma certamente non si è dimostrato un abile diplomatico e politico.
Non disperiamo. Da una situazione di grande disordine mondiale potrebbero nascere nuove realtà che potranno fare tesoro degli errori passati!
Aggiornato il 22 gennaio 2026 alle ore 13:20
